Fairlight CMI

Una pagina dedicata a questo mito del passato, parliamo della metà degli anni 70 fino agli anni 90, usata nelle sue varie forme (II, IIx, IIXe, III) in tantissimi dischi e ancora adesso perfettamente riconoscibile.

Ma non solo!

Una applicazione per MAC e WIN vi permetterà di avere sul vostro computer una esperienza diretta dell’uso e consumo di questa macchina, con tutte le pagine funzionanti proprio come in passato!


Breve storia

Nei primissima anni 70, a Canberra in Australia, un geniale ingegnere elettronico Tony Furse creò diversi prototipi di sintetizzatori inizialmente ibridi ma che finirono per diventare la struttura portante del Fairlight.

Furse lavorò a diversi prototipi fino ad arrivare all’M8 “Dual Processor System” (grazie ai due Motorola 68000 ad 8 bit usati in parallelo) e cominciò ad aggiungergli “features” come il geniale schermo a penna ottica, un floppy disk da 8 pollici e l’aumento delle varie pagine, fino ad allora il era una realtà solo nell’università dove sperimentava Tony ma comunque venne battezzato QUASAR.

I primi prototipi erano assolutamente esperimenti ma con l’M8, Furse iniziò a creare una struttura modulare che gli permetteva di espandere le idee senza creare nuovi prototipi hardware, iniziò a creare le pagine che permettevano di giocare con i tantissimi parametri della macchina.

Strutturalmente l’M8 era modulare, le voci erano 8, ogni scheda montava un convertitore (8bit), la RAM dedicata (4Kb!) con frequenza di campionamento inizialmente a 12Khz e portata a 22Kz successivamente, era previsto un doppio filtro (un passa basso tipico dei synth e un filtro “tracking” per limitare le armoniche dei campioni suonati in basso alla scala, due generatori ADSR, un ADR e due LFO digitali oltre che estensive capacità di modulazione, il consumo di corrente arrivava a 2KW!

L’apparecchio era estremamente costoso e l’uso di tanta tecnologia digitale all’avanguardia (come RAM e convertitori) creava continuamente dei problemi, inoltre Furse era come un One Man Band, andava avanti praticamente solo e l’università cominciò a chiedere conto delle spese.

Fairlight

Sempre in Australia, Kim Ryre nel 1971 fondava Electronics Today International (ETI), una rivista per hobbisti di elettronica che diventò presto internazionale e ultra-conosciuta (io stesso la comperavo andando all’edicola di Piazzale Baracca a Milano (link) che , incredibile ma vero, esiste ancora! Kim era un costruttore di sintetizzatori e la sua rivista li pubblicava come Fai Da Te, in un’epoca dove il Minimoog costava più di una automobile era ovvio che attirasse l’interesse, anche se di nicchia.

Furse venne a contatto con Kim a metà degli anni 70 e cominciò a parlare di passare il progetto di mano, a quel punto Kim tirò dentro il suo ex compagno di scuola Peter Vogel e assieme fondarono nel dicembre del 1975 la Fairlight, dal nome del battello che passava davanti alla cantina della nonna di Kim dove i due sperimentavano.

I due rimasero impressionati dal lavoro di Furse, in passato avevano prodotto un sintetizzatore che non ebbe alcun seguito e Kim utilizzò i prototipi iniziali per pubblicarli sulla sua rivista, quindi decisero un approccio completamente separato per commercializzare una macchina sofisticatissima basata su computers e Furse accettò entusiasta perché assieme ebbero l’idea di mantenere e aumentare la complessità della macchina.

Nel 1976 Furse collaborò con il duo per ridisegnare molte parti del suo M8 che divenne M8 CMI (Multimode Computer Musical Instrument) ma nel 1979, forse spaventato dai costi e dalla complessità dell’intero progetto, firmò una delega e cedette al duo i diritti intellettuali per le parti del computer (programmi e hardware) e del resto dell’hardware.

