Linguaggi per l’Audio

Un viaggio iniziato negli anni 50, tra computer grossi come Case, fino allo Smartphone

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Premessa

Dati, audio, link, testi e soprattutto le immagini sono state rielaborati e corretti e in molti casi “ricostruiti” dal sottoscritto, un lavoro che non è certo gratificante se viene preso anche in parti e impiegato per altri articoli, per favore non fatelo, al termine c’è un comodo tasto per inglobarlo o postarlo “legalmente”

Linguaggi per l’Audio, chi ne ha bisogno?

Programmare con questi linguaggi quasi sempre richiede almeno un minimo di conoscenza della programmazione, ergo, serve avere qualche esperienza a riguardo, aver scritto qualche semplice programma e capire il “modus operandi” della programmazione generica, l’uso e il tipo di variabili, comandi, strutturazione, etc.

Alcuni richiedono anche conoscenze molto più approfondite, come il C++, altri fanno uso di linguaggi particolari (e anche ostici) come il LUA che originalmente è nato all’interno dei “router” per internet!

Con questi presupposti è ovvio che la scena non è particolarmente “attrattiva” per un musicista che ha nel suo background ore ed ore di studi sul suo strumento ma capita che qualcuno vuole di più e questo nuovo mondo giustamente diventi “attrattivo”. C’è poi chi è naturalmente portato per questo, non dico che sia “NERD”, ma capita; a me è successo, ma credo che fosse una combinazione di tempi e tecnologie, un tempo non esistevano PlugIn e effetti come oggi e i vari IRCAM, MIT, Berkeley, LIM, etc. avevano tutti dei laboratori sperimentali dove fior di ricercatori venivano pagati per fornire agli studenti validi “tools” per creare musica in maniera esclusiva e sperimentale.

Live Coding

Il “Live Coding” è un campo dove questi linguaggi brillano. Il Live Coding vuol dire intervenire direttamente sul codice e avere una interazione immediata, sembra strano ma è un modus operandi apparentemente di nicchia che pian piano si sta evolvendo anche se molto lentamente. In genere viene fatto in piccoli club con dietro audiovisivi, un notebook e qualche piccolo accessorio. Alcuni linguaggi permettono di avere anche un clock in modo che diversi performers possano intervenire assieme e altre volte un altro operatore Live Coding si occupa degli audiovisivi!

 

La Musica Elettronica e i linguaggi

Quale? Oggi c’è estrema confusione a riguardo… Musica Elettronica Classica che studia Berio, Stockhausen, etc.? EDM? Ambient? Tekno? Sound Art?

Sono strade completamente diverse con nulla in comune (a parte Tecno, EDM e affini). Chi impara ad usare i linguaggi come sto citando, troverà possibilità di utilizzo nella Musica Elettronica Classica, nella Sound Art (che di fatto è un ramo sperimentale e del tutto libero da imposizioni) e in chi vuole fare “installazioni” che prevedano anche situazioni sonore magari interattive, non certo nell’EDM o nella Tecno (o Tekno).

Alcuni linguaggi hanno ereditato parecchio dai compositori di musica elettronica del passato, pensiamo ai “pattern” o “tabelle” di Tidal ad esempio, che permettono si sequenziare in maniera complessa con pochissimi comandi, o aale sorgenti sonore creabili arbitrariamente in tantissimi linguaggi, sono un retaggio dei vari MUSIC e sono finite dentro QSound, Supercollider ma anche MAX MSP.

 

Alcuni programmi hanno linguaggi incorporati…
  • Ableton Live – Grazie ad un accordo con Cycling 74 hanno incorporato nel loro DAW, M4L o anche detto, Max for Live
  • Reaktor – Reaktor si basa sul modello di fusso visivo di dati, in pratica blocchi che messi assieme e collegati ad una GUI danno vita agli Ensembles
  • Kontakt – Kontakt è un Rompler/Campionatore ma all’interno ha un linguaggio basato più o meno su LUA
  • Bitwig – Bitwig usa “Nitro”, un linguaggio DSP che permette integrazioni potenti ma ha anche le API in Java che gli permettono di estendere le sue funzionalità.
  • Reaper – ne ha ben due, JSFX che addirittura permette di realizzare il vostro plugin VST e ReaScript che permette azioni personalizzate usando Python, EEL o LUA
  • Renoise – Usa il LUA per estendere le sue funzionalità
  • Ardour – Ardour è instabile e in beta perenne, usa LUA per estendere le sue funzionalità
  • Logic Pro – Utilizza AppleScript in maniera molto “basica” per delle automazioni
  • Cubase – Usa Logical Editor per delle manipolazioni complesse del MIDI

Diversi DAW (come Reaper) usano Faust che è un linguaggio DSP integrato internamente.

In definitiva

I linguaggi sono nati per produrre suoni e musica in un’epoca diversa da questa, l’evoluzione dei computer ha portato ad una mutazione talmente veloce che anche linguaggi cosiddtetti moderni “stentano” a rimanere a galla, inoltre la tendenza ad utilizzare oggetti tecnologici sempre più piccoli e con interfacce più “user friendly” ha reso necessario una semplificazione delle opzioni ed oggi molti linguaggi usano la tecnica “onion skin”, strato dopo strato, ovvero, uso una cosa così come è, se non mi basta premo ed entro per accedere a controlli più definiti, se non mi basta premo ancora e ho ancora più possibilità, etc. etc. fino ad arrivare alla pura programmazione.

Percorrere questo viaggio dall’inizio in questo caso è avvincente perchè include tanti apparecchi che in passato arrivavano a pesare centinaia di tonnellate (!), consumavano come fonderie e vavevano la memoria che oggi ha una microscopica icona, se non meno.

MUSIC I – L’inizio di tutto

MUSIC N, la “N” sta per “ennesima” versione e il tutto parte da Max Mathews nel 1957 presso i Bell Labs dove creò la prima versione del linguaggio, MUSIC I.

