Il Pianoforte secondo ALi

 

Esiste, in realtà, un io virtuale.
Questo io virtuale non invecchierà e continuerà a suonare il pianoforte per anni, decenni, secoli.
Ci saranno allora gli umani?
I calamari che conquisteranno la Terra dopo l'umanità mi ascolteranno? Cosa saranno per loro i pianoforti?
E la musica?
Ci sarà empatia?
Ryuichi Sakamoto, 2023

Nel 2019, Sakamoto mise nel giardino di casa sua un vecchio pianoforte a mezza coda per osservare, come nel tempo, esso tornava alla natura, perchè il pianoforte è fatto di natura, legno, ferro, rame, a volte avorio, osso… Ha affermato che si trattava di una questione di materia che “lottava per tornare allo stato naturale”.

 

Versione 1.1: Corretto degli errori nel testo (4 bit dove in realtà sono 7!!!, chiedo venia!)

 

Ho citato quello che considero da sempre il mio maestro anche perchè è grazie a lui che ho amato fin da subito il pianoforte e benchè fossi giovane, gli eventi e tanti altri fattori non mi permisero di studiare questo strumento per cui diventai un “ossessionato del suono”, sempre alla ricerca di nuove sonorità ma allo stesso tempo di trovare il modo di rendere ascoltabile quelle che avevo in mente…

12 anni di sviluppo, le ore infinite a leggere migliaia di pagine di documentazione per implementare codice scritto in almeno 8 linguaggi diversi oltre che a tutta una vita da fonico e sound designer, il tutto per far diventare realtà un sogno che avevo fin da quando ero un adolescente, il controllo “totale” sul suono e le note del pianoforte.

 

Nulla batte il suono del piano vero. Nella mia carriera professionale sono dovuto ricorrere centinaia di volte a versioni “digitali” e diverse volte in studi dove erano presenti versioni “vere ed estremamente costose” di questo strumento come lo Steinway D275, Bosendorfer Imperial 280, Yamaha (anche modelli off standard realizzati per performers di eccellenza) o l’Italianissimo Fazioli, strumenti che sono opere d’arte e che suonano magnificamente.

 

Il suono non è un problema per qualche pianoforte “reale”, ma da fonico di lunga data posso affermare senza poter essere smentito che “registrarlo” è tutta un’altra cosa, ma lo vediamo dopo.

 

In passato tante ditte hanno creato alternative, RMI Electra Piano è una alternativa elettrica degli anni 70, la Yamaha creò la sua versione acustica/elettrica, la serie CP, un piano acustico in 3 versioni, CP60 (76 tasti), CP70 (73 tasti) e CP80 (88 tasti), le corde erano corte e non aveva cassa armonica, tutta la struttura era chiusa e sotto le corde c’erano dei “pickup” piezo, il tutto per un suono che era vagamente “acustico”, molto plasticoso.

 

Poi arrivarono i campionamenti e in particolare il Kurtzweil (casa fondata da Stevie Wonder e Ray Kurtzweil), il K250, che iniziò l’epopea di tentativi di replicare questo nobile strumento.

 

Negli anni 90/2000 la Yamaha introdusse una versione elettromeccanica, pianoforte reale con servomeccanismi in grado di “premere” le note, il suono è assolutamente reale ma il meccanismo non aveva una risoluzione dinamica troppo convincente, inoltre ho constatato personalmente il “rumore” aggiunto e comunque qualche problema inevitabile nella meccanica, inutile girarci attorno!

nel 1988 registrai The Mediterranean Concerto di John McLaughlin dove nella seconda parte c’erano dei brani assieme a Katia Labeque, piasnista impressionante, che aveva un pianoforte Yamaha grand coda con il MIDI retrofit che era parte del sistema meccanico introdotto più tardi. Il sistema di ripresa era ottico e funzionava molto bene, una pianista classica come Katia non si accorgeva di avere qualche “rallentamento” dovuto a servomeccanismi o simili.

Qualche anno dopo la ricontrai e parlammo della implementazione elettromeccanica (non ricordo il nome) e… disastro!

Non ne volle sapere e si fece cambiare il piano! Non stava dietro alla sua velocità e la dinamica era ridicola.

Passano diveri anni e Sakamoto (che ritorna sempre) per una performance “live” del suo Ton Poo, scritto per 4 mani, si avvale dello stesso pianoforte, versione pluriaggiornata. Davanti ad un discreto pubblico registra la prima parte in diretta, poi suona sopra tutta la parte melodica, sembrava funzionare!