Il primo Fairlight nacque (o meglio dire, rinacque) nel 1979 e divenne subito estremamente interessante per tantissimi “big” di allora, Stevie Wonder, Peter Gabriel, Paul McCartney, Jean Michel Jarre, Kate Bush, Herbert von Karajan (che allora dirigeva la Berlin Philarmonic) e tantissimi altri. Il costo era spaventoso, parliamo di un centinaio di milioni di Lire, a quell’epoca una casa costava assai meno quindi solo gente molto ricca poteva permetterselo.

Costi

Perché costava tanto? per costruirne uno di voleva qualche mese e ci lavorava tanta gente 8 e più ore al giorno, alcuni componenti erano estremamente costosi (come le RAM che oggi costano una inezia), moltissimi componenti andavano testati più e più volte, le RAM ad esempio si rompevano senza motivo quindi andavano messe “in bruciatura”, ovvero, montate in un banco prova e lasciate funzionare per settimane per selezionare i superstiti.

Struttura del IIX

Nato dalla struttura portante del Quasar, il Fairlight IIX (il più conosciuto e il più iconico) era costruito modularmente, aveva 8 voci, ogni scheda montava un convertitore (inizialmente 8bit), la RAM dedicata (16Kb!) con frequenza di campionamento massima intorno ai 35Khz (alcune versioni di software potevano cambiarla), rimase solo il filtro Tracking e un ADSR per voce, aumentarono solo le possibilità di modulazione e le schede voci erano perfettamente intercambiabili.

La memoria centrale era di 256Kb, veramente tanta roba per l’epoca!

La CPU centrale montava 2 CPU che lavoravano in maniera particolare, il clock era alto e veniva diviso in porzioni-temporali che venivano assegnate ad un processore per volta, in questo modo si potevano sfruttare dei processi in background per velocizzare lavori che avrebbero sicuramente pesato sul timing, come ad esempio la famosa pagina R (del sequencer) che era famosa per la precisione, ricordiamoci che i processori dell’epoca erano ad 1 core e facevano tutti i lavori in sequenza, con il dual-CPU della CMI si aveva un esempio primordiale del “multitasking”.

Quindi il “frame” aveva 20 slot di cui solo 15 erano occupati in questo ordine:

  1. Master Card con timing slots
  2. SMPTE/MIDI card (aggiunta con il IIX)
  3. Sound Card 1
  4. Sound Card 2
  5. Sound Card 3
  6. Sound Card 4
  7. Sound Card 5
  8. Sound Card 6
  9. Sound Card 7
  10. Sound Card 8
  11. (Optional) Analog Card (CV e Gates)
  12. vuoto
  13. vuoto
  14. Main CPU Memory Card. 64K per il CMI II e 256K per il CMI IIX
  15. vuoto
  16. Control Logic (Keyboards, switches e boot)
  17. Twin CPU Card
  18. vuoto
  19. Video card e Light pen
  20. Floppy logic

Una tastiera a 6 ottave (non pesata), un monitor con l’innovativa Light Pen e una tastiera QWERTY completava il tutto.

 

Synclavier (New England Digital) o Fairlight ? Chi ci arrivò prima?

Sicuramente il Fairlight e ancora prima il Qasar, il Synclavier aveva sperimentato qualche forma di campionamento ma non riteneva che 8bit (e successivamente 10bit) di risoluzione fossero da prendere in considerazione, inoltre ricordiamoci che era una macchina nata per la sintesi FM e solo successivamente, molto dopo, divenne una vera Workstation a campionamento, a differenza del Fairlight poteva campionare ma anche registrare piste intere ed essere usato come una sorta di registratore.

 

Obsolescenza

Una macchina così complessa prevedeva che la prossima doveva per forza essere meglio! Lo sviluppo del successore del Fairlight che all’epoca era il IIX (e IIXe con l’opzione MIDI) è stato parecchio lungo e accidentato, l’idea era costruire un computer parecchio performante ed attorno l’ardware audio ma stava nascendo la possibilità di lavorare in video quindi i tempi si allungarono, i costi pure e nel frattempo l’evoluzione verso il basso di chip e VLSI (very large scale integration) permise a diversi altri costruttori di creare macchine sofisticate, più semplici ma più dotate di ram che consentivano tempi di campionamento più lunghi, risoluzione in bit migliore, peso e costruzione estremamente più semplici tanto che potevano essere fatte in serie!