MUSIC-N è stato il centro per decenni, nato per i mainframes ed opera di Mattwes si è evoluto passando da una università all’altra, la sua struttura era fatta per questo, fino ad arrivare agli anni 90 dove fu possibile iniziare ad usarlo a livello consumer su calcolatori casalinghi come Apple o Windows (o Linux).

I Linguaggi MUSIC N sono in quasi tutti i casi “nuove proposte” e non discendenti dall’originale ma come ho detto “ispirati”, di fatto il MUSIC I ha spronato tutti i centri e atenei collegati all’argomento a sperimentare e sviluppare le loro versioni.

Uno sguardo veloce al linguaggio

Stiamo parlando di software realizzati su macchine che non avevano mouse o sistemi di puntamento quindi ad interfaccia “alfanumerica”, ergo, tastiera. Prima di CSound nessuno di questi linguaggi poteva generare musica in diretta ma sempre in differita (ad eccezione delle ultime versioni della 4X di Giuseppe Di Giugno grazie anche al Sistema 4X che era separato).

Avendo appurato che era impossibile l’interazione in real-time a causa della lentezza dell’hardware, i vari software sono stati realizzati usando Fortran, C, C++, Assembler di tutti i tipi, macro dedicate, etc., un altro motivo che ha impedito uno sviluppo comunitario (come ad esempio è avvenuto nel Linux) oltre al fatto che nessuno aveva scritto di standard o linee guida.

Ad ogni modo, la prima versione di MUSIC e molte delle successive partivano dalla creazione di uno “strumento”, in gergo, “unità generativa” che poteva essere inizialmente un oscillatore, poi venivano applicati tutti gli altri parametri a blocchi, filtro, inviluppo, modulazioni, etc… In questo modo e utilizzando solo una tastiera alfanumerica era ovvio che per scrivere una semplice melodia ci voleva un secolo anche se il controllo sul singolo evento era effettivamente totale.

Con l’avvento dell’interfaccia grafica è cambiato tutto, certo che le ultime versioni sui grossi mainframes avevano anche il monitor ma solo con i sistemi operativi “moderni” si sviluppò una interfaccia interattiva basata sulla grafica e comunque i personal computer su cui giravano avevano capacità sempre più potenti, basti pensare che MAX/MSP inizialmente girava su un NEXT (il nonno dell’OSX), CSound su PC e Mac e Supercollider idem.

L’interfaccia grafica ha semplificato l’imput ma ha anche cambiato il modo di strutturare il programma usando dei “Macro Oggetti” che aprendoli potevano essere velocemente adattati.

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I Software denominati “MUSIC N”

VersioneAnnoLinguaggioAutoreLuogo
MUSIC I1957Assembler (IBM 704)Max MathewsLaboratori Bell (New York)
MUSIC II1958Assembler (IBM 704)Max MathewsLaboratori Bell (New York)
MUSIC III1960Assembler (IBM 7090)Max MathewsLaboratori Bell (New York)
MUSIC IV1963Assembler (IBM 7094)Max MathewsLaboratori Bell (New York)
MUSIC IVB1963Assembler Befap (IBM 7094)Hubert Howe, Godfrey WinhamUniversità di Princeton
MUSIC IVF1965FortranArthur RobertsLaboratori Argonne (Chicago)
MUSIC IVBF1966FortranHubert Howe, Godfrey WinhamUniversità di Princeton
MUSIC 61966FortranDave PooleUniversità di Stanford
MUSIC V1968FortranMax MathewsLaboratori Bell (New York)
MUSIC 3601969Assembler (IBM 360), FortranBarry VercoeUniversità di Princeton
MUSIC 101969Assembler (PDP-10)John Chowning, James MoorerUniversità di Stanford
MUSIC 71970FortranHubert Howe, Godfrey WinhamQueen’s College (New York)
MUSIC 111973Assembler (PDP-11), FortranBarry VercoeMIT
MUS 101977Assembler (DEC KL 10), AlgolLeland Smith, John TovarUniversità di Stanford
CMusic1980C, Csh, CppRichard MooreUniversità della California
CMix1984Assembler (IBM 730), C, MINCPaul LanskyUniversità di Princeton
MUSIC 4C1985CJames Beauchamp, Scott AurenzUniversità dell’Illinois
CSound1986CBarry VercoeMIT
Supercollider1996CJames McCartneynone
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Note:

Alcuni criticano la mancanza in questa tabella di diversi linguaggi, come MAX MSP, ma c’è una ragione, MAX è nato sotto il nome PATCHER e serviva originalmente per la 4X di Di Giugno, non aveva alcuna funzione audio. David Zicarelli della Opcode lo acquisì e divenne subito un prodotto commerciale, lo unì a MSP più tardi, ma nel frattempo la sua vicinanza con i linguaggi MUSIC N non aveva più senso.

Altri linguaggi hanno acquisito le peculiarità dei moderni computer e hanno preso strade diverse.

Genealogia delle varie versioni di MUSIC – N

Come ho detto, le varie versioni sono quasi sempre “ispirate” dal linguaggio precedente e il motivo è semplice, i computer diventavano sempre più potenti e quindi il software poteva adeguarsi e porsi nuovi obiettivi sempre più importanti.

Il grafico sotto mostra la “genealogia” di massima e ci sono delle parti colorate e alcune no.

* Tutti i riquadri in bianco indicano l’uso di un “mainframe”, grossi computer del passato in uso solo a chi aveva fondi statali importanti.

