La vita con i Nastri Magnetici…

Una vita tra i Nastri Magnetici, Registratori, dita tagliate e imprecazioni….

 

 

Prefazione…

NOTA: quasi tutti i link nascondono immagini ad alta risoluzione, anche le immagini, cliccandole, si aprono a schermo intero.

 

Chi ha lavorato anni con i Nastri Magnetici e i relativi Registratori non può sottrarsi al ricordo dell’odore” del nastro, differente da marca a marca ma riconoscibilissimo, la paura dei “magneti” in giro per lo studio, presenti nei microfoni e altoparlanti, le mille precauzioni spesso trasmesse da un altro fonico e le imprecazioni quando riavvolgevi il nastro aiutandoti con il dito che veniva a volte tagliato dal bordo del nastro provocando una minima ferita ma estremamente dolorosa, per dirne alcune!
Akai GX630D
Il mio primo registratore fu un Akai, il GX630D. Era un modesto “colosso”, lo chiamo così perchè era l’apparecchio HiFi più grande di tutti (a parte le casse), il giorno prima del mio compleanno a Maggio del 1977 non fui in grado di dormire al pensiero di averlo tra le mani, l’ho sognato per tutto l’anno precedente. Faceva parte della famiglia degli HiFi ma la qualità era superlativa, a quell’epoca c’erano i registratori a cassetta ma non arrivavano alla qualità di un bobine e ovviamente ignoravo (ancora per poco) tutto quello che succedeva a livello professionale…

 

Non avrei mai immaginato che da li a poco avrei conosciuto un intero mondo fatto di nastri di tutte le dimensioni e apparecchi che arrivavano a pesare diverse centinaia di Kg oltre che ad essere veramente imponenti!

Ora che sono usciti i documentari sui Beatles, Queen, Pink Floyd e moltre altre band, finalmente si è rivelato al mondo di chi non ci ha vissuto “dentro” il protagonista assoluto, sua maestà il “nastro magnetico”, amato ed odiato, magari per alcuni scorre comunque sul viso una lacrimuccia di nostalgia, ma chi, come me, Marti, Renato e tanti altri ci hanno avuto a che fare “veramente” ha sempre delle reazioni “contrastate” perchè non è stato facile conviverci e chi dice l’opposto non ha sicuramente vissuto la nostra epoca.

 

Potrebbe diventare un racconto lunghissimo e noioso, ho deciso di romanzarlo o al limite “sbeccarlo” per renderlo leggibile, l’argomento è simile a quello dei pro/contro Vinili ed è facile andare contro chi ha idee completamente diverse per cui cercherò di essere assolutamente obiettivo ed evito quando è possibile conclusioni personali, l’idea è quella di mostrare realmente cosa voleva dire lavorare con i nastri magnetici “sul serio” e non come oggi taluni dicono facendo riferimento a “salvataggi forensici” o a “pippe da audiofilo” dato che è inevitabile che con il passare del tempo questi apparecchi entrino nel mito e la linea tra realtà e fantasia scompaia come è successo tante volte per il “vintage”.

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Un pochino di storia…

Non vado a specificare quando e come è nato il nastro, la registrazione di qualità, come la conosciamo noi oggi, inizia da quando è stata applicata la “corrente di bias”, ovvero una corrente modulata su frequenze ben fuori dallo spettro audio che serviva a migliorare notevolmente la qualità delle registrazioni (perchè le frequenze alte non avevano abbastanza potenza da polarizzare il nastro), il Bias permise un salto di qualità incredibile.

Registrazione Acustica ed Elettrica

All’inizio del 1900 la registrazione veniva fatta acusticamente tramite uno o più imbuti che terminavano in un registratore che convertiva la “pressione sonora” in oscillazioni su un supporto rotante, parliamo dei primi supporti a cera di Edison o più tardi dell’incisione su Vinile, ma 1924 gli Americani della Western Electric furono i primi a realizzare una registrazione “elettrica” usando microfoni e mixer e non imbuti come per la registrazione “acustica“, ovviamente il risultato era assolutamente LoFi come potete osservare voi stessi dalle due registrazioni qui sotto:

1924 Registrazione Acustica
1927 Registrazione Elettrica

Grazie a Telos Alliance per i files audio!

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L’era del filo di ferro

Faccio notare che tralascio la registrazione su cera e vinile per ovvi motivi altrimenti le dimensioni del libro “guerra e pace” potrebbero essere di riferimento…

Prima del nastro la cosa più naturale era il filo di ferro, materiale non troppo costoso e facilmente magnetizzabile!

Gli Inglesi furono tra i primi a cercare di migliorare questa tecnica creando dei veri e propri “mostri” e non proprio di praticità, è il caso del Blattnerphone del 1930 (dal regista tedesco Louis Blattner) che prese le primissime invenzioni di Kurt Stille come il Dictaphone della Vox Gramophone Company, un dictafono commerciale dei primi del 1900 o Valdemar Poulse che nel 1898 dimostrò un apparecchio simile chiamato Telegraphon.

Oppure il nostro Marconi che con la sua ditta a Londra sperimentò per la BBC il gigantesco Marconi Stille del 1933 sempre su filo di ferro (e disastroso) o i successivi Marconi Stille 2 del 1934 o il Marconi Stille 3 del 1937, altrettanto disastrosi e vetusti. Perchè disastrosi? Troppo grandi, costosi e quasi nessun vantaggio rispetto a quelli economici!

La registrazione su filo di ferro era largamente utilizzata ma presentava dei problemi, la qualità innanzitutto, il costo della trafilatura del ferro che all’epoca non era poco, il pericolo ruggine (poi eliminato usando il costoso acciaio) ma soprattutto l’impossibilità di giuntare il filo, se si rompeva non c’era nulla da fare.

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Soluzioni alternative

Solo i Tedeschi sprimentarono il nastro in quel periodo, gli Inglesi continuarono a fare altri test, nel 1934 alla BBC un ingegnere chiamato Philips Miller sperimentò una versione alternativa, il Philips Miller Film Recorder, che usava un nastro di celluloide che veniva foto-impresso (alla maniera di una pellicola cinematografica), il risultato era quasi decente (risposta da 50Hz a 7Khz con distorsione intono al 3%) ma i costi assolutamente fuori controllo, parliamo di oltre 400.000 sterline di oggi!

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La Germania e finalmente i nastri!

Con i Tedeschi inizia ufficialmente l’era del nastro magnetico.

Nel 1935 la AEG mostrò il K1 (quasi interamente sviluppato da Fritz Pfleumer) che è stato il primo vero apparecchio utilizzabile a nastro in un mondo fatto di registratori a filo di ferro.

La corrente di BIAS, benchè scoperta prima e sperimentata in qualche modo ovunque, furono due ingenieri tedesci della RRG (Reichs-Rundfunk-Gesellschaft, la radio di stato tedesca), Hans Joachim von Braunmühl e Walter Weber, ad applicarla per primo correttamente fin dal 1940 e fu utilizzata ampliamente per registrare le orchestre e trasmetterle alla radio del Reich a qualsiasi ora.

Qualche anno dopo, nel 1943 un altro ingegnere tedesco della AEG (Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft AG, esiste tuttora) ad utilizzare la corrente di bias regolarmente e sperimentare anche le prime registrazioni “stereo”.