Anni dopo lo incontrai a NY, tra i vari discorsi venne fuori quello del pianoforte MIDI, chiesi se lo utilizzasse a casa e mi disse che era un “giocattolone”, sarebbe stato bello se il sistema non avesse appesantito la meccanica ma non era così, un costoso giocattolo per ricchi e basta…

 

Oggi?

 

Molti pianoforti veri usano il SILENT, sviluppato per studiare a casa senza far rumore, interfaccia MIDI (rigorosamente ottica) collegata ad un generatore sonoro, il risultato comunque non è paragonabile al piano vero e ovviamente i produttori si guardano bene a non avvicinarsi troppo, vogliono comunque vendere il piano meccanico che costa molto di più

 

Dal campionamento, passando al multi-campionamento con diversi campioni per ogni nota si arriva alla “modellazione fisica”, ovvero, la ricreazione attraverso la simulazione di ogni aspetto del funzionamento del pianoforte, la fisica attorno al martelletto, il suono dell’impatto, le vibrazioni, la simulazione delle risonanze e l’emulazione della cassa armonica, cose incredibili possibili solo grazie alla potenza dei computer di oggi, di questo gruppo fa parte Pianoteq Modartt e Synthogy Ivory (anche se ho il sospetto che quest’ultimo non sia proprio il 100% modellazione fisica ma c’è lo zampino del campionamento in qualche modo)… Come suonano queste versioni? Sorprendentemente bene e molti sono soddisfatti, ma non certo il sottoscritto…

Il vantaggio dello strumento virtuale è ovviamente “il controllo”, si possono modificare timing, note, accordi, ogni minima imperfezione ritornando più volte sulla cosa senza mai deteriorare nulla, questo evita ovviamente di dover “prepararsi” alla performance e fare tante registrazioni senza contare la facilità di poter ritoccare il suono o stravolgerlo a piacimento.

Ma ancora una volta il suono vero è un altro mondo…

Come è fatto un pianoforte e perchè suona così bene?

Il nome “Pianoforte” dice tutto, fu inventato da Bartolomeo Cristofori nel 1698 per Cosimo III De Medici e gli diede il nome “gravicembalo col piano e forte” e da sempre ha avuto come caratteristica fondamentale quella di “farsi sentire”, ecco il perchè è uno strumento così grande e pesante, ma soprattutto non è stato concepito per essere registrato, ma per essere sentito!

So che molti sobbalzano a questa ultima frase ma è vero, l’ho registrato migliaia di volte in tutte ho sempre trovato un pagliativo, un modo ma mai il suono che sentivo suonandolo, forse sono troppo pretenzioso?

Non sono l’unico, ho avuto l’occasione nella mia vita di incontrare Ryūichi Sakamoto a New York, per me lui è un mito, un maestro assoluto dello strumento, gioca con le dinamiche e arriva al limite delle dissonanze, il che implica una grande dinamica, a bassissimi volumi e da vicino, il pianoforte ha dei rumori “meccanici” notevoli e si sentono, con grossi e costosissimi pianoforti è anche peggio dato che le meccanica è “augmentata”, nonostante tutte le accortezze dei produttori, infatti gli spettatori “raramente” sentono questi rumori… Ma provate a registrarlo!

Per avere un suono avvolgente da uno strumento che è lungo da “quasi 3 metri” a oltre (parlo dei grandi pianoforti), servono diversi microfoni, ma a complicare le cose c’è la struttura stessa dello strumento, corde piccole e d’acciaio in alto e giganti ricoperte di rame in basso (a volte con una tensione che può superare le 20 tonnellate!), sotto una cassa armonica che a differenza di quello che pensano in molti si comporta da “risuonatore” e NON un “amplificatore“, la sua influenza è essenziale (e crea problemi al limite del risolvibile con i modelli matematici che cercano di replicarla) e non è costante nella superficie dello strumento, le corde di “risonanza” poste tra il colletto e la caviglia del pianoforte implementano altre risonanze… Insomma, un insieme complesso di vibrazioni e risonanze in uno strumento grande come una stanza che in ogni punto suona diversamente, un bel problema.