* Il riquadro in verde fa riferimento alla 4n di Giuseppe Di Giugno (IRCAM)

* I riquadri in azzurro sono software in grado di funzionare su computer moderni anche commerciali

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Una lista dei linguaggi commerciali e non reperibili oggi:
NomeLinguaggioDerivato daEmette suoni?DestinazioneNoteAnnoCommerciale
STRUDELJavascriptTidal CyclesSiLive CodingUsato nel sito2022No
Tidal CyclesC#,C++HaskellSi2009No
ORCANoLive CodingSequencingNo
Pure DataC++,MIXPD-VanillaSiSemplice ma limitato1996No
Sonic-PiC++SiLive CodingNato per il Raspberry PiNo
ALDA-NoLive CodingSequencingNo
ChuKC#,C++SiStanford UniversityNo
ReaktorLua,C,Interno-SiMusic/ComposingNative InstrumentsSi
MAX MSPC#,C++MUSICSiTuttoMolto attivo!Si
ExtemporeC#,C++SLive CodingSviluppo fermo dal 2021No
FoxdotPythonLive CodingIdem…No
HydraMIXSiAudio/Video Live CodingAdatto al VideoNi
Impromptu-SCHEMESiAudio/Video Live CodingSolo OSX! Sito "morto"2005No
IXI Lang-SiLive CodingSolo OSX2001No
Live – Coding

Il Live Coding rende la programmazione “parte integrante” della performance ed è utilizzato spessissimo come “forma d’arte” ma questo rende i linguaggi adatti molto di nicchia in quanto chi fa il performer deve comunque avere nozioni di programmazione.

Approfondimenti

Per quanto possibile, in fondo troverete pian piano degli approfondimenti per ogni linguaggio e provvedo a completare la lista man mano che ne trovo altri, Cina, Kore a Giappone ne hanno diversi che noi in occidente non conosciamo e sono molto interessanti.

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L’importanza di Max Mathews e il suo retaggio…

Max V. Mathews dirigeva il AT&T Bell, Behavioral and Acoustic Research Center in New Jersey quando scrisse la prima versione del suo linguaggio e capostipinte dei software denominati MUSIC N, ovvero, MUSIC I nel 1957.

Dal 1962 al 1985 rimase a capo dello stesso laboratorio dove fece approfondite ricerche sul sintesi e riconoscimento vocale, comunicazione visiva e come la memoria umana acquisisce informazioni.

Dal 1974 al 1980 lavoro come “Consigliere Scientifico” all’IRCAM di Parigi (Recherche et Coordination Acoustique/Musique) e dal 1987 Professore di Musica (ricerca) alla Stanford.

Membro della National Academic of Science, National Academic of Engineering, American Academy of Art and Sciences, Acustical Society of America, IEEE, Audio Engineering Society, Cavaliere dell’Ordres des Arts and Letters in Francia.

Il software MAX MSP (e la sua variante, MAX Live) realizzato da Miller Smith Puckette ha il nome ispirato dichiaratamente a lui.

Dalla fine degli anni 50 fin oltre il 2000 rimase un leader e un riferimento nella ricerca audio e sintesi digitale e interazione umana con il computer, un vero pioniere, molto di quello che usiamo oggi per fare musica digitalmente lo dobbiamo a lui, compresa la sintesi vocale.

Max Mathews & Radio Baton
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Oltre alle diverse versioni di MUSIC, Max Mathews realizzò GROOVE (1970) più orientato all’interazione Performer <-> Computer per il quale realizzo un controller, “Radio Baton” che sembrava un tamburo tipo quello usato più avanti dai Kraftwerk ma in realtà usava un sottoprogramma chiamato “Conductor” per controllare dal vivo l’esecuzione di composizioni, GROOVE usava un sintetizzatore analogico per generare suoni.

A fianco potete vedere Max Mathews e il suo Radio Baton allegramente in funzione…

I Programmi realizzati da Max furono di esempio per tanti altri che realizzaroro una grande quantità di versioni come quelli dell’università di Princeton, MUSIC IV-B e MUSIC IV-BF.

Barry Vercoe (che nel 1984 fu uno dei fondatori del MIT Media Laboratory!)

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Computer giganteschi e pionieri…

I Linguaggi per l’audio non sono nati direttamente ma sono evoluti con i computer che in un’altra epoca si chiamavano “Mainframes” (se non supercomputer, etc.) ed erano ben lontano da quello che conosciamo noi come computer, pesavano anche centinaia di tonnellate, consumavano come fabbriche e quelli a valvole scaldavano così tanto che se guardate la foto dell’ILLIAC sotto, sul soffitto notate l’impressionante impianto di raffreddamento, oltre che a costare cifre irragionevoli per la manutenzione, se li potevano permettere solo istituzioni governative, università, grossi centri di ricerca e ovviamente i militari.

I computer tra gli anni 50 e quasi 70, erano “mostri” in tutto tranne che in flessibilità e prestazioni, furono i “circuiti integrati” a cambiare le carte in tavola per sempre. Non faccio cenno a quelli sperimentali anni 40 che usavano addirittura i relais meccanici e che durante il funzionamento facevano un rumore inaccettabile, nei primi anni 50 arrivarono architetture più sostenibili e le valvole semplificarono ma la mancanza di memoria era ancora il problema principale, non per niente uno dei miei esami del “dottorato informatico” era su schede perforate.

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Per decenni le singole schede erano cablate “wire by wire”, letteralmente fili da un punto ad un altro, milioni e milioni, un processo talmente lento che portava il costo già esorbitante alle stelle!

Ancora una volta, le differenze non erano solo visibili, a parte la mancanza di tante cose che per tutti sono “ovvie”, Mouse, Schermo interattivo, HardDisk, Chiavetta, etc. sotto la pelle il sistema operativo era ridotto all’osso e addirittura per tanti anni non esisteva nemmeno, IBM chiamava Sistema Operativo una cosa che di fatto era un “Firmware Operativo” che si basava su una procedura per inserire i dati, per elaborarli, per stamparli, etc. chiunque al giorno d’oggi impazzirebbe!