A quell’epoca i registratori tedeschi erano materiale strategico “top secret” e usati dalla propaganda nazista per far sentire la voce del baffetto malefico e dimostrare al mondo la superiorità della tecnologia tedesca registrando le orchestre tedesche e trasmettendole alla radio a qualsiasi ora, cosa che faceva imbestialire gli Inglesi che captavano le trasmissioni Tedesche ed erano sicuri che le loro orchestre suonassero per forza in diretta!

Nella foto a sinistra, il Tonschreiber b1 della AEG del 1938 detto anche “bertha”, un apparecchio creato per la Wehrmacht per registrare le comunicazioni alleate e i segnali ad alta velocità telegrafici, aveva la stessa fedeltà del mostruoso Philips Miller Film Recorder (da 50hz a 5000Hz con distorsione intorno all’1%) ma pesava sui 60Kg e grazie alla velocità da 9 a 120 Cm/s costava una inezia come supporto.

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AEG K1
AEG K1
AEG Magnetophon K1 (1934)

Il primo registratore a nastro commerciale e funzionante! Il papà di tutti i registratori e quello che ha dato il nome alla stirpe, il Magnetofono!

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AEG FT4 (1939)
AEG FT4 (1939)
AEG FT4 del 1939

Modello monofonico, aveva la corrente BIAS in continua ma funzionava ed era pronto anche per l’uso civile e non pesava centinaia di Kg!

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Una nota sul Nastro, come era fatto?

Inizialmente i Tedeschi crearono su un supporto di cellulosa un deposito di Fe3O4ovvero, Ossido Ferroso Ferrico, ma non dava buoni risultati, nel 1939 venne introdotta la miscela Fe3O4e subito prima della guerra venne sostituito il nastro di supporto con il PVC che era meno costoso, più resistente e ignifugo e come ho detto prima, nel 1941 venne introdotto il “biasing”  e lo “stereo” che rese quasi HiFi la registrazione. Al termine della guerra vennero salvate quasi 250 registrazioni della orchestra sinfonica Tedesca!

La miscela del nastro ottenuta nel 1939 venne utilizzata a livello mondiale fino al 1970 dove venne introdotta una nuova miscela, CrO2 o Diossido di Cromo

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Gli Americani studiano la tecnologia Tedesca

Quando gli Americani entrarono in Germania, a Bad Nauheim nel 1945 trafugarono un registratore dalla Radio Frankfurth, due Magnetophon che vennero portato negli USA, smontati e attentamente studiati da John Thomas Mullin che ne copiò la struttura e cercò di migliorarlo.

e la parola Magnetofono?

La parola Magnetofono deriva proprio dall’apparecchio Magnetophon, il primo prototipo K1 venne così battezzato ma i Tedeschi lo utilizzarono anche per gli altri…

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Ampex 200A
Ampex 200A

Fu Bing Crosby a iniziare la storia moderna della registrazione, nel 1947 rimase esterrefatto dalla qualità del Magnetophon di Mullin e sicuro che avrebbe rivoluzionato il campo artistico investì 50.000 dollari in una neonata compagnia che doveva produrli in serie, la Ampex, e nacque il mitico modello 200A (nella foto).

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Le 3 Tracce

Nel 1960 i registratori erano 2 tracce ma in America si usavano spesso gli Ampex a 3 tracce, 2 per l’orchestra e una riservata al solista, un esempio era “Wall of Sound” di Phil Spector nonostante che Ampex avesse un prototipo finito e funzionante di un 8 tracce che venne commercializzato di li a poco, solo dopo l’invenzione del “Self-Sync” di Les Paul le 8 tracce divennero ad uso comune.

A quei tempi era più produttivo lavorare in “velocità”, si facevano diverse prove, poi qualche “take” e alla fine il cantante registrava sulla sua traccia dedicata.

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Les Paul, dalla iconica chitarra al Multitraccia

Noto per la sua favolosa chitarra, Les Paul è anche stato l’inventore del Multitraccia!

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Ampex 5258
Ampex 5258

Nel 1958 comperò il primo 8 tracce Ampex, il modello 5258 per 10.000 dollari (e NON gli fu regalato da Crosby), fu subito ribattezzato OCTOPUS.

Usava il nastro da 1 pollice ma l’idea rivoluzionaria fu di modificarlo in modo da poter ascoltare “in sincrono” all’ascolto, ovvero, le piste pronte a registrare facevano ascoltare il suono in ingresso non appena si premeva “rec”, in questo modo si aveva un perfetto sincronismo con quello che si ascoltava.

Prima di allora non c’era questa possibilità, Les Paul inventò la tecnica di registrazione moderna!

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Le 4 tracce dei Beatles e i Beach Boys

Premesso che anche gli inglesi non arrivarono secondi agli americani dato che portarono a casa diversi registratori tedeschi per studiarli e realizzarono a sua volta i loro prototipi, quasi tutti della BBC, non raggiunsero la tecnologia degli dei loro cugini di oltremanica.

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Telefunken M10 1/4 inc
Telefunken M10 1/4 inc

la EMI ad Abbey Road usò inizialmente dei Telefunken M10 a 4 tracce tra il 1959 e il 1960 che vennero sostituiti dal migliore Studer nel 1965, ma i Beatles non poterono usare nulla di tutto questo fino al 1964, di fatto tutti i dischi precedenti vennero registrati su 2 tracce, come quello a sinistra!

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Studer C34 1/4 inc
Studer C34 1/4 inc

Dal 1965 ad Abbey Road vennero usati gli Studer C37 su 1 Pollice che avevano una qualità incredibile per l’epoca, più leggeri dei voluminosi Telefunken e più flessibili, vennero inseriti anche diversi C37 da 1/4 di pollice.

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Come si registrava?

Il primo disco dei Beatles è stato registrato e mixato (e masterizzato) in meno di 12 ore e hanno usato un registratore 2 tracce probabilmente Telefunken M10!

Solo dal 1964 la EMI diede loro l’accesso ai nuovi C37 a 4 tracce.

Con 4 tracce a disposizione si andava a “ping pong”, ovvero, si faceva la base usando le 4 tracce di un registratore poi si usava un secondo registratore ascoltando le 4 tracce del primo e registrando ulteriori tracce, oppure si usava un registratore dimezzando le piste o tutte le combinazioni, in poche parole si creavano quelle che in gergo si chiamano “generazioni“.

Nel documentario “Let It Be” di Peter Jackson, si vedono i Beatles cazzeggiare spesso mentre i tecnici registravano tutto, ad un certo punto George Martin avvisò che ogni 30 cm di nastro loro lo pagavano una sterlina e George Harrison rispose che “…tanto paga la EMI, loro sono artisti EMI quindi….

Alla fine delle registrazioni sul 4 tracce c’era di tutto, le scelte erano a senso unico ed era difficile tornare indietro, a quei tempi si lavorava molto velocemente, tutto seguiva il modo in cui il business discografico funzionava, bisognava creare tanti singoli velocemente e stare sempre sulla cresta dell’onda quindi i tempi di registrazione erano molto ristretti e non c’era tempo di gingillare.