Nacquero i vari Emulator, seguiti da Akai, Alesis, Roland, etc. Il mercato era saturo e nessuno spendeva più cifre mostruose per una macchina obsoleta. Io stesso comperai il serie III usato (e pagato un centinaio di milioni!) ed allora facevo fatica pure io a permettermelo nonostante avessi le alternative come Emu, Akai, etc.

Da li a pochissimo la Fairlight venne riassorbita in forma di Video Editing, il processore centrale venne convertito per questo uso, la parte audio venne tagliata per essere utilizzata solo come semplice I/O e Peter Vogel e Kim uscirono di scena.

 

Oggi

Peter Vogel ha più volte cercato di ravvivare il mito, con gli iPhone della serie 4 creò una versione perfettamente funzionante su cellulare ma con funzionalità più che altro “da curioso”. Oggi propone una nuova versione del mostro, il CMI30A, ma a causa di beghe legali non è stato possibile continuare. Trovate tutto sul suo sito Peter Vogel Instruments

Come erano fatte le varie versioni

La serie I

  • 8 voci, ognuna con filtri analogici e una memoria di 16K
  • 2 processori Motorola 6800 a 8 bit e 1Mhz di clock
  • 64K di RAM per il sistema operativo QDOS
  • campionamento 8bit a 24Khz
  • 2 Floppy drive da 8 pollici (512K)
  • Tastiera da 6 ottave
  • Monitor monocromo da 512×256 pixel con Penna Ottica
  • Tastiera alfanumerica

La serie II

  • 8 voci, ognuna con filtri analogici CEM 3320 e una memoria di 16K
  • 2 processori Motorola 6800 a 8 bit e 1Mhz di clock
  • 64K di RAM per il sistema operativo QDOS
  • campionamento 8bit a 32Khz
  • 2 Floppy drive da 8 pollici (512K)
  • Tastiera da 6 ottave
  • Monitor monocromo da 512×256 pixel con Penna Ottica
  • Tastiera alfanumerica

La serie IIx

  • 8 voci, ognuna con filtri analogici SSM 2045 e una memoria di 16K
  • 2 processori Motorola 6809 a 8 bit e 1Mhz di clock
  • 256K di RAM per il sistema operativo QDOS
  • campionamento 8bit a 32Khz
  • 2 Floppy drive da 8 pollici (512K)
  • Tastiera da 6 ottave
  • Monitor monocromo da 512×256 pixel con Penna Ottica
  • Tastiera alfanumerica
  • MIDI e SMPTE (opzionale)
Serie IIX
Serie III

La serie III

  • 16 voci, ognuna con filtri analogici
  • 14Mb espandibile e non più relegata alla singola voce
  • campionamento 16bit a 100Khz mono e 50Khz stereo
  • Sistema Operativo OS9
  • 1 floppy da 8 pollici
  • 1 HD SCSI
  • 1 unità di backup a nastro
  • Tastiera da 73 tasti (fatar)
  • Tastiera alfanumerica con Pad a penna magnetica
  • MIDI e SMPTE
Le Pagine

Il software era organizzato “a Pagine”:

  • Pagina 1: Conteneva la lista delle pagine
  • Pagina 2: Disk I/O, per caricare e salvare qualsiasi cosa
  • Pagina 3: Controlli Tastiera
  • Pagina 4: Inviluppi delle Armoniche
  • Pagina 5: Generatore di Forma D’onda
  • Pagina 7: Parametri di controllo
  • Pagina 8: Campionamento
  • Pagina 9: Sequencer
  • Pagina A: Interfaccia analogica
  • Pagina C: MCL Composer
  • Pagina D: 3D forma d’onda (FFT)
  • Pagina F: Funzioni definite dall’utente
  • Pagina I: Configurazione Interfaccia
  • Pagina L: Libreria disco
  • Pagina R: Real Time Composer, la pagina di composizione (creata da Peter Vogel)
  • Pagina S: Stampa dello schermo
La serie IIx (NON originale, presa dall’emulatore!)

