Riassunto di una lunga intervista ad una rivista del settore (che non posso nominare almeno fino a quando non esce l’articolo completo).
Tutto tradotto, dato che era in inglese.
Appena ho il “benestare”, pubblico qui la foto di copertina…
D) Il tuo sembra uno studio “fuori dagli schemi o standard” me ne parli?
R) (risposta compressa) Si, anche se non capisco quali possano essere gli standard di cui parli, io mi sono solo “cucito addosso” quello che uso, ho tolto ogni cosa inutile, non vedi “outboard” in bella vista e accesi solo per risparmiare corrente e perché personalmente li trovo inutili al mio Modus Operandi.
Se davvero vuoi mettermi in crisi, chiedermi che nome ha il mio studio, io non saprei risponderti, è semplicemente “il mio studio” e basta.
(aggiornamento Dic 2023, avuto le autorizzazioni per usare il nome Wacom)
D) Ho notato che non usi monitor standard ma delle tavolette Wacom! Mi vuoi spiegare il motivo di tale scelta? Sono anche molto piu’ costose dei monitor in commercio e al momento non mi risulta nessun altro che le usa in uno studio audio.
R) Ho avuto fortuna, ne ho prese 4 da una grande ditta che le cambiava quindi le ho pagate il “giusto”. Adoro le Cinq WACOM, uso il modello da 22, hanno una qualità molto superiore ai monitor standard e i tasti aggiuntivi programmabili sono estremamente utili.
Per poter usare la penna, ho progettato un circuito che fa vedere ad ogni singolo computer la Wacom ma la rende attiva solo per il computer selezionato, piu’ avanti ne parlerò , utilizzo un sofisticato KVM per passare da un computer all’altro, per trovare quello giusto ci ho messo anni e come ben sai questi apparecchi hanno delle limitazioni, non si possono usare al momento risoluzioni molto elevate e scordati di usare cinesate.
Tornando alle Wacom, per alcune operazioni uso la penna, c’è una funzione di zoom automatica che permette di lavorare con precisione e la uso parecchio, sia per il sound design che per l’editing.
Devo dirlo, non sono affiliato in alcun modo con Wacom.
Aggiornamento 2025. Non uso più le Wacom, motivo? Ho diversificato i monitor in studio, ora ho diverse postazioni.
D) Ti senti piu’ fonico, programmatore di suoni, produttore, musicista….?
R) Adoro il suono è questo quello che conta, non ritengo nemmeno che esista un mestiere come “Ingegnere del suono”, non credo esistano vere lauree per questo, anche per suonare, suoni e basta, non è che devi per forza avere un diploma. Non mi sento di prevalere in una cosa in particolare, a seconda di quello che serve tiro fuori quel che so fare.
D) Da quello che ho letto insegni, come abbini quello che hai appena detto con l’insegnamento?
R) Una non esclude l’altra, la scuola aiuta ma sei tu che per prima cosa devi avere l’interesse, solo quello ti sprona a fare sempre meglio, ai miei tempi non c’erano scuole, dovevi fare il mestiere partendo dalle basi, ma poi non esistevano esperti con le nuove tecnologie dato che erano appena nate, quindi, tante notti in bianco!
D) Ma le tue molteplici attività, l’elettronica, la programmazione non limitano il tuo lavoro nel campo audio?
R) No, fanno tutte parte della stessa cosa da sempre, anche le AI ne fanno parte ora. Quando progetto o programmo ascolto musica, quando saldo, ascolto musica, quando lavoro, ovviamente, ascolto musica, anche quando sono in treno o viaggio in macchina, sono poche le occasioni dove non ascolto musica, non ne posso fare a meno.
D) Mi collego a questo, quale musica ascolti in particolare?
R) Faccio prima a dirti cosa NON ascolto, non vado pazzo per il Folk in generale soprattutto quello nostrano, niente Country, niente Western, il “finto rock” italiano.