Ecco una carrellata di “mostri”tecnologici del passato che sono collegati alla musica e soprattutto a programmi MUSIC N

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RCA Mark II Synthesizer (1954) OffTopic!

Non si tratta di un vero sistema per fare musica con il computer ma quasi, un sintetizzatore ibrido realizzato con valvole e pilotato da un sistema a foglio perforato (ecco il collegamento con questo post), 4 voci di polifonia (poi espanse).

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Il Mark 1 aveva 12 oscillatori, il Mark II, 24 e all’interno c’era un po di tutto, modulatori, adsr, filtri e con l’andare del tempo ne hanno aggiunti tanti altri dato che era “modulare”.
L’intento era quello di sostituire le sessioni con l’orchestra che costavano parecchi soldi dato che bisognava pagare gli orchestrali e il progetto finalizzava a quello, non aveva la possibilità di essere suonato da una tastiera.

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’input era tedioso, ben 7 parametri per ogni nota andavano “bucati” sul foglio, se si sbagliava era un incubo e l’intero processo portava via quantità di tempo mostruoso..

L’intero progetto fu realizzato e finanziato per creare musica per la RCA Victor, la casa discografica di casa RCA e in effetti un paio di dischi demo in vinile vennero realizzati e mandati ai direttori che puntualmente richiesero una demo in diretta, ma appena si resero conto che il processo di inserimento dei dati era una perdita di tempo decisero di aspettare tempi più maturi e l’intero macchinario rimane a disposizione di chi voleva occuparsene e finì per diventare l’ennesimo “totem” tecnologico abbandonato.

 

 

12 Tone Music e il Mark II

La musica di quel periodo fu certamente influenzata dalla 12 -tone music o dodecafonia, una tecnica per garantire che tutte le 12 note della scala cromatica siano suonate con la stessa frequenza in un brano musicale, impedendo al contempo l’enfasi di una qualsiasi nota attraverso l’uso di fila di toni, ordinamenti delle 12 classi di altezza.

 

La tecnica venne prima sviluppata da Josef Matthias Hauer nel 1919 (“law of the twelve tones”), nel 1923 Arnold Schoenberg creò la sua versione che divenne sempre più popolare ed oggi viene Musica Seriale.

L’importanza del Mark II

Ma quale fu la vera importanza del progetto? Il Vinile prodotto dalla RCA per (sotto) serviva a sensibilizzare le case discografiche per cercare di comperare la macchina (e recuperare almeno i soldi dello sviluppo) ma finì a scatenare la voglia di sperimentare! Max Mathews rimase colpito e conosceva bene la macchinetta usata per introdurre i dati, avevano iniziato ad usarla sui mainframe già da qualche anno e non ci mise molto a sperimentare qualcosa sul suo IBM, Buchla e Moog riconobbero il valore del progetto e furono spronati ad inventarsi qualcosa e sappiamo bene cosa ne uscì!

In definitiva il Mark II fu il primo vero “influencer” per la musica elettronica.

La famosa demo
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Un disco pubblicato dalla RCA Victor che dimostrava le potenzialità del Mark II, pubblicato con l’intento di renderlo commercialmente “appetibile” ma non lo divenne mai nonostante che il suono (per i tempi) era notevole, come dicevo non era una macchina che si poteva suonare in diretta ma occorreva una assurda sessione di “programmazione” fatta di buchini su carta perforata, ore ed ore di concentrazione senza sentire un singolo suono.

Il lato B del vinile è QUI

 

RCAMark II Synth
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CSIRAC (1951)
CSIRAC
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CSIRAC non era nato per applicazioni musicali ma ci arrivò ad esserlo “per caso”. All’epoca non c’erano monitor o display quindi il calcolatore faceva il suo programma ed emetteva un “beep” che allertava l’operatore, ma era poco udibile e non ripetitivo quindi se nessuno era presente o per qualche motivo non lo si sentiva si perdeva del tempo e l’uso di un “bestione” come questo veniva vanificato.

Situato in Australia pesava oltre 2,5 tonnellate, completamente valvolare e viaggiava alla incredibile velocità di 1000 Hz, ovvero, 1000 istruzioni al secondo, incredibilmente lento.

Un operatore, Geoff Hill, ebbe l’idea di modificare il “beep” e dato che aveva una buona cultura musicale decise di metterla in pratica scrivendo piccoli programmi atti a generare frequenze diverse e ripetitività. Purtroppo la dotazione misera di memoria obbligava a programmare “al momento”  e il risultato sonoro comunque era pessimo, quindi l’uso didattico di tale strumento si interruppe velocemente anche perchè il suono delle macchine non era certo una novità (Ondes Martenot, i primissimi Hammond, Theremin, etc.)

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IBM 704 (1954)

Il calcolatore IBM 704, un gigantesco “mainframe” a valvole che utilizzava “schede perforate” (il “perforatore” era a parte), veniva pubblicizzato come calcolatore scientifico quindi era presente in tantissime istituzioni.

IBM 704
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Il Mainframe IBM 704 era veramente gigantesco ed estremamente costoso, ne vennero installati 120 esemplari e divenne essenziale per lo sviluppo di diversi linguaggi come il LISP (essenziale per le prime Ai) e il FORTRAN.

Completamente a valvole con memorie realizzate in ferrite è stato uno dei primissimi calcolatori ad avere il supporto a virgola mobile e i registri di indice.

Su questo mainframe Max sviluppò MUSIC I e MUSIC II

Nel 1954, nel centro AT&T Bell, Behavioral and Acoustic Research Center in New Jersey, il suo direttore, Max Mathews fece eseguire all’IBM 704 una sua composizione di 17 secondi, The Silver Scale (completamente pre-programmata su schede perforate, poi salvato su nastro), come nel caso del CSIRAC il risultato sonoro non fun particolarmente entusiasmante.