 

 

Documentazione

Un articolo d’epoca di Computer Musician

Fairlight Explained

Il manuale utente del IIX

Manuale IIX

Il manuale utente del serie III

Manuale Serie III

Perché è così conosciuto…

Il Fairlight è sicuramente una macchina iconica ed è protagonista assoluto della musica degli anni 80, tutte le produzioni top level richiedevano un Fairlight e personaggi come Trevorn Horn, la Ztt, colonne sonore e infinite altre cose non sarebbero mai nate senza.

C’è una pagina italiana su Wikipedia a riguardo ma è veramente di parte e scritta in maniera molto approssimativa, comunque la cito

Peter Gabriel ad esempio legò la sua “rinascita” extra Genesis al Fairlight, fu uno dei primissimi a comperarselo e non ci mise tantissimo a farlo sentire nei dischi. La combinazione dei campionamenti (una novità all’epoca), il precisissimo sequencer interno e il suono un pochino Lo-Fi unito alla grande e variegata libreria di suoni lo rese incredibilmente flessibile.

Lo scalpore mediatico di allora divenne tale anche per alcune cose apparentemente incredibili e avanzatissime ma in pratica tutt’altro! Ad esempio, la penna ottica, nella mentalità di chi si approcciava la prima volta era un sogno ma nella realtà richiedeva non poca pratica e la risoluzione era “pessima”, nella versione 3 venne sotituita da una lavagnetta e una pennetta, avrei preferito un mouse ma era per mantenere il concetto della “penna”. Anche il nome faceva la differenza, “fairlight”, un nome quasi imponente, poi bianco, era l’unica tastiera di quel colore dopo il Mellotron M400 che lo rendeva ancora più imponente.

Ogni produzione seria in Italia richiedeva un Fairlight, anche quando non ce ne era bisogno!

Prima di me c’era Leandro, il primissimo ad averne uno, poi Roberto Rossi, prima che diventasse discografico e nello stesso periodo entrò a far parte anche tra le mie tastiere in Psycho (lo studio di Milano famoso proprio per la sua sala tastiere addossata alla regia con quasi tutto quello che esisteva).

La mia esperienza

Ho avuto la fortuna di avere il CMI IIX ma poco tempo dopo lo vendetti per un Series III, molto più evoluto ma arrivato troppo tardi, iniziavano ad uscire macchine che costavano una frazione e con l’abbassamento del costo delle RAM, pure più potenti, essendo un programmatore potei acquistarle ma vedevo che” il gioco non valeva più la candela”, quindi decisi di tenerlo solo come ho fatto per il suo bisnonno, il Mellotron, per una questione di affetto dato che il III leggeva tutta la libreria del IIX correttamente.

Faccio presente che prima del Serie III avevo da anni un Emulator II e diversi Akai, S900, S950, S1000, S1100 che erano già molto potenti e flessibili e costavano una “inezia”, nessuno però con le pagine e le possibilità di questi mostri e soprattutto la “precisione”. Il serie III aveva i convertitori A/D che partivano dalla DC, ovvero, corrente continua! Volendo potevi campionare la classica pila da 1,5v! La pagina R premetteva di variare con precisione assoluta parametri singoli e inserirli nella sequenza, peccato che uscivano sul mercato i primi DAW che permettevano ben altro con interfacce molto più accattivanti (il CMI era ancora in nero e verde, sigh), insomma, tutto molto bello ma troppo gigantesco e tendente all’obsoleto ma soprattutto estremamente costoso.

Dulcis in fundo, i suoni a 24bit erano molto simili a quelli a 16bit e non si discostavano troppo dai 10bit compressi degli Akai, morale? Non era più una macchina esclusiva, si poteva farne a meno…

L’esperienza pratica è stata contrastante, da una parte si vedeva che avevi a che fare con un mostro, quando lo accendevi si “abbassava” la luce dallo spunto che dava l’alimentatore, il lato negativo erano i tempi di caricamento e il IIX era effettivamente poco utilizzabile con la sua memoria non condivisa, avevo macchine come l’Emu II che erano più veloci e più utilizzabili, unico freno era il MIDI che nel IIX non aveva molto senso dato che la pagina R era imbattibile come timing (ricordiamoci che il midi è un seriale a 31Khz! Estremamente lento). L’opzione SMPTE funzionava così bene che quando andai al SARM di Londra (di Trevorn Horn) vidi ben 3 Fairlight collegati (e 1 Synclavier), in pausa durante una sessione dei Pet Shop Boys, il tecnico fece partire il nastro e i tre mostri produssero batteria e sequencer di suoni campionati con una precisione che il MIDI, beh, lasciamo perdere!