Parlando di generi “attuali”, non c’è nulla della Trap che mi prenda, capisco che i testi abbiano un grosso peso ma la musica è poco sfruttata, per intenderci, adoro il Rap alla Outkast ma nulla di nostrano (tranne Frankie hi-nrg), poi non vado per nulla pazzo per il Metal e affini ma la contaminazione con l’elettronica si.
Spero di non aver dimenticato nulla.
Vado a periodi, ma adoro ascoltare nuovi esperimenti, nuove soluzioni, a differenza di quello che parecchi dicono trovo che ci sia della bellissima musica ed è eccitante poterla sentire quasi tutta senza sforzo, quello che è tristissimo è che questa “facilita'” a noi musicisti costa una enormità, non ci passano nulla ad ascolto, andando di questo passo sarà impossibile avere dei prodotti fatti bene!
Personalmente non ho la “pippa” del musicista e dello strumento, che vuol dire essere fissati ad ascoltare solo le cose che ti servono oppure con il tuo strumento in evidenza o ancor piu’ con tecnicismi, posso tranquillamente godermi un brano di musica ambient minimale come un esperimento con stonature varie, l’importante è che abbia qualcosa che mi prenda.
D) Posso vedere la tua Playlist?
R) Vederla si, renderla pubblica preferisco di no. Ora ci sono 300 pezzi circa, in continuo cambiamento.
D) Vedo di tutto a parte la classica
R) Si, ho una playlist separata per quella.
D) Visto che ti costruisci molti apparecchi, ti ripari le cose da solo? Il cablaggio lo fai tu?
R) I cavi e i collegamenti me li faccio tutti io e non li farei fare a nessun altro!
Per le riparazioni, dipende, se ho tempo e “voglia”, mi ci metto, altrimenti ho diversi amici bravissimi di cui mi fido ciecamente.
D) Veniamo a domande tecniche, come è strutturato il tuo studio? Usi essenzialmente ProTools?
R) Si è al centro, come hai visto non sono prettamente standard, ho un ProTools con numerose interfacce a cui sono collegati diversi computers, a seconda del lavoro li attivo uno ad uno, un secondo ProTools è il responsabile del mixaggio Dolby Atmos usando i canali separati e registrandoli in ingresso, in uscita il monitoring. Quando non lavoro con l’Atmos, uso uno o piu’ computer e lascio spenti gli altri, tutto per evitare inutili consumi di corrente, ognuno deve cercare di fare la sua parte per evitare sprechi!
Il software degli altri computers è vario, uso un po’ di tutto a seconda di quello che serve, negli anni ho comperato o fatto parecchie librerie e ho messo via molti suoni per questo motivo gli Hard Disk sono continuamente aggiornati e di regola aumentati.
I computer sono collegati ad un sistema KVM a 4 canali di uscita con elevata risoluzione, mi permette di indirizzare a ognuno dei 4 monitor che ho di fronte i segnali di 10 computer diversi e pilotarli solo con 2 mouse e 2 tastiere (il ProTools principale è sempre separato). Non è una passeggiata capirci qualcosa, ecco perché è molto difficile per un fonico sedersi sulla mia sedia!
D) Ho letto che ti occupi pure di “mastering”?
R) In realtà alla fine della catena c’è il Mastering, in parole povere c’è dell’hardware aggiuntivo per dare piu’ o meno colore ad alcuni suoni, eseguire operazioni di compressione o distorsione (i fonici amano la distorsione!) e il tutto avviene assieme al mix nello stesso tempo, in parole povere faccio tutto assieme.
D) E come ti comporti con l’ascolto?
R) Ho parecchie apparecchiature custom, c’è un selettore d’ingresso analogico/digitale che è stato un incubo da progettare perché ha pure tutto il routing Atmos ed è prevista l’espansione ad altri sistemi.
La parte di uscita è stata un altro incubo, alla fine, dopo 4 prototipi che se vuoi ti faccio vedere, ho spezzato in due il problema e ho separato input e ouput.