Parlando con Sakamoto ci siamo trovati daccordo su questo, tralascio i particolari ma di fatto anche lui ha trovato un modo di registrare il suo Yamaha dopo diversi tentativi, pochi microfoni, uso del pedale “particolare” (se notate alcune registrazioni a casa sua si nota l’uso del sustain che arriva quasi a dissonare con le note in arrivo) e quello che mi ha fatto sorridere è stata l’ammissione a “respirare” il meno possibile durante le takes (che sono diverse registrazioni da cui se ne ricava alla fine una), detto da lui è stato “preoccupante” perchè lo avrà sicuramente fatto!

Il suono ideale?

Qualsiasi fonico, di fronte ad un pianoforte che non sia verticale, ha approcci che variano di volta in volta…

  • Lo riprendo dal lato di chi suona? O da dove?
  • La stanza come suona?
  • La “meccanica” è molto evidente?
  • … e soprattutto… Dove c… metto i microfoni?

In vita mia ho registrato centinaia di volte il pianoforte, dalle sorelle Katia e Marielle Labèque, dischi Jazz fatti con John McLaughlin, Dado Parisini e le ballade all’Italiana, Morgan, Eelst, ogni volta una impresa diversa anche con lo stesso pianoforte., diverse mani, diversa musica, diverse aspettative, ma anche tutte le altre combinazioni, pianoforti diversi, stanze diverse…

Impossibile dettare regole, uno si basa sull’esperienza e ogni genere ha diverse esigenze… Non necessariamente la musica classica con suonate per solo pianoforte vince, anzi, attualmente lo stereotipo per questo genere sono l’ascolto dalle prime file con un riverbero dell’ambiente piuttosto incisivo, per i miei gusti è un grande NO. Ultimamente ho sentito registrazioni dove usano un metodo chiamato “DECCA” (dalla casa discografica i cui tecnici hanno stabilito questa tecnica) che prevede l’uso di 3 microfoni messi in un modo particolare (vedi il post in cui ne parlo in maniera più approfondita), a mio gusto è meglio e le stanze hanno una influenza minore.

In tutti gli altri generi, dipende da mille cose e di certo c’è anche una certa dose di “gran culo”.

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Ad esempio il Challen Studio Piano usato diverse volte dai Beatles ad Abbey Road (spesso usato con puntine di rame sui feltri) è quello dei brani “Paperback Writer,” “Tomorrow Never Knows,” “Old Brown Shoe,” “Ob-La-Di, Ob-La-Da,” “The Fool on the Hill“.

 

 

 

 

 

 

 


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Allo stesso modo, un altro piano sembre usato ad Abbey Road, il Mill’s Piano, chiamato così perchè è stato suonato in tantissimi dischi da Glady’s Mills, uno Steinway Vertegrand verticale del 1905 suonato milioni di volte e spesso ricondizionato in qualche modo è immortalato in brani come “Penny Lane” and “With A Little Help From My Friends” dai Beatles.

 

 

 

 

 


Parliamo di suoni iconici ma certamente “non ideali”, perfetti per il genere ,brano, epoca e situazione ma comunque talmente importanti che Paul Mc Cartney si offrì di comperare questi strumenti ma la proprietà si è sempre opposta.

C’è un particolare momento dove ambedue questi storici strumenti furono usati entrambe, nell’accordo finale di “A Day in the Life” dei Beatles e i cori (di cui non sono sicuro l’uso)

Beatles- a day in a life piano
beatles- a dai in a life choirs

A parte questo intermezzo “Beatlesiano” nato per far capire che non esiste un suono ideale, dal mio punto di vista il problema era arrivare al “mio” di suono ma allo stesso tempo risolvere il controllo su note e dinamica senza dover per forza diventare un esegutore di eccellenza con anni e anni di pratica per cui, via alle soluzioni…

Tastiera MIDI vs Tastiera vera

Il primo grande vero problema. Prima di “approcciare” ad un suono autentico ho passato anni a risolvere il problema della dinamica. La tastiera MIDI usa 7 bit di risoluzione, il range della dinamica va da 0->127 ma i sensori della tastiera (e intendo “qualunque” modello o marca) sono ben lontani da riportare questi valori quindi suonare un pianoforte liberamente da una tastiera MIDI non è certo una esperienza simile alla realtà di un pianoforte reale.