Sempre nello stesso anno, in un altro IBM 704 a Murray Hill, New York, quartiere generale IBM, venne fatto riprodurre la stessa composizione attraverso un convertitore digitale -> analogico, semplice e progettato da Mathews con lo scopo di essere registrato su “nastro” e grazie a questo posso farvela sentire:

Max V. MathewsSilver Scale
Tale composizione è una pietra miliare della musica elettronica!

Nell’IBM 704 girava MUSIC I, un semplice e basico linguaggio che permetteva solo l’uso di onde “triangolari”, più semplici e veloci da generare. Nel 1958 Max Mathews aggiornò il linguaggio a MUSIC II che permetteva 4 voci (sempre limitate alla forma d’onda triangolare), nel 1961 arrivò la versione MUSIC III che incorporava i primissimi esperimenti di sintesi vocale con il brano “A Bicycle Built For Two”, Arthur C. Clarke ascoltò questa composizione e ne rimase impressionato tanto che la usò come riferimento per il suo “2001 odissea nello spazio” per HAL 9000, da noi la canzoncina venne sostituita con “Giro, giro tondo…”

Max Mathews:Bicycle Built For Two
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ILLIAC I (1953)

L’università dell’Illinois è sempre stata all’avanguardia con i grossi mainframe che si realizzava da sola, nel 1953 Lejaren Hiller and Leonard Isaacson realizzarono una suite per archi chiamata Illiac Suite, che è entrata nella storia come la prima composizione “scritta” (non suonata!) con l’aiuto di un calcolatore.

ILLIAC
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Basato sull’architettura IAS Machine Von Neumann, ILLIAC usava 2800 valvole ed era molto potente, usava lo stesso set di istruzioni del suo predecessore ORDVAC probabilmente per poter trasportare il sofware facilmente da uno all’altro.

Dalla foto si vede il sistema di aria condizionata, con 2800 valvole l’inverno, anche se rigido, non doveva essere un problema!

La manutenzione era un vero incubo, dato che i “tubi” (le valvole o come volete chiamarle) si esaurivano velocemente, ogni anno il computer andava spento ed ogni valvola cambiata e data la quantità ci voleva un sacco di tempo!

ILLIAC Quartet (1957) Presto andante allegro
ILLIAC Quartet (1957) Adagio non troppo lento
ILLIAC Quartet (1957) Allegro con brio
ILLIAC Quartet (1957) Tanto presto che possibile
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IBM 7090 (1960)
IBM 7090
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L’evoluzione a “transistor” del suo enorme predecessore, il 709.

Il computer usava parole di 36 bit, l’intera memoria indirizzabile era di 32K (!) e l’equivalente della sua frequenza era di 459 kHz

 

Max Mathews ci sviluppò MUSIC III

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IBM 7094 (1963)
IBM 7094
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Faceva parte della serie 7090 quindi le prestazioni non erano distanti, introduceva una serie di miglioramenti tra cui la doppia precisione.

Max Mathews sviluppò MUSIC IV e Hubert Howe, Godfrey Winham dell’Università di Princeton il MUSIC IVB

NOTA: la serie 7090 è stata la precursore dell’accesso diretto alla memoria (Direct Memory Access I/O), una caratteristica dei moderni calcolatori che usiamo tutti i giorni

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IBM 360 (1969)
IBM 360
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La serie 360 era caratterizzata da un cospiquo aumento della memoria e della frequenza di clock:

    • Serie 40: 1.6Mhz di clock 32-256Kb
    • Serie 50: 2.0Mhz di clock 128-256Kb
    • Serie 65: 5.0Mhz di clock 256-1Mhz
    • Serie 75: 5.1Mhz di clock 256-1Mhz

Tra la serie 65 e la 75 c’era solo il misero aumento di clock di differenza, ma il costo saliva di 700.000 Dollari del 1969!

NOTA: Si dice che la IBM, dopo aver visto spezzoni di 2001 Odissea nello Spazio cambiò design e colori per allontanarsi il più possibile da HAL, in precedenza aveva fornito a Kubrick (il regista) delle immagini a colori di questo modello e l’intento era comune, ispirazione per il regista e pubblicità per IBM, ma non accettarono bonariamente che HAL, un calcolatore, facesse fuori l’equipaggio.

Lo sponsor IBM rimase per alcune cose come ad esempio l’interfaccia delle tute degli astronauti con il marchio IBM pen impresso, segno che inizialmente c’era la volontà di sponsorizzare il film.

 

Su questo calcolatore venne sviluppato MUSIC 360 da Barry Vercoe, Univerità di Princeton

Nota: la memoria era ancora a livelli risibili…

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DEC PDP-10 (1969)
DEC PDP-10
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Il successo del PDP-10 all’interno delle Università era dovuto al suo costo molto più basso dell’IBM e grazie alle parole da 36 Bit che erano le stesse del contendente molti lo scelsero.

Probabilmente è il computer più famnoso di sempre tra gli “hacker” per questo motivo ed è sicuramente il più nominato nei vari film, per chi volesse approfondire su questo computer ecco un bel link.

Il primo giocho di ruolo su computer venne scritto su questo mainframe da Will Crowder e si chiamava “Adventure“, il film TRON della Disney utilizza per il nome stesso l’istruzione 666 del PDP-10, ovvero: Test Right-halfword Ones and skip if Not masked

 

 

Dato che era un mainframe “economico” (tra virgolette!) venne usato veramente per fare di tutto! Tra cui il MUSIC 10

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DEC PDP-11 (1973)
DEC PDP 11
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E’ stato uno dei primissimi computer a 16 bit e la sua struttura ha ispirato Federico Faggin nella creazione del primo microcontrollore su chip ad 8 bit della Intel, 8080, che diede il via a tutti i microcontrollori e ovviamente a quello che ne consegue, dalle calcolatrici allo Shuttle (che usava un pronipote sempre realizzato da Faggin per Zilog ovvero, lo Z80).