Ho dovuto progettarlo perché non esistono come li volevo io, il tutto con il massimo della trasparenza e qualità, non voglio che il sistema di ascolto influenzi il suono in alcun modo.
D) Perché non hai un sistema certificato Dolby Atmos?
R) Preferirei non toccare questo tasto, non mi interessa la certificazione come viene fatta ora e l’Atmos è la moda attuale e si evolverà ma in qualsiasi caso non voglio toccare in alcun modo il mio sistema di ascolto. Ho ancora dei dubbi sui mix fatti in Atmos, se devo essere sincero preferivo l’approccio THX anche se molto piu’ restrittivo ma aveva dei punti che mi piacevano, ora puoi farti una regia in Atmos con 7 casse (o anche molto meno) e vedertela certificare da quelli che te le vendono, io ho ascoltato 3 di queste regie, tutte con le stesse casse, tutte certificate e tutte diversissime come suono. Mah….
Non è esatto dire che non ho un sistema Atmos, l’ho costruito da solo, progettandomi le casse, il sistema DSP per ciascuna e la consolle centrale che è di là in laboratorio che mi permette di tenere la mia catena di ascolto e riconfigurare e tarare il tutto per esigenze Atmos in un click e ti assicuro che non esiste nulla in commercio di simile, ho addirittura un computer dedicato al mastering e codifica Atmos con un ProTool dedicato. Puoi vedere la struttura del sostegno delle casse in alto ma non l’ho ancora finito e messo in funzione, sono solo io a progettare e costruire e per mia natura tutto deve essere perfetto, odio tornare sui miei passi.
Tornando alla certificazione, io lavoro comunque anche senza e sono tutti strafelici, il 90% dei casi è per il mercato dei Videogiochi.
D) Ma la certificazione non dovrebbe garantire la corretta applicazione dello standard e il logo “Dolby Atmos”?
R) Questo nelle intenzioni, ma io non faccio servizi conto terzi, da me non vengono fonici, il primo cliente del mio studio sono io e ti assicuro che ho “appetiti difficili” e spesso per accontentarmi devo sporcarmi le mani e fare apparecchi o scrivere software, ci sono periodi anche lunghi dove l’intero studio è smembrato per fare grossi cambiamenti, se serve, lo faccio e basta.
D) E il lavoro? I clienti?
R) Aspettano, sono abituati, sanno che poi è meglio.
D) Usi spesso il Dolby Atmos?
R) No, lo uso solo per una certa tipologia di clienti, per i Videogiochi ad esempio, qualche volta per lavori Pop ma sono esperimenti.
D) Cosa intendi?
R) La mancanza dei supporti, una volta comperavi qualcosa di “fisico” ora c’è solo lo “streaming”, per avere quel “qualcosa di piu’ devi possedere (in teoria) una rete internet stellare, un player “Streamer” da 4K euro, non lo trovo comodo. I videogiochi bene o male hanno un supporto, è piu’ facile!
Nel Pop c’è anche il problema dei “budget”, lavorare in Atmos è piu’ complicato perché servono parecchie risorse, come vedi nel mio studio ho risolto il problema avendo parecchi computer molto potenti intercollegati, ma questo ha un costo, piu’ energia e piu’ tempo e non sempre c’è chi è disposto a spendere tanto.
D) Vedo che non hai una sala di ripresa, almeno non la vedo.
R) Come ho detto, ti trovi in una situazione che non è il “classico studio canonico”! In realtà c’è, è dietro quella parete, ma la uso solo qualche volta per le voci o le chitarre.
Da quando vivo in campagna mi sono reso conto che questi paesini intorno hanno dei bellissimi “piccoli teatri”, a volte sono della fine del 1700 e hanno una acustica che adoro, se devo registrare dei gruppi ho un ProTools con 64 canali di interfacce e due rack con un mixer Calrec modularizzato e un altro con preamplificatori Siemens della serie Sistral e Neumann o Telefunken (i famosi moduli usati dalla RTF tedesca) tutti modificati per eliminare il filtro “Pilotone” e quello sulle basse. In studio mi organizzo per fare voci o sovrapposizioni di strumenti singoli.