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Beatles Take Sheet
Beatles Take Sheet

Per evitare ulteriori e costose ore di studio c’era un personaggio che scriveva tutto sui Take Sheet (o Track Sheets ma all’epoca erano molto più numerose le Takes), fu in quell’epoca e probabilmente in quegli studi che nacque la figura del Tape Operator, che oltre a manovrare il nastro doveva tenere traccia di tutto quello che vi era registrato ed essere particolarmente puntiglioso a scrivere tutto molto chiaramente. Fu in quell’epoca iniziarono i magheggi sui nastri, i più avventurosi usavano i registratori da 1/4 di pollice per aggiungere materiale durante i riversamenti perchè erano più pratici da usare e si potevano giuntare facilmente e con tale sistema George Martin ha fatto miracoli su “Stg. Pepper’s”, uno dei “Tape Operator” dell’epoca fu Alan Parsons che lavorò sia con i Beatles per Let it Be che molti dischi dei Pink Floyd dove dimostrò la sua maestria a manipolare i tagli sui nastri imparata proprio ad Abbey Road.

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Anche se di qualità sorprendente grazie alla dimensione del nastro e la larghezza delle piste non bastava certo schiacciare il rec o il play per manovrare quelle macchine!

Il tecnico dedicato (Tape Operator) aveva responsabilità colossali, doveva compensare la tensione del nastro a seconda della posizione della bobina (altrimenti si rischiavano fastidiosi slittamenti di velocità) e a volte maneggiare le correnti di polarizzazione, inoltre doveva sempre avvolgere il nastro di coda per evitare il ghosting, tenere traccia delle generazioni, segnare tutto sul “Take Sheet” (che successivamente con l’aumento delle tracce divenne “Track Sheet”) e spesso doveva manovrare 2 registratori!

Inoltre le “generazioni” contenevano tracce di altri nastri quindi il fruscio aumentava e i suoni si ammorbidivano costringendo il fonico a ritoccare in registrazione l’equalizzazione per compensare.

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Le 8 Tracce

In America, Phil Spector e i Beach Boys decisero di prendersi tempo e sperimentare cose nuove e fu così che nacque “Pet Songs“, registrato su 4 e 8 tracce in due diversi studi anche 140 sovraincisioni e numerosi tagli creativi! Fu una vera e propria scelta innovativa, nessuno lo aveva mai fatto a questi livelli e quello che ne uscì aprì la strada alla musica moderna!

Il lavoro dei Beach Boys colpì tantissimo i Beatles che decisero di usare la stessa tecnica per il loro prossimo disco, “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” che occupò 700 ore di registrazione e 130 giorni di lavoro, cosa impensabile fino a qualche tempo prima, usando esclusivamente 4 tracce e tantissime generazioni su nastro (ricordate cosa intendo per generazione?), c’era abbastanza materiale per far uscire cose inedite per decenni.

Durante le registrazioni di “Let it be“, George Harrison decise di utilizzare il suo nuovissimo 8 tracce, un 3M M23

Era finita l’epoca della registrazione in corsa, si usava la creatività e si sfruttava il tempo e grazie alla tecnologia c’erano abbastanza tracce, era nato l’arrangiamento moderno!

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Oltre le 8 tracce ma anche esperimenti con 5 o 6!

A parte un esperimento da 5 tracce fatto da Frank Zappa nei primi anni 60 con un registratore custom creato da Paul Buff che comunque non ebbe seguito, nel 1958 la Ampex produsse il suo 8 tracce, il modello 5258 , nel 1966 la 3M introdusse il suo 8 tracce 3M M23 (nominato sopra) su 1 pollice, la Ampex produsse il suo M1000 a 16 tracce fin dal 1967, qualche tempo prima, nel 1966, la Scully introdusse il modello 280 che poteva essere utilizzato da 2 a 16 tracce cambiando il gruppo testine e l’elettronica e venne utilizzato in UK dagli studi Advision, la versione 12 tracce venne usata da Jimi Hendrix , qui potete vedere la versione 280 a 8 tracce degli studi Motown di Los Angeles, nel 1969 la 3M fece il suo modello a 16 tracce, l’M56

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Un pollice non basta più, oltre le 16 tracce!

Con il moltiplicarsi delle tracce non serviva creare le generazioni, si poteva fare tutto sullo stesso nastro ma 1 pollice non bastava più quindi arrivò il 2 pollici! L’Ampex MM1000 aveva 24 tracce dal 1969!

Dalla metà degli anni 70 i 24 tracce cominciarono a proliferare ma “analogicamente” non si andò mai oltre le 24 tracce, ci furono degli esperimenti su 3 pollici da parte dell’MCI nel 1978 (che produceva uno dei migliori 24 tracce mai costruito) per arrivare a 32 tracce, OTARI fece una versione sperimentale del suo cavallo di battaglia Mx80 a 32 tracce su 2 pollici e la Stephens ha costruito modelli da 2,4,8,12,16,24,32 e 40 tracce.

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Made in USA, Germany, Swiss e … Japan!

Negli anni 80/90 c’era questa diceria da corridoio, i registratori Tedeschi erano fatti meglio ma suonavano peggio e quelli Americani erano fatti peggio ma suonavano meglio, personalmente dico che non è vero, elettronicamente erano fatti tutti e due bene, i Tedeschi a moduli, gli Americani a schede, la meccanica crucca era molto meglio dato che usava parecchio alluminio e la struttura era studiata per evitare ogni deformazione, quella USA era quasi tutta metallica e col calore tendeva a deformarsi, i freni erano così, così…

Considerate che progettualmente entrambe erano “old style”, una volta non si vedeva un nuovo modello per anni, l’MCI aveva le schede piene di integrati con layer ceramici e la Studer usava un sacco di Transistors e basette in Bachelite, le parti meccaniche erano ancora degli anni 70, inoltre nessuna delle due era stata studiata per evitare il calore (il maggior problema di tutte le elettroniche esistenti, banchi compresi) ma lo Studer, essendo modulare, permetteva di avere meno problemi, bastava sostituire un paio di cose e si procedeva spediti, cosa da non sottovalutare!

Ho notato che le macchine Americane tendevano a distorgere di più quindi il suono sembrava più ricco ma vi assicuro che su 10 studi ognuno era diverso, il Regson aveva un MCI che suonava benissimo e meccanicamente era praticamente perfetto, lo Psycho aveva un A80 che era perfetto e suonava altrettando bene, per avere un metro di misura bisognava girare e ascoltarne parecchie di campane!

Quando arrivarono i Giapponesi, sbancarono per via dei prezzi, costavano meno e le macchine erano praticamente uguali anche se erano molto più leggere ma personalmente sono arciconvinto che i registratori tedeschi dell’ultima generazione erano meccanicamente spettacolari e la precisione tedesca nelle testine non aveva eguali, nemmeno tra i Giapponesi.

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Tiriamo qualche somma

L’evoluzione della registrazione a nastro è stata costante ma disordinata. In USA negli anni 60 esistevano fin dall’inizio gli 8 tracce ma quasi tutta la musica dei Beatles e Rolling Stones ad esempio è frutto di registrazioni su 2 o 4 tracce, perchè?

Innanzitutto chi usava le 4 tracce spesso aveva 2 registratori uguali il che dava la possibilità di riversare da uno all’altro, i registratori a 8 tracce erano molto più costosi e tipicamente usavano nastri da 1 pollice, era improbabile che in uno studio ne esistessero 2 e usare nastri da 2 pollici era molto costoso, quindi lavorare con un registratore da 8 tracce al posto di 2 da 4 non dava tanti vantaggi per il modo in cui si lavorava all’epoca.

La registrazione sugli Studer C37 era molto buona, usavano il 1/2 pollice (il 1/4 pollice per il master), le testine erano di incredibile fattura e l’elettronica solida e silenziosa, per contro, i registratori da 8 canali erano inferiori a livello di testine, non si potevano costruire le testine a farfalla e non erano certo maneggevoli.