Ci sono stati sviluppi a riguardo, Yamaha ha creato sistemi a “martelletto” derivati dai suoi pianoforti, Kawai è andata oltre e ha utilizzato dei sensori interni più sensibili e sempre sistemi a martelletto con costi che superano i 3/4.000 Euro, ben al di sotto di un vero pianoforte da 30/40.000 Euro ma certamente lontano come risultato finale dato che il suono alla fine è sempre penalizzato da quanto ho detto sopra.

Per questo motivo ho pensato ad una alternativa:

  • Sfruttare il vero pianoforte o almeno la sua tastiera
  • Non modificare in nessun modo la stessa

Ecco intervenire in aiuto la mia intelligenza artificiale che ho creato per la ricostruzione di foto e video, ALi.

ALi Ivory

Ho insegnato alla mia Ai ALi a comprendere “bene” il suono del pianoforte prendendo migliaia e migliaia di sessioni per creare un modello dettagliato della “dinamica” e delle note (per il suono ho usato lo stesso approccio ma più avanti vedrete come), poi ho passato mesi ad insegnare allo stesso modello l’uso dei “pedali” che sono diversi da verticale a mezza coda e coda ed alcuni ne hanno 4 (!).

Alla fine ho un sistema che riconosce le note e la dinamica oltre che all’uso dei pedali, ma il mondo MIDI è ancora all’1.0 del 1983 (la versione 2.0 è ancora un mito se non per l’MPE), quindi ho fatto un plugin che segue la dinamica catturata dal modello Ivory da 4096 livelli a 127 usando l’interpolazione e viceversa.

 

Le modalità sono 2:

  • Ivory HR
  • Ivory RT
Ivory HR
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Questa modalità è penalizzata dalla latenza più alta poichè c’è un modello Ai aggiuntivo che deve “per forza” aspettare la fine delle note di ogni accordo per valutare i pedali, anche se per limitare la latenza ho un algoritmo predittivo che manda in tempo reale i dati “preliminari” e invia il file midi (2.0!) successivamente su richiesta.

Nella figura si vede il processo, l’audio arriva al modello di riconoscimento delle note e dinamica che comunque invia al “MUX” le indicazioni dei pedali derivate con l’algoritmo predittivo.

Alla fine di ogni gruppo di note, il secondo modello identifica i pedali (con una latenza “dTime” variabile e dipendente dalla durata dei gruppi), dato che a causa della latenza dTime i dati non sono utilizzabili per la conversione in “Tempo Reale”, vengono comunque mandati al MUX che li confronta con i dati del primo modello e crea una versione in alta risoluzione in memoria (visibile dal computer come HD). Tale versione può essere caricata direttamente dal computer ma manualmente ed è comunque una versione con le dinamiche impostate dal primo modello, prima della conversione (da 128 a 6553, equivalente da 7 o 16 bit).

Questa modalità riconosce alche il quarto pedale e discrimina tra sordina e tenuto al 98% oltre che a mostrare un risultato visivo che corrisponde a quello che suonerebbe un performer.

Ivory RT
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Questa è la versione ottimizzata per il “Real Time”, utilizza un solo modello addestrato al riconoscimento delle note, dinamica e pedali, questi ultimi usano un algoritmo predittivo aggiuntivo, gli errori ci sono ma sono quasi unudibili, comunque il risultato mostra note che in pratica nessuno suonerebbe allo stesso modo “naturalmente” ma come risultato sonoro è esattamente uguale, ad esempio le note corte allungate dal pedale (mostro una figura a breve).

 

 

 


Il problema dei MIDI files…

Della serie…”c’è ne è sempre una! Possibile che nulla fili liscio mai una volta?”

I file MIDI incorporano informazioni sul “tempo in bpm”, ma la struttura di un MIDI file è complessa, ci vogliono diversi dati per mettere assieme il “bpm”, ovvero, beat per minuto, e comunque gli eventi non sono in questo formato, confusi? In parole povere, estrapolare il bpm da un file midi, cambiarlo e riprodurlo non cambia effettivamente nulla dato che ogni singola nota usa il bpm, il ppq (la risoluzione dei singoli eventi) e il Time Signature, cambiare solo il “tempo” provocherebbe una distorsione temporale importando il MIDI file all’interno di un DAW che è settato ad un tempo diverso!