Togliendo la ripresa live ho anche eliminato il caos di avere 5 o più persone che girano per casa, gli spazi e le cose da poter fare in queste zone non mancano di certo!
D) E la Batteria?
R) Preferisco il teatro per registrarla.
D) Torniamo alle domande tecniche, le tue casse monitor preferite, diciamo, big size?
R) Non amo i grossi monitor, direi le ATC 150 ma giusto per sceglierne una. Al momento ho delle Genelec e ATC 150 ma a volte le cambio e ne testo altre.
D) Le tue casse monitor preferite, diciamo, mid size?
R) Assolutamente le ATC SCM50ASL Pro che ora sono in riparazione per un raro difetto di fabbricazione, al momento uso due Genelec che tengo per una questione di standard tra studi (anche se è una parola che ha poco significato per me).
Aggiornamento 2025: Ho spostato a casa le ATC e uso una coppia di Dynaudio 15 oltre che le Genelec.
D) Le tue casse monitor preferite, diciamo, small size?
R) Ho una coppia di monitor che mi hanno costruito anni fa la Dynaudio, sono pneumatiche ma internamente hanno un woofer a membrana, mobile da 5cm senza vibrazioni, stranissime ma le adoro, non le cambierei mai con nulla, poi ho anche le classiche Yamaha Studio Monitor.
Tutte le casse hanno un sistema DSP con filtri 1/3 ottava, FIR e parametrici (e delay).
Poi ci sono i SUB, ne ho diversi come vedi, hanno un complesso sistema di equalizzazione dinamico che si inserisce a seconda della cassa selezionata, fatto con un DSP e filtri a fase lineare.
D) Ho visto che hai degli equalizzatori analogici, ma perchè usi così tanti DSP?
R) Uso parecchio i filtri a fase lineare e in analogico te lo scordi, inoltre ho necessità di allineare la fase quando lavoro in surround o in Atmos, strategia che non c’è in nessuno studio che ho visto, dove il sistema Atmos è separato. Nel mio studio posso cambiare configurazioni come e quando voglio dato che è tutto custom e i DSP me li sono fatti da solo. Come puoi vedere anche i SUB sono bilanciatissimi anche se due sono da 47Cm.
Sul tavolo posteriore ho altre due coppie di casse, due Pro AC e due Genelec piccole, lo uso per le lezioni e a volte per lavorarci, il tutto è allineato in fase e può funzionare anche in parallelo senza falsare nulla. Dietro vedi un altro sub, tarato di conseguenza.
D) Che strategia usi per l’ascolto in studio?
R) Domanda complessa, spero di poter semplificare. Innanzitutto il mio banco è lontano dai muri (cosa che ho imparato da Andy Munro), poi non ho superfici riflettenti tra me e le casse di riferimento e per questo le tengo molto vicine, ecco perché sono a sospensione pneumatica, sono già abbastanza spettinato di mio.
Lo studio non è stato progettato come tale, prima c’era una mangiatoia, poi il laboratorio di mio nonno, durante la seconda guerra i tedeschi ci hanno nascosto una automobile, poi mio Padre fece pulire tutto 40 anni fa e così rimase. Notai subito che l’acustica non era per nulla malvagia e la posizione delle pareti e del soffitto ottimali, così mi sono piazzato “ad angolo”, riflessioni addomesticate velocemente e ho il miglior suono che abbia mai avuto!
Altra cosa fondamentale, uso moltissimo le mie cuffie di riferimento per mixare, per me è fondamentale che tutto suoni meravigliosamente soprattutto in cuffia, oggigiorno la gente tende a sentire la musica praticamente solo con gli auricolari!
D) Questo vuol dire che hai un impianto stereo?