MUSIC 11 venne realizzato dall’MIT su questo mainframe sempre da Barry Vercoe (queste menti passavano da un ateneo ad un altro come dei razzi)

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DEC KL-10 (1975)
Digital K-10
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Una evoluzione più “integrata” dei modelli precedenti che seguiva la politica DEC nella creazione di Mainframes accessibili. Da lì a poco il mercato sarebbe stato sconvolto dai personal computer e questi mostri relegati alle sole istituzioni o grossi centri di calcolo.

 

MUS 10 venne realizzato su questo mainframe da Leland Smith, John Tovar per l’università di Stanford

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IBM 730 (1984)
IBM 730
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Notiamo subito lo “switch” tra gli anni 70 e gli anni 80, il server è estremamente più piccolo e il peso è passato da qualche tonnellata a una decina di Kg!

Paul Lansky realizzò la prima versione di CMix, le successive versioni dei vari software girarono su computer commerciali iniziando dai primissimi Silicon Graphics (usati nella grafica 3d e l’ultimo della serie fu il NEXT di Stave Jobs, il nonno dei MAC OSX!

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IRIS Indigo – SGI (1990)
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IRIS INDIGO della Silicon Graphics, una workstation molto potente dei primissimi anni 90. Il nome “workstation” compare al posto di “mainframe” e la differenza si vede!

I Computer della Silicon Graphics era fatti per l’emergente video 3d che in quegli anni era una novità raggiungibile (e non una nicchia) anche se siamo anni luce da oggi.

La potenza di calcolo era finalmente in MIPS, ovvero, milioni di istruzioni al secondo, con i mainframe non avrebbe avuto alcun senso dato che non ci arrivavano al singolo MIPS!

Paul Lansky realizzò la prima versione di CMix

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NeXT Station (1991)
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NeXT era la ditta creata da Steve Jobs subito dopo essere stato mandato via da Apple. Deciso ad imporre la sua visione del computing ma senza più i “muscoli” dell’industria, decise di avventurarsi nell”educationa”, piazzando computer potenti dove la ricerca era di casa.

Utilizzò il sistema operativo Open Source per eccellenza, Linux, dato che era molto popolare negli atenei e si concentrò su frameworks e applicazioni per lo sviluppo, come fece con il primo Mac con le applicazioni MacWrite, MacPaint, etc.

Inizialmente il primo computer fu il CUBE, una visione tutta “Jobsiana”, un cubo senza HD ma con il disco magneto-ottico che creava solo problemi, inoltre i costi erano troppo alti e gli atenei preferivano investire in workstation economiche come i primi PC.

Jobs si piegò al mercato e realizzò NeXT Station che costava molto meno del cube, aveva l’HD con tanto di monitor e tastiera, ma l’educational non era un settore particolarmente redditizio per cui qualche anno dopo NeXt decise di chiudere con l’hardware e si concentrò sul suo sistema operativo (sbattendo la porta in faccia a Linux anche se ancora adesso ci sono dibattiti a riguardo dato che prese BSD come “base” e non ci fu alcun accordo per renderlo commerciale modificandolo parecchio ma mantenendo buona parte del Kernel).

Il resto è storia, nel 96 la Apple decise di tornare sui suoi passi, chiese in ginocchio a Jobs di tornare e lui impose il NeXTOS come base del futuro dei sistemi operativi Apple.

Costava sui 5000 Dollari, usava un Motorola 68040, utilizzato anche da Apple per il IIci, la serie Quadra 600,700 e AV e Amiga 4000.

La RAM di base era 8Mb, espandibile a 128Mb

 

…Inizia l’era delle Workstation

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Giuseppe Di Giugno e la 4X
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Nato a Bengasi nel 1937, si è laureato in Fisica nel 1961 e nel 1963 diventa Assistente di Fisica a Napoli lavorando anche al CERN. Dopo diversi anni a Napoli e dopo diverse esperienze con gruppi sperimentali di ricerca (evidentemente l’ambiente stantio universitario del periodo gli stava troppo stretto), per contrasti interni esce e decide di seguire nel 1975 l’invito di Luciano Berio che all’epoca collaborava con l’istituto di sonologia Francese, IRCAM. Di Giugno aveva incontrato Robert Moog alla Cornell nel 1971 e lo aveva stimulato a creare qualcosa nel campo usando il Computer, per questo fondo assieme ad un compositore Molisano Antonio De Santis il Gruppo AC.EL, ma ebbe contatti con altri atenei come Stanford e comunque prima di andare all’IRCAM nel 75 terminò il suo primo sistema 4, il 4A, che nonostante fosse un primo capostipite era in grado di generare 256 generatori digitali e può essere considerato il primo DSP.

Accolto a braccia aperte all’IRCAM, Di Giugno migliorò notevolmente il suo sistema fino ad arrivare alla 4C che ebbe un notevole eco nell’ambiente, ma il suo capolavoro fu la 4X, terminata tra il 1980/81 che fu talmente utilizzata da essere in seguito commercializzata come Sogitec 4X.

La 4X (nella foto) era basata su un computer DEC PDP-11/55 che era collegato al sistema 4X, il suono usciva da 16 convertitori Digitale/Analogico e 16 Analogico/Digitale e a differenza della 4A che era solo “oscillatori” permetteva di comporre e suonare con diverse opzioni data la modularità del sistema, non per ultimo la “spazialità”, utilizzava parecchie cose del sistema MUSIC-N anche perchè moltissimi istituti lo utilizzavano come riferimento.