Con l’aumentare delle tracce si cambiò il modo di lavorare, non servivano le generazioni e i tempi erano più rilassati, non serviva nemmeno il tape operator fisso dato che dal 16 tracce i telecomandi divennero di uso comune e gli studi divennero “diversi”, meno asettici e più accoglienti per dare agio ai musicisti, vennero inserite le “sale macchine” per infilarci il grande registratori e i rumorosi alimentatori e amplificatori e diventò comune un trattamento acustico più “bello da vedere”, senza i pannelli di gesso traforati.

Anche i mixer subirono grandi cambiamenti, dall’equalizzatore fisso del “REDD” EMI dei Beatles si passò ai modelli a transistor con equalizzatore per ogni canale, compressore, etc.

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Alcuni modelli di registratore iconici
MCI JH-24
MCI JH-24
MCI JH-24

Una delle macchine più belle sonoricamente e affidabili della “vecchia generazione”, dovrebbero esserci passati sopra Micheal Jackson, Earth Wind e Fire, Queen, etc…

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Studer A80
Studer A80
Studer A80

Un compagno di vita! Macchina estremamente solida e abbastanza gigantesca.

L’ho usata in Psycho Studios per più di un decennio e l’ho vista in crisi solo un paio di volte ma nulla che non si potesse riparare al volo, rispetto all’MCI era molto più facile da allineare, cosa che andava fatta molto spesso, tipicamente ogni 3 giorni al massimo. Per come era fatto non dovevi piegarti per infilare il cacciavite nei buchetti, tutto era visibile e comodo, inoltre le parti che si taravano erano facilmente smontabili quindi si potevano usare delle schede di riserva e conservare le tarature, insomma, una macchina fatta per essere sempre operativa e non far perdere tempo.

Il disco della Mahavisnu, Adventures in Radioland è passato da lui come pure il primo disco di Elio e le Storie Tese.

Era preferibile usarlo con un riduttore di rumore, all’epoca noi usavamo il Telcom C4, anche la diafonia era altina ed è uno dei motivi per l’utilizzo del riduttore di rumore.

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3M M79
3M M79
3M – M79

Macchina piuttosto rara in Italia dove la vicinanza con la Svizzera e la Germania rendeva gli Studer le macchine più popolari.

E’ della vecchia generazione, il telecomando era inferiore alla norma ma aveva una foggia del comparto testine particolare che lo rendeva particolarmente preciso e stabile di velocità ma il consumo del nastro era leggermente superiore.

Sicuramente usato nei primi dischi degli Steely Dan

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Otari MX80
Otari MX80
OTARI MX 80

Uno dei primi registratori “moderni”

I Giapponesi rimasero silenti per almeno un ventennio, in passato la TEAC aveva fatto un modello semiprofessionale molto economico a 8 tracce su 1/2 pollice che ho usato in WEA ma non c’erano dei veri “muli da studio”.

L’OTARI fu una delle prime ditte a creare un 24 tracce economico ma completo, leggero ma resistente con un bel telecomando e ad un prezzo molto inferiore ai grossi STUDER pur mantenendo un buon livello qualitativo.

Era presente nello studio B dello Psycho ed è il registratore che ho menzionato per il brano “tapparella” di Elio e le storie tese dove per creare la parte “forza panino”, Rocco Tanica mi chiese un effetto che ricordasse vagamente i Beatles in “A day in the life” e quindi usai ogni metodo semidistruttivo compresa la staratura di ogni trimmer di regolazione (più di 100!) che si intravedesse compresi quelli della meccanica e ogni volta registrai il risultato sul ProTools, in digitale, poi allineammo tutte le tracce.

Alla fine smise di funzionare, non ho idea le imprecazioni del tecnico Otari che arrivò successivamente….

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Studer A827
Studer A827
STUDER A 827

E’ stato il mio secondo e ultimo registratore analogico, probabilmente il miglior registratore a bobine analogico mai costruito!

I motori erano da 1 Cavallo l’uno, quindi si può dire che aveva la potenza di una 2CV! Successivamente ci fu un modello con VU meter al plasma ma la meccanica e l’elettronica erano sempre quelli.

Grazie all’Ampex Grand Master 499 non servivano riduttori di rumore e la dinamica era incredibile, andavo ben oltre lo 0dB e … nulla, nessuna distorsione.

Il telecomando era un capolavoro, c’era pure una opzione che permetteva di eseguire degli “insert” usando una memoria digitale per poter fare l’undo!

Taratura automatica sia della meccanica che dell’elettronica, quanto tempo ho perso dietro l’A80!

E quanta strada dal 1934!

Purtroppo la Studer tirò fuori questo gioiello troppo tardi, si affacciava l’eopoca digitale e questa macchina non ci stava dietro nonostante le prestazioni e tutto il resto.

Per avere oltre le 24 tracce ne servivano 2 e la sincronizzazione era lenta (anche se con questi 827 era 5 volte più veloce che con altri), molti studi passarono agli OTARI 48 digitali o i SONY a 48.

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Il Mastering su 1/2 pollice, l’ultimo baluardo del nastro

Gli unici sopravissuti al post digitale sono stati (per un periodo) i registratori da Master soprattutto 1/2 pollice, presenti in molte sale mastering e qualche studio ma ovviamente non come prima, il costo del Nastro per prima cosa ma anche la difficoltà di recuperare un modello funzionante “bene” e con le testine a posto e poco consumate!

Ampex ATR102
Ampex ATR102
Ampex ATR102

l suono del 1/2 pollice Ampex 499 usato su elettronica AMPEX ATR-102 è ancora oggi uno dei miei preferiti in assoluto e non sono solo a dirlo, tantissimi studi di Mastering hanno questa combinazione e molti la tengono funzionante ancora oggi nonostante i nastri Ampex non esistono più.

L’alta magnetizzazione possibile sull’Ampex 499 GM faceva lavorare al limite l’elettronica tantè che se si sbagliava qualcosa non bastava tornare indietro e cancellare ma bisognava fare un paio di passaggi in registrazione a vuoto (almeno) per magnetizzare il nastro e annullare eventuali “ghost” che potevano rimanere, quindi si preferiva per questioni di tempo andare avanti e spesso si occupava un intero nastro solo per un pezzo!

Di solito si andava a 15″ ma alcuni osavano il 7 1/2 che aveva meno alte ma sulle basse era più “bombato”.

L’ho usato centinaia di volte e dato i costi non si usava per tutti i brani (a meno che la produzione lo permettesse), con gli EELST l’ho usato con “Pagàno” in Cicciput per salvare la dinamica e le centinaia di ore di post-produzione di quel brano!

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Le caratteristiche dei registratori a bobina

  • La velocità misurata in pollici/cm al secondo
    •  3.75 ips (9.5 cm/sec) – 7.5 ips (19.05 cm/sec) – 15 ips (38 cm/sec) – 30 ips (76 cm/sec)
  • Dimensioni delle bobine
    • 5 inches (12.7 cm) – 7 inches (17.78 cm) – 10.5 inches (27 cm) – 14 inches (35.56)
  • Le dimensioni del nastro
    • 1/4 inches – 1/2 inches – 2 inches (il nastro da 1 pollice è rarissimo)
  • Curva
    • NABCCIR

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La curva NAB (National Association of Broadcasters) è una equalizzazione sia in registrazione che in ascolto, ne esiste un’altra chiamata IEC (International Electrotechnical Commission) o CCIR che è diversa e non è intercambiabile.