R) Piu’ di uno! Non riesco ad ascoltare nulla con le cassettine dei computer o con le orrende cuffiettine in-ear! Rimpiango gli anni 70 e 80 soprattutto per questo!
D) Ma quali regole acustiche hai seguito per lo studio? Ti hanno aiutato o hai fatto da solo?
R) Per farla breve, il suono che preferisco è quella di una casa con una grande libreria, diversi quadri (senza vetro), tappeti su Parquet, in poche parole, non troppo riflettente ma comunque una “casa normale”, non sopporto gli studi “aneicoici”, troppo assorbenti e ne ho visti anche di molto blasonati, suonano tutti orrendamente e il materiale ascoltato fuori è ovviamente irriconoscibile.
Mi ha aiutato Munro, lui fa studi che mi piacciono molto dato che sono semi-riflettenti ma comunque “controllati”.
Ho usato il software di correzione acustica solo parzialmente, giusto per scovare le riflessioni e le risonanze.
Ogni singola cassa ha equalizzazione attiva composta da filtri “FIR” a fase coerente e equalizzazione a 32 bande, unità di delay e passaggio trasparente da un setup ad un altro in 10 ms senza rumori, ho usato un DSP per ogni canale e un microcontroller collegato all’unità di switch sul banco (che ho sempre costruito da me), passando da una configurazione ad un’altra le casse si equalizzano di conseguenza in maniera trasparente.
D) Hai dell’outboard in particolare che preferisci su tutto?
R) No, uso quello che trovo e se mi serve, tengo tutto l’outboard separato in un’altra stanza e lo collego di volta in volta solo se veramente mi serve.
D) Microfono preferito?
R) Domanda senza risposta, per registrare cosa? Dipende.
D) Per la voce cosa usi?
R) Microfono? Neumann U67, U87, M147. Il Pre l’ho fatto io, compressore leggero in registrazione della RAI (anni 50/60) marca ELA, semplicemente favoloso, stessa cosa per l’equalizzatore, sempre un ELA, li vado a prendere così li puoi fotografare, sono pezzi rari. A volte uso un compressore fatto a mano della Trident a FET, appartiene alla serie del 1968, puoi fotografare pure quello.
D) Posso conoscere il tuo arsenale microfonico?
R) Non nei particolari, qualcuno te l’ho detto, per la chitarra acustica John Mc Laughlin mi regalò un Neumann a capsula piccola, suono fantastico, di solito ne uso 2 o 3, adoro sperimentare con microfoni anche cinesi che sono divertenti perché sono copiati in qualche modo, su 10 della stessa marca e modello non ne suona uguale nessuno, impossibile il pairing! Ho una XY Neumann vintage estremamente rara che uso ogni tanto. Poi ho dinamici, i soliti Shure, AKG, etc. Un paio di Crown a pressione, 2 a Nastro che uso con le elettriche (sai bene di che marca). Tutti messi bene da parte e non in Studio ovviamente.
D) Con un sistema così complicato, che strategia usi con i computer?
R) Prima regola, ordine, seconda, essere metodici. Tutti i computer sono sempre in perfetta efficienza, aggiornati, puliti, quando serve vengono aggiornati i componenti come HD e CPU, etc.
D) Quindi passi tante ore sul computer?
R) Computers vorrai dire. Troppe ma è inevitabile. Come ti ho detto per avere ordine ci vuole tempo, se non gli sto dietro è il caos.
D) Come mai Windows?
R) Anni fa usavo Mac, poi non mi sono piu’ piaciuti dal punto di vista dell’efficienza, obsolescenza troppo repentina, problemi legati agli OS, costi sempre piu’ assurdi e design non al passo con le prestazioni.
Prima del 2000 mi costruivo i PC su misura e ho continuato a farlo scegliendo il meglio del meglio dei componenti, in questo modo li aggiorno quasi all’infinito e posso avere piu’ potenza e meno problemi. Ho ancora qualche Mac, li puoi vedere in giro, ma non li uso in produzione.