La soluzione sarebbe “collegare” il tempo alla conversione di Ivory, tipo, andando dietro ad un Click… Ma questo non accade MAI in musica classica e in tantissimi altri casi…

Ivory vuole questo dato per impostare il massimo “ppq” (Impulso per Quarto di Nota, Pulse per Quarter Note) in modo di sfruttare la massima risoluzione, ma imposta un bpm fittizzio di 120 che corrisponde allo standard di tutti i DAW.

Settare il DAW ad un altro tempo e importare il file MIDI vuol dire “comprimerlo o espanderlo” perchè il DAW cerca di adattarlo al suo tempo ed essendo stato suonato “liberamente” vuol  dire rovinare la performance!

Qualche “raro” DAW ha tra le opzioni la possibilità di “ignorare” il bpm del file MIDI importato ma spesso è una operazione non proprio trasparente, Pro Tools prevede la possibilità di ancorare i files al campione e non al bpm ma non si può fare in qualsiasi momento perchè all’importazione non c’è questa possibilità, andrebbero importati a 120 bpm, cambiata la scala su “campioni” e cambiato il tempo. Se a questo punto si importa un altro file MIDI, questo verrà per forza compresso o espanso!

Per ora non c’è una soluzione semplice a meno che il modello Ivory futuro faccia una “precisa” valutazione del Tempo e Time Signature, comprese variazioni e inserisca nel file MIDI anche questi dati, ottima cosa ma molto complessa da fare!

La limitazione attuale del MIDI 2.0

Nonostante alcune ditte “strombazzino” la possibilità di avere questo standard all’interno dei loro prodotti, tale cosa è assolutamente implementata male e in forma molto individuale, aka, solo quel che serve e magari non propriamente standard, almeno al momento che scrivo questo post.

Oggi ci sono tanti tentativi di uscire dalle limitazioni del MIDI 1.0, dopo più di 40 anni mi sembra logico, ma per adesso vedo solo implementazioni spesso al limite del risibile e quasi sempre “adattate”, parlo di diversi tentativi di controllers, alcuni interessanti, ma senza uno standard de facto accettato e soprattutto “implementato” è una impresa.

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La Roland ha una tastiera MIDI 2.0, la Roland A88 MKII

Per 900 euro dovrebbe fornire la compatibilità MIDI 2.0, ma l’ho provata a Dicembre 2025 e tramite Grey Matter ho fatto un semplice software che analizzava la dinamica effettiva che ha dato risultati “pessimi”. Per inviare dati “teorici” a 16bit la tastiera, che grazie al protocollo MIDI 2.0, comunica con l’host e si assicura che possa inviare i dati nel nuovo formato, cosa NON facile perchè non lo fa manco Cubase che dovrebbe avere questa possibilità, ho dovuto leggere la montagna di documentazione del MIDI 2.0 (pagina sul sito), fatto decine di tentativi e alla fine Grey Matter e la Roland hanno comunicato in MIDI 2.0 (ovviamente solo in USB-C, la 5 DIN lavora esclusivamente in MIDI 1.0).  La tabella della dinamica derivata da una serie di “tocchi” manuali dei tasti in un tempo di 15 minuti hanno mostrato una tabella che “è rimasta a 7 bit!”. Eppure al NAMM c’era una dimostrazione di Roland e Ivory Piano (non il mio ma quello della Synthogy, al momento l’unico Piano ad utilizzare “in teoria” i 16 bit di dinamica al momento in cui scrivo).

La mia soluzione “temporanea”

Dopo tutto questo lavoro, senza avere il supporto del MIDI 2.0, come faccio con la dinamica? Non posso certo usare i soliti 128 livelli che si usano da 50 anni e ancor di più mica posso scrivere un DAW da zero solo per questo, giusto prima della uscita del MIDI 2!

Ho fatto dei test per “scollegare” il plug dal DAW e usare ARA in modo da avere la visualizzazione della dinamica e note facilmente editabile ma purtroppo questo protocollo non è per nulla affidabile.

Infine ho provato Cubase che in teoria supporta in parte il MIDI 2.0 almeno con la Velocity, CC e Aftertouch ma non c’è stato modo di farglieli visualizzare in nessun modo!

Ultimo tentativo, sono riuscito con Bandlab Sonar ad implementare una piccola parte del MIDI 2.0 su tracce dedicate, ma è una cosa assolutamente non ufficiale e sperimentale ma per il momento, funziona, quindi uso questa almeno fino a quando ci sarà di meglio!