La curva eq NAB è uguale alle due velocità di 7.5 ips e 15 ips mentre la IEC/CCIR e diversa per ambedue le velocità.

VelocitàIEC/CCIRNAB
Bass PoleHFBass PoleHF
15-35μs3,180μs50μs
-70μs3,180μs50μs

Le due curve NAB e CCIR a confronto, cosa succede in registrazione e cosa in ascolto. Si nota che non sono assolutamente interscambiabili! (clicca per ingrandire)

Un nastro registrato con lo standard IEC ma suonato su un registratore NAB suonerà con delle basse troppo sparate, intorno agli 8db sui 20Hhz come le alte non suoneranno correttamente!

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La Testina (le testine…)

Ogni registratore ha il suo metodo ma semplificando possiamo consolidarlo nella figura sotto:

Le componenti fondamentali sono le 3 testine in sequenza:

  • Cancellazione
  • Registrazione
  • Ascolto

Il Pinch Roller (blu) ha la parte esterna in gomma e si occupa assieme al Capstan (rosso) di tenere il nastro ben teso davanti alle testine, la bobina che trascina è quella di destra e la stragrande maggioranza dei registratori ha le due bobine dotate di motori separati, due roller laterali (a volte sugli Studer sono doppi con un bilanciere) si occupano della stabilità del nastro. Poi ci sono le parti elettroniche ma è altrettanto importante tutta la parte di sensori che si occupa di identificare il fine nastro, misurare la corretta velocità, tensione, etc.

 

 

Principio di funzionamento

(clicca per ingrandire)

Lo schema è semplificato, nella realtà serve una testina di cancellazione che “prepara” il nastro, di fatto cancella utilizzando una pre-magnetizzazione, una frequenza elevata dai 50Khz ai 200 Khz, questa operazione migliora la successiva magnetizzazione da parte della testina di registrazione.

 

 

 

 

Una tipica testina in Ferrite

(clicca per ingrandire)

Esistono diverse tipologie di testine, questa ad esempio è in ferrite ma sotto ne vediamo una in lamine di metallo

 

 

 

 

 

Una tipica testina in Metallo

(clicca per ingrandire)

Le testine in metallo sono più costose e vengono solitamente usate per la lettura e la registrazione, quelle di ferrite sono considerate più economiche ma a volte i produttori stupiscono riscoprendo vecchie tecnologie che con innovazioni risplendono.

La foggia delle testine e la loro costruzione dipende dalla applicazione, ovviamente sono costruite con materiali duraturi dato che per funzionare hanno una costante frizione. In alcuni registratori professionali a 2 piste esistono testine “a farfalla” che migliorano la diafonia.

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Testine e tracce

A seconda delle tracce le testine hanno configurazioni diverse, ad esempio, i registratori a 4 tracce consumer hanno testine con uno spazio extra perchè le tracce non sono contigue.

 

 

 

 

 

 

Il BIAS

La corrente di BIAS è una sinusoide a frequenza elevata (es. 100 kHz e oltre), viene sovrapposta al segnale audio che viene registrato dalla testina di registrazione e magnetizza le particelle del nastro, migliorando la linearità della registrazione.

Negli anni 30 i Tedeschi provarono ad applicare un segnale continuo assieme al segnale di registrazione che effetti migliorava la registrazione ma due ingegneri Tedeschi della RRG per un incidente scoprirono che una frequenza alternata era molto meglio.

Questi i vantaggi del BIAS

  • Polarizzazione
    • Aiuta a magnetizzare il nastro grazie anche alla pre-polarizzazione in cancellazione.
  • Linearità
    • A bassi livelli di segnale la registrazione non rientra nella sua zona “ideale”, la polarizzazione la spinge ad entrare in questa zona migliorando le prestazioni.

Il BIAS non è universale, ogni registratore ha il suo sistema e va oltremodo regolato sul tipo di nastro per cui i produttori lo pre-impostano e lasciano qualche parametro regolabile a seconda del nastro.

Una errata regolazione del BIAS può peggiorare le prestazioni notevolmente anche se la parte regolabile dall’utente è limitata, qui a fianco un grafico che indica chiaramente quanto influenza una cattiva regolazione del BIAS.

 

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Il resto dell’elettronica

La parte più complessa dei registratori diciamo “moderni” è sicuramente quella che si occupa del trascinamento, la precisione richiesta era aumentata via via con gli anni e nel suo ultimo periodo era normale avere due macchine accoppiate, quindi valanghe di sensori, motori separati con anelli tachimetrici, freni (esattamente come alcune macchine a motore!), servomeccanismi… Insomma, tanta roba.

La parte analogica si compone dei soliti preamplificatori, in alcuni casi doppi per permettere il Syncro-Rec ma la maggior parte delle volte il telecomando faceva uno switch dell’elettronica, questo per evitare doppie tarature (lunghe se si hanno 24 canali!). C’è anche la suite di filtri per il NAB o CCIR che cambiano a seconda se sono in registrazione/riproduzione.

Poi c’è la parte che si occupa del BIAS che è un oscillatore, completa il tutto un bel VU meter.

Telecomando

Il telecomando si è evoluto negli anni fino a diventare un vero “mostro”. All’epoca dei Beatles c’era un operatore (Tape Operator), in alcuni filmati dei Beatles è stato immortalato Alan Parsons in questo ruolo. Con gli anni si è reso necessario dare al fonico stesso il controllo ma serviva un pannello “molto chiaro“.

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Qui vediamo il telecomando dell’MCI JH24 che era un 24 tracce, uno dei più semplici ma funzionali.

In alto a sinistra le indicazioni di posizione e l’omnipresente “LOC” che è una memoria di posizione che si settava di volta in volta a seconda della parte su cui si stava lavorando.

La tastierina numerica sul lato opposto serviva ad inserire le locazioni a mano. In questo telecomando c’è anche la possibilità di variare la velocità, usata dagli Earth Wind & Fire per i Fiati!

In mezzo l’armamento delle tracce, “record ready” e “cue“, quest’ultimo indicava quando la testina di registrazione veniva usata anche per l’ascolto per avere il sincrono con le altre tracce.

In basso a sinistra la modalità “tape“, “input“, “auto“. Input per ascoltare il segnale in arrivo, tape si usava in MIX e usava finalmente la testina di ascolto e auto era la modalità automatica che si usava di più nella produzione, se una pista era abilitata in registrazione permetteva di ascoltare dalla testina di registrazione, appena si andava in registrazione passava ad ascoltare la “diretta” in ingresso, in questo modo c’era una sincronia assoluta e nessun ritardo dovuto alla distanza delle testine.

Sotto a destra i pulsanti di trascinamento e il tasto REC.

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I Pregi…

La tecnologia di oggi è incredibile, anche a livello strumentale dimostra di essere arrivata a picchi inimmaginabili. Eppure…

C’è chi preferisce i vecchi metodi.

Assurdo? No. A volte i veri pregi sono proprio certi difetti! La distorsione ad esempio, la migliore amica di noi fonici, senza sarebbe impossibile fare i suoni, modellarli.

Ci sono “audiofili” che fanno sfoggio di apparecchiature a valvole da centinaia di migliaia di dollari, sicuri che sia la “vera” alta fedeltà ma se vai nel dettaglio sotto c’è la distorsione, il basso slew rate (per dirne alcuni) che non fanno altro che fare quello che facciamo noi fonici, abbelliscono il suono.