D) Analogico o Digitale?
R) Tutti e due.
D) Domanda offtopic, cosa mi dici dei vinili?
R) Sento solo la mancanza delle copertine, il suono NO. Già sento cori di Buuu ma ho le mie buone ragioni.
D) Nastri?
R) Per metà della mia vita professionale ho avuto a che fare con i nastri, li conosco fin troppo bene! Che ti posso dire? Il suono per alcuni generi è indubbiamente notevole ma si deteriorano velocemente durante gli ascolti, oggi le mescole dei nastri non sono quelle del passato, sono ben peggiori, quindi ti direi NO.
D) Una domanda sulla parte creativa, in che modo componi?
R) Di solito parto da qualche suono, possibilmente un loop o qualcosa che mi dia ispirazione.
Poi lo stendo sul PT e comincio a crearmi una libreria di suoni che mi diano margine di sperimentazione, li butto in altre piste nei punti dove credo possano andare senza metterli in ascolto, poi li attivo uno ad uno e ci lavoro sopra.
Quando ho qualcosa che trovo interessante, passo alle tastiere.
Sono molto attento agli accordi, l’armonia è una delle cose che mi esalta di piu’, capisco perfettamente Louis Cole che ha la stessa fissa (ma è piu’ probabile che io abbia la sua!).
D) E’ questo che ti colpisce piu’ di tutto in un brano?
R) In ordine c’è il ritmo, armonia, melodia, ma varia a seconda del brano e del genere.
D) Hai anche i modulari e macchine che non ho mai visto, puoi spiegarmi?
R) I vecchi modulari, non ricordo se te l’ho detto, non li uso più, ho un intero Moog 3C semifunzionante ma a parte il valore incomprensibile che ha raggiunto ora (e lo tengo solo per quello), per me sono dei radioloni, o li tieni alla perfezione con costi e rotture costanti o, come faccio io, uso dei surrogati moderni che funzionano nettamente meglio, sono più stabili e sono molto più divertenti, so che i puristi urleranno sacrilegio ma io non sono un feticista delle macchine.
Nel rack dei modulari c’è di tutto, moduli Behringer (che suonano bene, altro urlo da parte dei puristi ma non me ne frega nulla), 3C, Rogue Synth, Davi Rossum (geniali).
I rack “strani” sono dei polifonici analogici che mi sono costruito da solo a fine anni 90, inizio 2000, sono puramente analogici, 16 voci con chip rigorosamente Curtis originali (non quelli rifatti oggi), ne avevo degli interi stock, sono controllati da quel pannello neozelandese della Kiwi, hanno un suono gigantesco ma non troppe possibilità di modulazione. Per le altre cose ho tante tastiere che saltano fuori di tanto in tanto, ora vedi due Roland Mks70 e MKS80 Super Jupiter, ambedue modificati con l’alimentatore nuovo e l’opzione FSK, il nuovo firmware per il MIDI esteso, etc. Poi ho diversi Waldorf, il Wave, il Wave XT, il Q, tutti con lo stesso difetto, pannello appiccicoso e manopole in gomma che si disintegrano!
Poi vedi il Rhodes, un Piano mezza coda, JX 8000, diversi Nord (Lead 3, Modulare espanso e Modulare XT), il resto lo vedi da solo. Ogni rack ha il suo mixer così sono sempre pronti all’uso.
D) E i modulari, come li usi? Non vedo sequencer.
R) No, troppo vintage come sistema per i miei gusti, di solito costruisco un suono e lo campiono, oppure faccio dei groove. Raramente li uso come suono principale.
D) Ma synth iconici come Minimoog, Arp 2600?
R) Ho ancora un ARP 2600 ma come vedi non è installato, devo ripararlo e riallinearlo ma devo trovare il tempo e tra l’altro è un prima serie (quelli tutti grigio scuro) quindi non ho la procedura completa. Il Minimoog l’ho avuto per un brevissimo periodo poi l’ho venduto subito, non è uno strumento che fa per me e il mio modo di lavorare, io non sono un performer, non faccio live, il Minimoog ha poco appeal per me.