Il Suono

Ora che ho risolto il problema dell’input devo passare all’output, ovvero, il suono! Il modo consumer e professionale è pieno di pianoforti campionati e non, alcuni con team di sviluppo fatti da decine di professionisti e spesso hanno pensato al MIDI 2.0 pur realizzando la prima “release” per il MIDI attuale, andare a mettersi in coda a tali professionisti non è proprio una idea brillante…

Quindi mi sono fatto un riassunto di quello che avevo a disposizione, un modello Ai creato con migliaia di campioni di performances fatte con il solo pianoforte per le note e la dinamica…

Ma se lo usassi anche per il suono?

Si ma come?

Ho quindi pensato ad una strategia, “creare” dei layer sonori per ogni livello di dinamica grazie ad Ivori ed un modello apposito al posto di campionarli!

E si, questo mi farebbe risparmiare tempo e spazio! Ma per creare un modello ho bisogno di diversi pianoforti e di una macchina che viene normalmente utilizzata per fare queste cose, un pistone collegato ad un microprocessore che “suona” alla dinamica e pressione voluta con precisione senza emettere alcun rumore.

La versione che ho visto diverse volte non andava bene per i miei scopi, i livelli di dinamica da me richiesti sono troppi ed essendo il pistone soggetto a “legge di gravità” la differenza da uno all’altro non era lineare e spesso scarsa, l’ho provata io stesso usando un sensore da laboratorio di gentile concessione dell’Università di Modena.

Quindi con un amico meccanico Enrico G. che è un vero genio abbiamo realizzato una nuova macchina che non viene influenzata dalla gravità (il pistone NON è a caduta) ed è montata su un binario orizzontale che copre tutte le note in modo da “automatizzare” l’intera acquisizione, per farlo abbiamo sacrificato la mia CNC, sigh…

Per il “pianoforte” mi hanno aiutato diversi amici ed artisti, ho avuto a disposizione uno Steinway D 275, un Fazioli (e non posso dire altro), il mio Petrof e diversi verticali e sono servite “tantissime” ore e spazio su HD.

Per la ripresa ho usato diversi microfoni ma prima ho fatto ore e ore a trovare il miglior suono e la combinazione per ogni tipo di pianoforte. In questi casi avere una certa età ed essere armati di pazienza, perseveranza e rigore aiuta più di ogni altra cosa!

E’ arrivato il momento di mettere assieme le cose…

Per farla “corta” ecco elencati i problemi…

  • 1) 4096 livelli = chorus!
  • 2) Le code del piano… Ahi ahi… Altro chorus ma soprattutto un minestrone gigante creato dalla somma di tavole armoniche una sopra l’altra
  • 3) Inferenza dei pedali
  • 4) A bassissimi livelli il fruscio del rumore ambientale ripreso dai microfoni
  • 5) Non per ultimo, una quantità allucinante di campioni direttamente letti da HD

Per farla breve, un disastro.

Il problema più grosso è stato quello di risolvere i primi 3 che grazie alla soluzione che ho trovato si sono risolti quasi da soli, come? Beh, vorrei dirlo ma come tutte le cose di questo tipo che hanno richiesto tanto lavoro e tanto studio non voglio sbottonarmi più di tanto, il concetto è che non ci sono campioni “multipli” ma solo uno che è il risultato di “un certo processo”, stessa cosa avviene per il suono con o senza pedale e le code.

Questa tecnica ha richiesto di Pre-calcolare ognuno dei 4096 livelli per ottenere tutto quello che serve ma prima di tutto c’era il problema del “fruscio”.

Per eliminare il rumore, durante l’acquisizione, ho aggiunto 30 sec. di campionamento “ambientale” che poi ho usato per sottrarre matematicamente il fruscio dai campioni singolarmente, non l’ho eliminato completamente perchè il suono mi sembrava “troppo pulito” ma ho trovato un ottimo livello.

L’ultimo problema, la lettura dei campioni, grazie alle tecniche “streaming” Direct From Disk che si usano dai tempi che furono e le ottimizzazioni sopra ho eliminato oltre 4000 letture possibili per nota.

ToDo, grafici che spiegano il procedimento di ricreazione del suono e grafici che mostrano il funzionamento in riproduzione “real time”

Ed ora qualche esempio…

Nota: I brani che non sono di proprietà di Max MC Costa sono comunque NON originali ma totalmente risuonati dall’autore del sito e comunque differiscono in qualche aspetto come velocità, alcune note e ovviamente interpretazione ed errori, inevitabili. Si tratta di tributi quindi è stata mia cura cercare di rispettare per quanto possibile le opere nella loro bellezza.