Non c’è un solo tipo di distorsione, sarebbe troppo facile, ci sono infinite combinazioni, anche il digitale se non è curato ne produce ma spesso il problema sta nella “definizione”.

Il meccanismo del nastro è simile a quello del digitale, sono ambedue “stream”. Il digitale ha un “orologio” chiamato “sample rate” e un numero di bit “verticale” che insieme definiscono la risoluzione, l’analogico ha un nastro che permette una certa magnetizzazione (equivalente al numero di bit) e una velocità che equivale al “sample rate” solo se calcolato assieme alla sua “corrente di pre-polarizzazione” e il BIAS che sono frequenze elevate (oltre l’udibile, dai 40Khz ai 200Khz solitamente, guarda caso come il sample rate), non è sbagliato dire che sarebbe l’opposto visto che è stato sviluppato copiando appunto l’analogico.

All’inizio dell’avventura magnetica ci si è resi conto che non bastava solo scrivere impulsi magnetici rappresentati dal suono su qualcosa di magnetizzabile che scorresse in un verso, la distorsione era inaccettabile, quindi venne introdotta la corrente di BIAS che all’inizio era in continua e il risultato era distorsione (anche se minore). Come ho detto sopra, furono i Tedeschi a capire che serviva un segnale alternato, una frequenza, e provarono ad iniettarla assieme al suono e … magia, un magico miglioramento a tutti i livelli!

Ma iniettare una frequenza fissa anche se elevata e subito dopo un segnale musicale è preoccupante, andrà tolta elettronicamente, magari produrrà distorsioni (quelle di intermodulazione ad esempio ?!).

Come vedete sia il digitale che l’analogico su nastro non sono poi così lontani se non fosse che è proprio in nastro a dare il suo contributo, alleggerendo i transienti, facendo da lieve compressione “upward”, ovvero, alza la parte bassa del segnale quindi suona tutto “pieno”, la parte bassa si arrotonda piacevolmente, la distorsione fa il suo lavoro aggiungendo armoniche nella parte centrale e bassa.

Eseguendo prove strumentali con apparecchi di misurazione si vede subito che la risposta e la distorsione di un buon registratore con un nastro decente è ottima:

Sotto, le misurazioni di un OTARI MX-5050B mk IV, un apparecchio commerciale che strizzava l’occhio agli studi di registrazione, piuttosto raro. 

Si vede chiaramente che ha prestazioni ottime che potrebbero competere con qualsiasi digitale, ma una foto di un grafico non è abbastanza, i registratori si comportano differenti a diversi livelli di segnale per la natura “non lineare” della registrazione che anche con il BIAS non riesce a compensare pienamente a qualsiasi livello.

 

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Quindi, alla domanda “suona bene o no?” la risposta è:

Suona bene, ovviamente se è una bella maccina, tarata bene e con un nastro decente e soprattutto “nuovo”, ma lo fa esclusivamente per i suoi “difetti”!

Il disco AJA degli Steely Dan, 1977 è stato inciso e masterizzato tutto su nastro, si tratta di uno dei migliori lavori di produzione e registrazione di sempre ed è uno dei miei riferimenti, nonostante i difetti, i problemi, se questo è il risultato…

Per assurdo è l’anno in cui ho comperato il mio primissimo registratore a bobine da ragazzo, ironia della sorte!

Con dedizione, perseveranza, gusto di Donald Fagen e Walter Becker e e ovviamente la bravura dei migliori musicisti del mondo oltre che un fonico altrettanto stellare, questo è il risultato. Ascoltatelo se ne avete occasione!

I Difetti

Non è tutto Rose e Fiori… I registratori hanno un fascino tutto loro, sono macchine molto meccaniche “old style” anche se con gli anni ci hanno ficcato di tutto, Vu Meter al plasma, display…

Hanno lo stesso fascino dei giradischi, sono superstiti di un’era che non c’è più!

I registratori se usati con ottimi nastri e con tutti gli accorgimenti, suonano bene, non perfettamente perchè ci sono limiti strutturali, i transienti non sono mai perfetti ma a volte non è un difetto e si cerca quello, la dinamica è buona ma lo slew rate non è a livello della registrazione digitale.

Le macchine devono per forza essere tarate bene e soprattutto per il nastro che si intende utilizzare, i registratori professionali sono fatti per questo ma quelli consumer no e spesso sono decenni che nessuno li tocca!

Poi c’è il problema principale … i nastri! Una volta c’era il supermarket (sul serio, li trovavo pure all’esselunga!), a Milano si chiamava la “Supporti Magnetici” (che non esiste più!) e ti portavano i nastri in studio prontamente anche in giornata.

Oggi i produttori di nastri sono spariti, ci sono degli “avventurieri” che usano mescole di cui hanno ottenuto il permesso e li rifanno ma non sono a livello degli Ampex o Basf dell’ultima generazione, mi spiace dirlo ma è così, lo dico tristemente perchè ho salvato uno Studer a mezzo pollice che ho evitato di dare ad un “pessimo essere del Modenese” che faceva man bassa dei rimasugli degli studi, con il quale ho avuto un pessimo rapporto…

La lista…
  • Diafonia

Con la moltiplicazione delle tracce lasciando invariato il supporto la diafonia è ovvio che aumenta, non c’è tecnicismo che tenga, il gap tra le testine diminuisce ed essendo un fenomeno “magnetico” è naturale che durante la registrazione avvengano delle lievi interferenze tra le tracce, in passato il “traferro” serviva a creare uno spazio ma l’aumento delle tracce ha diminuito quest’area.

Ma cosa è questa diafonia? In pratica è la traccia/e adiacente interferisce con quella in ascolto, a volte è ininfluente ma spesso da fastidio, ad esempio, se si tratta della voce è un problema perchè la traccia che interferisce potrebbe creare problemi con gli effetti, tipo i riverberi o i delay.

Negli anni passati si utilizzava il codice SMPTE (e ancora prima il clock), serviva a sincronizzare i sequencer e l’automazione del banco, ma anche altri registratori, un esempio qui sotto:

Occhio al volume!

ATTTENZIONE! SMPTE

Con un rumore del genere bisognava stare attenti, mai registrarlo vicino a tracce sensibili come Voci, Pad. Al contrario mai registrarci accanto suoni particolarmente percussivi per non mandare il crisi la lettura del codice, alla fine molti lo registravano su una traccia laterale e lasciavano vuota quella accanto per evitare che la diafonia creasse problemi!

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  • Deterioramento laterale

La prima e l’ultima pista soffrono di un deterioramento maggiore del nastro perchè la tolleranza di avvolgimento non è precisa al millesimo di millimetro, inoltre i bordi del nastro magnetico vengono “mangiati” dalle guide metalliche e per ultimo a volte il “Pinch Roller”, ovvero il blocco rotante di gomma che accompagna il nastro si ovalizza consumandosi.

Quindi? Le due piste in questione non suonano benissimo e vengono usate per il click oppure per il codice SMPTE avendo l’accortezza di registrarlo ad un volume compatibile con la macchina che si sta utilizzando e in base a come consuma il nastro!

  • Deterioramento sonoro

Essendo un processo di magnetizzazione, lo “sfregamento” del nastro con parti metalliche produce un minimo di magnetismo e i Tedeschi della AEG delgli anni 30 lo sapevano bene per cui progettarono ogni parte in movimento in alluminio, quello che si poteva lo resero “rollabile” per evitare al massimo anche l’asportazione della mescola del nastro e le testine vennero costruite con tecnologie sempre più sofisticate che includevano acnhe vetro.