Il rapporto costo <-> guadagno è sempre stato in difetto, i grandi utilizzatori come Peter Gabriel se lo potevano permettere senza fare questo ragionamento ma per me è stato difficile e ho compensato utilizzando tante altre macchine e più lavoro, alla fine, che lo avessi o non, non cambiava nulla, meno male che li acquistai tutti e due usati!

Sia il IIX che il III li ho usati nel primo disco di Elio e le Storie Tese e sono riuscito ad usare il IIX nel disco di Mango (Inseguendo l’Aquila) diversi suoni li metterò su questa pagina a disposizione per chi vuole divertirsi, vedere la sezione suoni.

Il Fairlight nella musica

Una selezione di brani con tantissimo uso del Fairlight

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Per il momento metto a disposizione questo rifacimento di un brano del 1984 dei Frankie Goes to Hollywood, Two Tribes, ricavato da diversi remix e accorciato a 5 minuti. Ho voluto prendere i vari remix per “ricostruirlo” accuratamente usando esclusivamente i suoni del Fairlight CMI risuonati con il TAL Sampler settato per simulare esattamente la macchina.

Il risultato sono 85 tracce e potrebbero essere di più se non avessi deciso di accorparne qualcuna dato che all’epoca si faceva così, senza i DAW era l’unico modo.

Per realizzare la traccia sono stati usati i suoni del Fairlight IIx (tramite TAL Sampler), Linn Drum, Roland Jupiter 8, Hammond, Piano CP80 Yamaha, orchestra sinfonica (simulata, nella realtà usavano quella vera!) e piatti/tom veri.

L’intera sessione è a disposizione degli studenti della mia scuola assieme a tutti i MIDI.

 

Frankie Goes to MaxTwo Tribes

Suoni

Il CMI Fairlight è stato protagonista della musica tra la metà degli anni 70 e quella degli anni 90 ma negli anni 80 fa fatto la differenza, parlare di dischi senza tirarlo in ballo è impossibile!

Avendo la fortuna di insegnare l’arte della sintesi e della magia dietro i suoni, mi è capitato di scontrarmi diverse volte con le convinzioni di alcuni secondo i quali “e’ assurdo tirare fuori qualcosa di decente nel 2025 da una macchina obsoleta a 8bit“.

Mah, ovviamente NON la penso così, ho cercato tante volte di spiegare ai miei alunni e non solo che a volte sono i “difetti” che fanno la differenza e in meglio e comunque si dimenticano che in quegli anni quello che facevano queste macchine erano dei veri “miracoli”.

Il suono a 8 bit non è da buttare, per nulla! Avendo all’interno componenti molto accentuate di onde quadre dovute alla digitalizzazione ha un suono particolare, riassumendolo, forte “pacca” e un qualcosa di LoFi che lo rende spesso “alieno” quindi nuovo.

In queste pagina saranno distribuiti dei suoni del CMI, i miei personali più alcuni che facevano parte della libreria originale, ma questa volta sono stato attento a riprodurli “correttamente” e dare indicazioni a voi che leggete su come farlo a casa vostra o nel vostro studio, perchè suonati a 16 o 24 bit senza le dovute accortezze “non suonerebbero MAI come in un Fairlight“.

La Libreria

Sicuramente una delle ragioni del successo fu la libreria di suoni, anche se non particolarmente “veritiera” (archi e strumenti singoli come piano, chitarre, violino, etc. erano a dir poco delle caricature) l’inserimento nei brani pop a mò di LoFi era di uso comune, un esempio è”ARR1″ conosciuto come sarahh, dal nome della corista che durante una delle tantissime dimostrazioni del Fairlight ci regalò la sua voce soffiata nel microfono che divenne la caratteristica di tantissimi dischi.