D) Batterie elettroniche?
R) Nah… Non siamo più negli anni 80, eh eh. Comunque ho delle batterie elettroniche che uso per sperimentare…
D) Una delle domande obbligatorie è uno dei temi dell’intervista, in particolare il tuo rapporto con i premi internazionali, come i Grammy e Latin Grammy. Ti è cambiato il lavoro? Come hanno influito nel tuo lavoro?
R) NO, per nulla! Non siamo in USA Non ho un manager (e non l’ho mai voluto), qui è tutto diverso! A parte il fatto che questi premi li hanno vinti tutti, nel senso che “nessuno controlla” quindi stamparsi un certificato, ingrandirlo e piazzarlo sul muro in cornice è una cosa che ho visto fare da tanti (e hanno pure messo la foto online!), nessuno dice nulla!
La logica è questa, se un album vince un grammy, anche chi ha fatto i provini o semplicemente ha affittato un microfono lo ha vinto! All’inizio ero allibito ma ora ci faccio il callo, lavorando con l’estero e con la logica extra-Italiana per me è inconcepibile, ma siamo in Italia e questa è la normalità.
Ai sensi pratici non cambia assolutamente nulla, anche vincere “tutto” non fa altro che rendere il tuo lavoro più difficile, i clienti diventano sospettosi, hanno paura che ti metti a chiedere cifre assurde, alla fine li allontana!
Dopo il Grammy con la Pausini, il suo Manager/Ragazzo di allora (che non nomino) venne a parlare per l’album successivo e la prima cosa che disse fu… “Ora che avete vinto il Grammy non è che chiedete delle cifre vero? Io vi do esattamente il compenso di prima, anzi, sarà difficile averli!” Tutto questo guardando lcon orgoglio a sua nuovissima Porsche Cayenne superaccessoriata in doppia fila parcheggiata davanti al bar…
E la risposta? “Hai la macchina sbagliata per fare certe affermazioni…”
Quindi, dal punto di vista lavorativo non è cambiato nulla, da quello economico anche, da quello emotivo… ben poco, fa piacere perchè è sicuramente più facile vincere premi del genere con artisti come Sting, Beyonce, con le ballade Italiane è una sofferenza, sono brani lenti, difficili da suonare (non tanto per la performance ma per gli “equilibri” e la scelta dei suoni, dell’energia, del mood), inoltre non sono ammesse “modernità” o “esperimenti”, cosa che fa ancora più male e restringe le possibilità, per cui alla fine sono meritati, si sente che produzione e lavoro “c’è stato”, partendo dalla scelta del brano, per arrivare al difficile lavoro dell’arrangiamento, il canto e l’interpretazione e il meticolosissimo “mix”.
Una delle frasi che da noi non ha alcun senso è: “Grammy nominated…” Che vuol dire? Che non hai preso nulla! Bah…
…..Seguono una serie di domande sulle produzioni che troverete nella intervista completa….
………
……..
….
D) Con tutti questi canali, convertitori, vedo che hai pure l’intero sistema MADI, come fai a far andare tutto senza problemi?
R) Ho cloccato tutto! Ho un sistema di clock che mi sono costruito pezzo per pezzo da solo, un generatore che usa un XTCO ad isotopo di rubidio (vedi foto) che di solito viene usato nei satelliti, un apparecchio che ne filtra ogni possibile armonica, un generatore sincronizzato che crea la frequenza di campionamento che desidero o il suo multiplo (nel caso del PT) da 44.1 a 384Khz e due rack di distribuzione con 32 uscite oltre che a una matrice 16×16 per scegliere il master. Non esiste nulla di simile e per questo motivo me lo sono costruito e ne vado fiero, mi ha cambiato la vita, mai più avuto problemi, glitch, sganci, drop out o Jitter, fine di tutto!