 

 

 

La 4X venne usata molteplici volte e in diverse università e istituti come Socitec 4X che la commercializzava

  • Epigenesis (1986) by Jean-Baptiste Barrière
  • Halls of Mirrors (1986) by Robert Rowe e Growing Elements
  • You Name It! (1986) by Bobby Few
  • Jupiter (1986/87) by Philippe Manoury
  • Aloni (1986/87) by Thierry Lancino
  • Antara (1986/87) by George Benjamin and Aér (1986/87) by Fançois Bayle
  • Répons by Pierre Boulez
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I Linguaggi “Moderni”

Chi è rimasto oggi?

MAX/MCSP

MAX MSP nasce a metà dagli anni 80 all’IRCAM da Miller Puckette, una figura importante nell’ambiente di sviluppo. Inizialmente nato come Patch/Editor sui primissimi Mac.

Inizialmente MAX era dedicato al controllo MIDI, poi venne aggiunto MSP che permetteva l’elaborazione audio. La primissima versione di Puckette venne realizzata all’IRCAM per controllare la 4X (di Giuseppe Di Giugno) e si chiamava “Patcher”, poi rinominato MAX in onore di Max Mathews.

Nel 1990, David Zicarelli, il fondatore della Opcode (poi rilevata da Apple) prese la versione all’IRCAM e iniziò ad estenderla, bel presto, nel 1997, sempre Zicarelli fondò allo scopo la Cycling ’74 che aveva MAX come prodotto e l’anno successivo unì la parte MSP e divenne MAX MSP. Nel 2017 la Cycling ’74 venne acquisita da Ableton che inserì il “runtime” di MAX MSP all’interno di Ableton Live per estenderne le funzionalità.

MAX MSP è un linguaggio complesso ed evoluto, usato sia per le installazioni di vario tipo, sia in ambiente musicale che addirittura in laboratorio o negli atenei per scopi scientifici. Ha la particolarità di essere “esteso” e quindi arricchito di funzionalità.

Non è un linguaggio “open source” ed è commerciale ma nonostante questo ha ancora un successo notevole nonostante i 30 e passa anni di attività.

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Pure Data

PureData (PD) nasce, come MAX, da Miller Puckette nel 1995, quando si trasferì dall’IRCAM all’Università della california di San Diego, UCSD. Venne mostrato per la prima volta nel 1997 e lo scopo era quello di essere utilizzato per l’ambiente multimediale, questa volta con licenza BSD che lo ha reso fin da subito un “software libero” (Miller non voleva finisse come MAX che divenne subito un prodotto commerciale).

PD è un linguaggio “estensibile” nel senso che può essere facilmente espanso grazie a librerie aggiuntive, in effetti inizialmente esisteva la versione “Vanilla” di Miller ma quella più utilizzata divenne fin da subito la PD-Extended, molto completa e piena di librerie. PD è molto usato a livello didattico, un po meno in altri campi data la sua struttura che non subisce volentieri variazioni (e di conseguenza upgrades) a causa dell’estensivo utilizzo in scuole e ricerca, dove un upgrade che obblighi rivedere il vecchio codice sarebbe un grosso problema.

Purr Data

Purr Data è una variazione di Pure Data Extended pensato per il “Live Coding” ma alla fine il linguaggio è diventato molto più esteso del previsto e ha inglobato dalla versione 2.5 anche LUA attraverso l’estensione PD-Lua.

Purr Data ha cercato di andare oltre le limitazioni di PD, il suo predecessore girava inizialmente su linux e aveva il criptico nome Pd-l2ork (Linux Laptop Orchestra) nel 2010 da Ico Bulkvic per la scuola di Performing Arts al Virginia Tech.

La GUI del linguaggio è in Javascript ma non il core. Rispetto a PD ci sono problemi di compatibilità, i due linguaggi, benchè simili, sono diversi, la documentazione è “piatta”, ovvero, aggiunte su aggiunte, molti esempi non funzionano senza essere modificati per essere resi compatibili, se manca una libreria oppure non esiste sulla piattaforma che si sta usando (tipicamente succede spesso con Windows) la patch non funziona. Un peccato perchè è un gran bel linguaggio con grandi possibilità


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Supercollider

Da completare!

Supercollider è nato nel 1996 da James McCartney e lavora come Client – Server, sclang è la parte che interpreta e scsynth è il motore di sintesi audio che comunicano tra loro con OSC, Open Source Control, un protocollo che può essere usato con molteplici vettori come le reti.

La sua divisione tra interprete e server ha permesso di essere utilizzato anche da altri linguaggi, in particolare il Server di SC (scsynth) è molto potente e performante ed essendo controllato in OSC può virtualmente essere controllato da tantissime applicazioni come motore sonoro, come ad esempio PD (che può utilizzare facilmente OSC), ScalaCollider basato su SCALA (Java) o Overtone basato su Clojiure (Lisp). L’interfaccia di programmazione è puramente testuale ed è forse il freno che ha sempre avuto questo linguaggio che ha in scsynth la sua vera potenza.

Aneddoto: Nel 2000 usai Supercollider per giocare e per gioco creai una voce che parlava in continuazione ma non diceva nulla…

Nel 20023 venne Ike Willis per cantare Jimmi per Elio e le Storie Tese e fece una capatina nello studio in cima allo Psycho che era il quartier generale mio e di Rocco Tanica, avevamo l’abitudine di mettere il CD che avevo fatto con 74min di “uomo che parla” realizzato in collider durante le pause e in quel mentre entrò Ike che dopo un attimo di stupore iniziò a ridere così tanto che dovetti fermare il CD altrimenti rischiava l’ospedale.

Anni dopo con EELST realizzammo Beatles e Bob Dylan e data la mia malevola disposizione personale per quest’ultimo decisi di donargli la “voce” estrapolandola dal famoso CD.

EELSTBobDylan voice

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STRUDEL

STRUDEL è nato partendo da Tidal Cycles ed è stato sviluppato per essere un linguaggio “Real Time”, perfetto per il Live Coding, grazie al fatto di essere in Javascript che è il linguaggio dell’interazione nel web.