Ogni brano è stato riprodotto in tempo reale e non c’è parte registrata, sono tutti bounces diretti dalla performance, possono esserci dei piccoli click o disturbi…

Nel sito TUTTI i brani con il pianoforte sono stati realizzati con AL-i Ivory, partendo dalle beta 30 fino ad arrivare alla release 37. Qui sotto una serie che rappresenta lo sviluppo…

Sono 4 anni che lavoro sul suono definitivo che ho diviso in “beta”:

  • dalla 1 alla 28 : metodo di campionamento che presenta diverse criticità come il “chorus”
  • dalla 29 in poi: utilizzo del nuovo sistema (su cui mantengo il riserbo, almeno momentaneamente)

Il nuovo sistema mi permette di usare altri parametri che prima non potevo usare come le caratteristiche sonore prese da 3 diversi pianoforti, l’incidenza della “coda“, della “piastra armonica“, corde di risonanza, risonanza del legno, rumori indipendenti della meccanica (bump dei pedali, impatto del martelletto, etc.), rumore ambientale (dato che è stato campionato a parte), range dinamico e offset dinamico, tilt di bilanciamento tra alte e basse (inteso come corde).

Sakamoto – Undercooled

Un tributo al grande maestro

Piano b31-D272 (modello dello Steinway) – 4096 livelli per nota, compressione presente, leggero “chorusing” dovuto alla rifinitura del modello, fissata nella versione b33.

Il suono è molto avvolgente (anche se per molti puristi, “sbagliato”) e il maestro avrebbe sicuramente apprezzato la sperimentazione…

SakamotoUndercooled
Eric Satie – Pieces Froid

Piano b31 – 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora, leggera distorsione dovuta alla non corretta miscelazione dei livelli, corretta nella b32 (che ha introdotto un involontario chorusing per altri motivi).

Eric SatiePieces Froides V2
Opera

Un esempio del nuovo pianoforte, pulito, senza fronzoli, tanta dinamica

Piano b31 FAZ (test del modello Fazioli) – 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora

MC Opera V2
Korale

Un brano in lavorazione…

Piano b32-D272 (modello dello Steinway) – 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora, leggero “chorusing” dovuto alla rifinitura del modello, fissata nella versione b33.

mc sKorale v2
Joe Hisahishi – The name of life

Questo brano di Joe Hisahishi rende l’idea dell’intero processo ALi Ivory, dall’esecuzione alla riproduzione con tutte le dinamiche

Piano b32– 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora, leggero riverbero e basta

Joe Hisahishi The name of life V2
Jack Jack

Il brano dedicato al mio gatto “capo”, tantissima dinamica, da ascoltare dall’inizio alla fine

Piano b33-(d272) Release – 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora.

Attualmente è uno dei modelli di riferimento, uno dei migliori che sono riuscito ad ottenere e comincia ad essere molto vicino al suono che ho in mente da sempre. Sarebbe perfetto ma a bassi livelli di dinamica soffre e ho continuato lo sviluppo…

jackJack V2
Sakamoto – Undercooled V2

Un tributo al grande maestro, stessa esecuzione di quello precedente ma diverso pianoforte

Piano b34 (molto early beta) – 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora.

SakamotoUndercooled v2
Eric Satie – Gymnopedie

Piano b37b3 – 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora, rimbombo dovuto alla non corretta interpolazione della cassa armonica, corretta nella b37release (sotto)

Eric Satie Gymnopédie 1
Claude Debussy – Clair de lune

Piano b37 (release) – 4096 livelli per nota, nessuna compressione o manipolazione sonora. Il nuovo modello di riferimento (dopo qualche aggiustatina)

Il suono esce esattamente in questa maniera dal modulo di sviluppo, in tempo reale (attualmente il ritardo è di 256 campioni a 44.100 e 128 a 88.2Khz), nulla è stato aggiunto. E’ stato spenta l’interferenza del pedale (il bump) e lasciato leggermente il rumore del martelletto e dei feltri (processati da Ivory separatamente senza usare i campioni dinamici ma il volume, come nella realtà).

Faccio notare la dinamica e lo spettro armonico, risultato di settimane di tweaking!

Claude Debussy Clair de lune

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