Ma non basta, lavorando in studio sui brani è inevitabile andare avanti e indietro, riascoltare, registrare… il nastro viene sottoposto a stress incredibili.

Poi ci sono i fattori “ambientali”, l’umidità è forse il peggiore, ho visto nastri che diventavano “trasparenti” durante l’ascolto! Sono decine i motivi, dalla mescola, ambiente, temperatura, qualità…

Il risultato è che il suono si “ammolla”, i transienti si spengono, tende a diventare tutto più scuro ma anche meno definito e spesso costringeva il fonico ad aggiornare costantemente l’equalizzazione dal banco sopratutto sulle alte con la conseguenza dell’aumento del fruscio.

In passato gli studi avevano 2 registratori per aumentare le tracce in primo luogo ma anche per poter “copiare” il 24 piste e riprestinare il suono, si facevano diverse copie dall’originale!

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  • Wow & Flutter

Un termine che i vecchi del mestiere conoscono anche perchè i giradischi hanno lo stesso problema. Il wow & flutter è espresso in percentuale ed è l’ondulazione/deviazione della velocità. In termini pratici, durante il suo funzionamento il registratore fa una vera “guerra” per mantenere il controllo sulla velocità, buona parte dell’elettronica serve proprio a questo e se si parla del mercato pro è importantissimo che questo parametro sia al minimo dato che influisce anche sull’intonazione!

Ricostruendo vecchi brani del passato ed in particolare la “time track”, parlo di versioni degli anni 80 quando c’era sicuramente una batteria elettronica, mi aspettavo una precisione in bpm piuttosto alta ma il più delle volte è ballerina, grazie al W&F.

  • Azimuth

L’azimuth è la regolazione della geometria della testina che deve essere ben posizionata e orientata sul nastro. Nei registratori “moderni” professionali che hanno tante tracce questo non era un grosso problema, il blocco testine “monolitico” di grosse dimensioni era fatto di materiali durevoli e pre-impostati in fabbrica tantè che alcune macchine potevano scambiare il gruppo testine da 1/4 pollice a 1/2 pollice semplicemente con 2 viti.

Nei registratori consumer con le testine mobili come le Audiocassette il problema c’era tantè che in molti lettori c’era il buchino per regolare l’azimuth!

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  • Ghosting

Il problema del ghosting è sempre esistito ed è quasi inevitabile (per non dire che non è possibile eliminarlo del tutto), la magnetizzazione del nastro influisce sullo strato sottostante, in pratica si sente debolmente arrivare una traccia registrata più avanti.

Fortunatamente questo effetto si sente solo negli spazi ed è facilmente risolvibile, basta riavvolgere il nastro di coda!

In passato il “ghosting” del nastro veniva trasferito sui vinili, negli anni 70 avevo un disco degli YES dove si sentiva chiaramente il brano arrivare prima!

  • Speed warp

Questo è un problema che è sempre esistito e ai tempi dei Beatles era uno dei peggiori e obbligava a registrare diversi minuti dopo l’inizio del nastro ed evitare assolutamente di usare gli ultimi! Quando una delle due bobine è piena di nastro, quella vuota tende a “tirare” di più causando una variazione di velocità e si tratta di un problema diverso dal Wow & Flutter!

Per assurdo la soluzione di registrare “in mezzo” alla bobina ha preservato gli originali dal tempo alla grande quindi è tornata utile.

Nei registratori più moderni c’è il controllo elettronico ma purtroppo non è sempre efficente e a volte ci mette del tempo per compensare, il risultato è lo “smiagolio”, nei vecchissimi registratori tipo il C37 la variazione era costante quindi il tecnico di Abbey Road teneva d’occhio un tachimetro costruito da loro (tipo quello dei giradischi degli anni 70) e compensava manualmente altrimenti era praticamente impossibile fare le sovraincisioni o usare la take per dei tagli.

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  • Fruscio

Peggiora con l’uso, più si ascolta il nastro, più si deteriora (un problema che vedremo più avanti, quello peggiore in assoluto) e aggiungendo che certe piste vanno registrate più basse per evitare le interferenze intertraccia e tutto il resto il fruscio aumenta. Moltiplicato le n traccie (che spesso sono 23), fate voi…

  • Vietato sbagliare

Ovvero, se sbagli sei fregato. Ora è uno spasso, se sbagli non succede nulla ma con il nastro potevi fare dei disastri! In pratica non puoi sbagliare, quando entri in registrazione devi essere molto attento anche a quando uscire!

Aneddoto. Spesso la mattina in Psycho si registravano le pubblicità che essendo di 15, 30 secondi erano registrate in fila sullo stesso 24 piste, bisognava stare attenti ad uscire velocemente dalla registrazione se non si voleva diventare protagonisti di un disastro!

Professionalmente andrebbe messo un pezzo di guida bianca tra un brano e l’altro (o addirittura verde in entrata e rossa in uscita) ma all’epoca per questioni di tempo non si faceva e se capitava di infilare lo spot tra altri in mezzo al nastro, c’era il serio rischio di cancellare qualcosa di inaspettato! E’ quello che è successo al Paolone che faceva pratica da fonico con gli spot, io stavo alle tastiere e lui al mixer. Un giorno ci capitò uno spot per la radio da 15 secondi e il cliente abituale aveva il suo nastro decise di infilarlo tra due altri spot presenti sul multitraccia, tipica situazione dove devi veramente stare attento! Paolo registrò una batteria di guida ma non stette attento e arrivò al brano successivo, feci appena in tempo a fermare la registrazione ma poteva aver fatto la frittata! Fortunatamente su quelle tracce c’erano strumenti che inziavano dopo ma ebbe un bel colpo di adrenalina.

Col digitale queste cose non esistono, estremo relax.

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  • Entrare e uscire dalla registrazione

Con il nastro questa pratica richiede tantissima concentrazione e conoscenza del registratore perchè se si entra sul suono si “sente” e allo stesso modo devi uscire dove non c’è suono sempre perchè il registratore fa inevitabilmente un brutto effetto quando entra o esce.

Piccolo gossip. Se prendete il pezzo “Roxanne” dei Police, invertite la fase di uno dei due canali e mettete in mono, sparisce la voce, basso e altri strumenti ma rimane in evidenza la chitarra che essendo leggermente spostata su uno dei canali non si annulla. Noterete subito che non è stato semplice registrarla, sono entrati e usciti dalla registrazione moltissime volte e spesso si sono mangiati un attacco della chitarra, chiaro segno che non è stato registrato con cura, fortuna che erano “i Police”.

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  • Dolby si, Dolby no, come elimino il fruscio del nastro?

Per prima la Dolby corse ai ripari con il gigantesco Dolby A nel 1965, lo studio B della Regson a Milano lo aveva e riempiva l’intero muro posteriore! Poi arrivò il compatto Dolby B qualche anno dopo che aveva una struttura modulare e poteva essere usato anche sui Master a 2 tracce. Quante volte ho visto il marchietto giallo e lquante altre volte lo applicavo io stesso sulle copie che facevo nel periodo che lavoravo alla WEA!

Si usava? Ni, si e no, tendenzialmente NO. Ancora una volta il deterioramento del nastro creava problemi dato che la decodifica diventava troppo agressiva col tempo!