D) Incredibile, perchè non lo commercializzi?
R) Anche no, non ho voglia, poi i moduli TCXO non si trovano facilmente, ce ne sono tanti ma non così. Nelle cose che costruisco il problema è sempre quello, troppa roba NOS.
D) NOS?
R) New Old Stock, roba vecchia in stock recuperata quando Ebay era un posto figo, ora non lo è più…
D) Puoi soddisfare una mia curiosità? Perché sei venuto ad abitare qui?
R) Questa è la casa che hanno realizzato i miei bisnonni ed è sempre stata la casa di famiglia, noi siamo figli del Mondo, mio Padre si è trasferito in Sud America da giovanissimo e l’ha girato parecchio, poi si è trasferito nei Caraibi, Antille Olandesi.
Mia moglie è Giapponese, io sono nato in Sud America e ho vissuto per 50 anni praticamente a Milano ma ho sempre viaggiato tanto e per diverso tempo ho vissuto anche negli States.
Un bel mix, non c’è che dire. Mio Padre ha sempre voluto tornare al suo paese di origine e dopo la morte di mia Mamma, si è trasferito prima del Covid.
Io mi ero stancato dell’inquinamento ambientale e acustico della città, volevo far respirare mio figlio aria sana quindi ci siamo trasferiti qui.
Dopo immense peripezie e tanto lavoro, sono riuscito ad avere una connessione internet che qui si sognano, lo dico senza cattiveria, ne avevo bisogno perché ho fatto un lavoro internazionale dove avevo bisogno di collegare il mio studio con diversi altri in UK e in USA attraverso quell’hardware che vedi sul rack centrale chiamato Audio-Linker che necessita una linea stabile, a bassa latenza e con un Fall Back (una linea secondaria di emergenza, obbligatoria purtroppo), quindi niente router presi in negozio ma montagne di apparecchi iper tecnologici sparsi ovunque, la casa ne è piena ovunque!
Ora ci godiamo i due giardini uno dei quali ha i gatti di famiglia che comandano tutti quanti, sigh…
D) E’ vera la frase “non si smette mai di imparare” nel tuo lavoro?
R) Ti direi “si”, ma circa 10 anni fa ho avuto per la prima volta la sensazione di “ni”. Per tutta la vita mi e’ capitato di tutto in studio, dai problemi elettrici, acustici alle fogne che allagano durante la performance, a causa di questo sono sempre partito la mattina con una punta di angoscia di quello che poteva accadere.
10 anni fa mi sono reso conto che la prevenzione e l’esperienza accumulata arrivano a darti un senso di “sicurezza”, quindi è vero in parte quello che chiedi. Quello che non si finisce mai d’imparare sono i tuoi limiti, la curiosità ti spinge sempre oltre!
D) Verrà il giorno che le macchine ci sostituiranno?
R) Se applicano le tre leggi della robotica di Asimov, no.
A parte gli scherzi, dietro ogni macchina c’è sempre un essere umano che l’ha costruita e programmata, ad oggi, l’intelligenza (intesa come tale) non esiste nelle macchine, dire l’opposto è una stupidaggine.
D) Ti ringrazio della disponibilita’ e della conversazione, sicuramente diversa dal solito e interessante, ti chiedo solo un consiglio per chi vuole intraprendere una carriera come la tua.
R) Grazie, l’onore e tutto mio. Consigli? Sperimentate e non focalizzatevi troppo sugli apparecchi, è possibile fare cose stupende con quasi nulla, arriverà il giorno che potrete permettervi quello che “veramente” vi serve, questo è l’altro consiglio!
Ma soprattutto, amate la musica… E’ la forma d’arte piu’ diretta che esista, nulla da emozioni così forti in così breve tempo e il suono è musica!
Fine della prima parte…
L’intervista è stata divisa in due parti dato che oltre al fonico sono sound designer.
Il resto verrà pubblicato qui dopo la traduzione.
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