La lista dei suoni presto a disposizione qui….

Alcuni suoni avranno bisogno della password…

Ed ora? Volete provarlo?

Si può, un utente ha preso le ROM, lo schema, il software e lo ha ricostruito e ora potete facilmente installarlo sul vostro computer e provarlo! Si chiama QASARBEACH e se vi piace donate qualcosa all’autore!

Il software non è completo ma utilizzabile, mancano un paio di pagine (quella della creazione dei suoni ad esempio) ma per il resto è impressionante, sembra di averlo davanti!

QASARBEACH  <— clicca per scaricarlo dal sito dello sviluppatore

Per installarlo sul MAC:
  • Scompatta il file ZIP.
  • Sposta il file  “Qasarbeach.app” nella tua cartella delle applicazioni (importante altrimenti non funzionerà il comando più avanti)
  • NON avviare l’applicazione, verrebbe immediatamente messa in quarantena!
  • Apri il “terminale” e copia/incolla la linea qua sotto:
sudo xattr -r -d com.apple.quarantine "/Applications/Qasarbeach.app"

Su MacOS, per bypassare la dannatissima routine di sicurezza, devi lanciare l’applicazione usando il “tasto destro del mouse” e selezionando “Apri“, al posto del doppio click.

L’opzione “Apri” compare SOLO se fai un solo click con il tasto del mouse destro!

Per installarlo su PC

Scompattarlo in una cartella dove volete!


Qasarbeach Manual

Il manuale di Quasabeach, come per il Fairlight serve a Re-Impararlo!

Qasarbeach Cookbook

Il Cookbook serve a sperimentare e insegna anche a ricostruire diversi brani iconici! I suoni sono sopra, nel download Cookbook

 

 


Il mio clone (ehm…) del 1984

Ok, 30.000 Sterle all’epoca che fu equivalevano a circa 90 milioni di Lire, nobbuono! Avevo 21 anni, quasi zero soldi, anche risparmiando non mi sarei mai potuto permettere l’originale, figuriamoci anche il resto!

Era qualche anno che andavo alle varie fiere a sbavare su questo oggetto del desiderio, se ne accorsero tutti gli importatori europei che mi vedevano regolarmente comparire e il buon John Mc Lauglin cercò di intercedere in tutti i modi ma l’unica cosa che ottenni fu un convertitore audio->MIDi in prestito che funzionava parecchio male e che comunque costava una fortuna. Prima del colpo fortunato (uno che lo vendeva usato in Belgio), mi ritrovavo a corto di campionamento, c’era solo l’Emulator I e un paio di altre cose che avevano prezzi quasi abbordabili ma sempre troppo per le mie tasche, per fortuna l’Inghilterra era parecchio prolifera di idee all’epoca….

Un paio di pazzi in UK riuscirono a ficcare in una scheda compatibile Apple II quello che bastava, circa 19 chip e nessuno esoterico, per renderla l’unico campionatore audio esistente che non costasse più di una macchina o un appartamento!

Si chiamava Greengate DS3, costava 400.000 Lire, con la tastiera si arrivava a circa 650.000 Lire. Per me erano comunque troppe, convinsi un amico con un portafoglio più grande del mio a comperarla e poi …. la copiai!

Insieme al pacchetto davano anche un disco con una demo e sopra c’era il layout del circuito stampato come copertina, lo copiai con il sistema letraset e lo confrontai con l’originale, c’erano 2 errori, presto riparati, ma lo scoglio più grande era un chip sconosciuto e cancellato. Grazie al cielo era un sistema 68000 quindi non è stato difficile arrivare all’unico possibile chip, MC6844 era un DMA ovvero, direct memory access, la scheda non aveva memoria quindi doveva per forza scrivere su quella dell’Apple II, non è stato difficile.

Poco tempo fa, cercando la foto della scheda, ho beccato il blog di un altro come me che lo ha fatto esattamente nello stesso modo bel 40 e passa anni dopo!

Qualche mese dopo, ironia della sorte, comperai un IIX usato e questo finì in regalo a qualcuno…


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