Da Tidal Cycles ha ereditato la semplicità nel realizzare complesse sequenze con semplici comandi che stanno dietro la filosofia dei linguaggi più vecchi come MUSIC.

(Questo sito supporta direttamente alcuni dei linguaggi come STRUDEL)

 

Sotto, due esempi di questo linguaggio.

Una semplicissima batteria

Una complessa con semplici cambiamenti

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Linguaggi musicali, dove studiarli

Sono veramente tanti gli atenei dove studiare questi ed altri linguaggi, la lista proposta la devo allungare di parecchio ma voglio essere preciso per cui mi prendo il mio tempo.

A Vienna ad esempio c’è un ateneo che fa ricerca molto avanzata usando linguaggi come Javascript e ha pubblicato tanti esempi perfettamente usabili in tempo reale direttamente dal browser, a Valencia un altro ateneo si è specializzato in DSP, poi c’è Città del Messico con la sua versione dello Spatial Audio così sofisticato che la Dolb. ha richiesto la proprietà per essere utilizzato come possibile miglioramento del suo (a parer mio) dispendioso sotto tutti i punti di vista, “Dolb. Atmos” ricevendone un giusto netto rifiuto.

Insomma, la ricerca è più viva che mai e andare dove è sovvenzionata (certo NON in Italia, chiedete al LIM) è una buona idea. Sarà mia premura far sapere quello che succede e dove…

IRCAM

Parlo di IRCAM (Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique, Francia, Parigi) perchè è da sempre una degli Istituti più attivi nel campo della ricerca “sonora e compositiva” e ha fondi sia Statali che Privati notevoli. Negli anni 70/80 IRCAM era avveneristica nel contesto, un Italiano aveva creato per loro la “4X”, un hardware innovativo che permetteva composizione e sintesi sonora ad alto livello.

Ma IRCAM è stata anche promotrice di software Open Source di grande livello, John Chowning iniziò i concetti della Sintesi FM per poi terminarli alla Stanford, Miller Puckette sviluppò “inizialmente” MAX/MSP (poi ha avuto diverse vicessitudini ed ora è commerciale), moltissime procedure come quelle sulla FFT (poi usate anche sul Fairlight per dirne uno) ma anche le primissime procedure per il VR sonoro, etc.

Non dimentichiamo il lavoro di Giuseppe Di Giugno con la suo sistema 4n che è stato usato da tantissimo compositori di musica elettronica.

CCRMA (Stanford)

Stanford è un vecchio nome nel campo, John Chowning ad esempio ha finito il suo studio sulla sintesi FM (iniziato all’IRCAM) in questo istituto, ma ha diverse destinazioni per cui si è deciso di chiamare la parte destinata alla Ricerca sul suono e la musica “Center for Computer Research in Music and Acoustics“, CCRMA

LIM (Laboratorio Informatica Musicale)

Il Laboratorio di Informatica Musicale di Milano diretto da Goffredo Haus (che è un amico e saluto caldamente) è attivo dal 1981. Un inizio sicuramente complicato in un periodo complicato, il laboratorio non riceveva fondi e nel mio piccolo donavo quel che potevo anche se non ero coinvolto ma la grande determinazione di Goffredo ha fatto si che dal LIM sono uscite tecnologie importanti e ha formato diverse eccellenze.

LCCM (London)

LCCM– Londo College of Contemporary Music

MIT

Il MIT Massachussets Institute of Technology è un luogo storico, da sempre in prima fila su tutte le tecnologie

UC Berkeley Research

La sezione UC Berkeley Research della famosa Berkeley in California fa parte di uno dei luoghi storici in cui si è sviluppata la musica elettronica

Dove NON studiare

La ricerca è una strada lunga e quasi mai facile,ma va al passo con innovazione e nel mondo gli istituti si dividono in due categorie, chi la fa e chi no e personalmente sono convinto che è meglio andare assolutamente da chi la fa, parlo di IRCAM (che collaborano attivamente con l’industria), LIM (che nonostante i mezzi limitati ha sviluppato in passato delle tecnologie che oggi sono alla base del riconoscimento audio senza Ai.

Ecco perchè eviterei posti dove vi chiedono solo soldi e vi danno una certificazione alla fine, tra questi ci sono miriadi di “educators” che si sono sposati una scuola e ci hanno infilato in qualche modo questo argomento, vorrei evitare i nomi se permettete, ma ne ho viste a bizzeffe.

* Per me non vale assolutamente la “candela” (come si suol dire) il SAE Institute, ovunque sia, lo dico per esperienza e per aver ereditato decine di assistenti e aspiranti sound designers, fonici, tecnici e ho dovuto sempre farli ripartire da zero dato che in questi luoghi si ostinano ad insegnare con metodo quello che in realtà si impara con l’esperienza diretta e soprattutto arrivano sempre in ritardo sulle tecnologie che si usano attualmente?

* Evitate chi non ha mai avuto “vera” esperienza sul campo, parlo di chi scrive libri e fa articoli anche da tanti anni e gli unici lavori che ha fatto o visto fare sono i suoi, di solito sono una enorme e costosa perdita di tempo.

* Evitate come la peste (e lo dico ovunque e da tempo) Influencer, Youtubers ed affini. Queste sono materie che si basano sull’esperienza e non su parole, torniamo al discorso che ho fatto sopra per alcuni giornalisti.

* Studiare quando si è a zero, ottima cosa, ma farsi “spellare” non lo ritengo mai una buona mossa, vi rubano soldi che potete più avanti investire nel vostro progetto, questo è quello che penso.

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Articolo in fase di scrittura, argomenti, foto, grafici e comunque testi e contenuti non sono definitivi e mancano parecchie parti quindi non lincate la pagina fin quando è finito e per l’ennesima volta, “non copiare”, mi è costato fatica e tante ore mettere assieme quello che mi è servito per scriverlo!

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