Venne il periodo del Telcom C4 della Telefunken che sembrava miracoloso, comprimeva e pre-equalizzava in registrazione ed espandeva riequalizzando in riproduzione ma eseguiva anche delle modifiche dinamiche, promettendo di riguadagnare la dinamica ed eliminare il fruscio.

Funzionava? Lo posso dire perchè lo avevamo in Psycho ed era piuttosto raro… Beh, anche stavolta devo dire, NI. Si usava con le batterie ma MAI con pad e tastiere e sopratutto voce perchè ancora una volta il nastro deteriorando sballava il rapporto equalizzazione/dinamica e la decodifica inventava dinamiche stravaganti!

I riduttori di rumore “dinamici” erano usati massicciamente anche nel consumer ma quasi esclusivamente per le “cassette stereo 7”, durante la registrazione della Mahavisnhu Orchestra, un pezzo del compianto Jim Beard venne ascoltato col il Dolby C (simile per certi versi al Telcom) inserito anche se non era stato registrato con lo stesso, il pezzo aveva uno shaker e un pad iniziale che, a causa della decodifica Dolby, causava una modulazione ritmica del volume del pad e l’effetto era notevolmente bello, rimasero tutti attoniti dalla genialità di Jim finchè venne riascoltato più avanti senza Dolby e divenne piatto, dovetti replicare l’effetto sul brano definitivo in tempo reale durante le registrazioni definitive usando il noise gate in modalità “duck”. Il brano era “The Wait“.

L’ultimo periodo dei riduttori vide la suce dey Dolby SR, molto più sofisticati e costosi, ma nel frattempo la Ampex e la Basf usarono mescole che permettevano una magnetizzazione notevole e un conseguente aumento della dinamica, il che rendeva il riduttore di rumore un costoso problema.

La Dolby ebbe dei problemi e fu vicina a fallire ma si riprese…

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  • La Taratura mattutina

Una operazione quasi “zen” se non fosse che bisogna stare vigile e attento nel farla! Pensavi che basta accendere il registratore e via? No no….

Come minimo si deve prendere l’alchool isopropilico e pulire con delicatezza le testine, il Pinch Roller, il Capstan, le Guide dei tendinastri, poi si mette il nastro campione e si tarano tutte le traccie facendo passare le varie frequenze, poi si accende il generatore di segnali sul banco, si mette il nastro di test (stando attenti a non fare come un assistente di studio ha fatto con gli Steely Dan negli USA, ma questo è un aneddoto che dovrei raccontare solo con il consenso di Marti Jane Robertson) e si tara la corrente di polarizzazione, il tutto per ogni singola traccia, poi si puliscono di nuovo le testine.

  • Il disastro sempre in agguato

Non sempre va tutto liscio, a volte può succedere che uno dei due motori per qualche motivo non collabori, ecco perchè ogni fonico quando deve riavvolgere il nastro a fine lavoro (e di testa per evitare il ghosting) buttava sempre un occhio sul registratore che spesso era nella stanza adiacente o in un locale apposito, se per qualche motivo qualcosa va storto ti voglio vedere con una montagna di nastro da 2 pollici a rimetterlo a posto!

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  • Il Nastro….morde!

Non solo quello da 2 pollici ma qualsiasi, sopratutto quello da 1/4, taglia di brutto e quando lo fa è molto doloroso perchè gli ossidi non vanno daccordo con i tagli ed escoriazioni.

Un errore che tutti hanno imparato, riavvolgendo il nastro si tende a usare una delle dita per compattare il riavvogimento e … classico errore …ti tagli e soffri come un cane, garantito!

  • Il nastro muore!

Mi è capitato diverse volte, con i vecchi Pyher o i Basf, si staccavano pezzi interi di agglomerato magnetico lasciando una zona trasparente!

Probabilmente dovuto a qualche difetto di fabbrica o semplicemente all’umidità (il nastro la teme moltissimo assieme agli sbalzi termici). Quando capita non c’è nulla da fare, copia subito e sperare di non perdere più di tanto.

Con l’andare degli anni questo problema è sparito ma oggi ho avuto indicazioni che è tornato!

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  • Le Testine si sono rovinate?

Le testine sono in continuo sfregamento ed è inevitabile, non possono roteare come molte altre parti, anche se il materiale di cui sono fatte è particolarmente resistente non c’è modo di evitare l’usura. Spesso le testine sono una delle parti più costose della macchina almeno per quanto riguarda quelle professionali e oggi sono introvabili, ci sono tantissimi collezionisti con macchine apparentemente perfette ma con testine deteriorate.

  • Si è rotto qualcosa?

Siamo nell’ovvio, tutto si rompe anche se si spera non debba mai succedere!

Magari, una bella mattina hai in studio una orchestra di 30 persone, produttore, cliente, ospiti e il registratore decide che non vuole partire, se hai quello di riserva sei felice (magari non lo è il cliente dello studio B che lo stava usando) ma se ha solo quello, vorresti che quello della manutenzione avesse il teletrasporto e si riatomizzasse in studio col ricambio bello pronto in mano, cosa che ovviamente non succede quindi ti tocca soffrire….

Scherzi a parte, lo sfregamento del nastro produce danni e non era difficile che si ovalizzasse il Pinch Roller o il Capstan si consumasse, oppure si bloccassero le guide o saltassero i freni (che erano quasi sempre a “tamburo” come le macchine!), l’incubo di ogni fonico, freno rotto = disastro totale!

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  • La Sincronizzazione

Visto che qualcuno me l’ha ricordata, l’ultimo periodo del Nastro vedeva un ulteriore problema che era connettere 2 (o i pazzi anche 3) 24 piste, oppure (peggio) il 24 con un digitale multitraccia. C’erano diverse macchinette a riguardo ma di base si usava una traccia dove si incideva l’SMPTE (il codice temporale, usato anche da sequencer e computer o automazione banco), la macchinetta leggeva i due/tre codici dei due/tre multitraccia e comandando la meccanica li allineava usando i suoi algoritmi in maniera che in play fossero allineati, ovviamente uno era il “master” e gli altri “slave”.

Fin qui, tutto chiaro, ma la procedura portava via una cifra di tempo sopratutto se i due multitraccia erano diversi, quindi volavano stracci e madonne e i mix si allungavano di giorni! Il TOP era quando dovevi sincronizzare 2 multitraccia ad un Beta o altro formato video, per i live ad esempio, i tempi diventavano ancora più lunghi e le imprecazioni grottesche fino ad inglobare lingue perdute come l’assiro!

Ho sentito gente che ne ha sincronizzati 4 (ad Hollywood succedeva per mixare le colonne sonore) ma erano così disperati che partivano un paio di minuti prima e fino a 4 fonici sullo stesso banco cercavano di mixare al volo senza mai fermarsi.

La sincronizzazione con SMPTE esiste dagli anni 60 ma è diventata di uso comune solo nella seconda metà degli anni 70 e negli anni 80 divenne protagonista con l’avvento della automazione sui mixer. I Beatles usarono in anteprima una versione “raffazzonata” per il brano “A day in the life“, dove per inserire l’orchestra ci fu questa necessità. Ken Townsend, il tecnico specializzato in hardware della EMI, usò il “pilottone” che veniva regolarmente usato nel cinema, la cosa funzionò ma sembra che siccessivamente non si dimostrò per nulla stabile per altri progetti, solo negli anni 70 diventò comune sincronizzare più macchine tramite SMPTE.

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I trucchi con i nastri e i registratori…

La voglia di sperimentare ha contaminato anche questo campo e in parecchi dischi si sentono i risultati! Qui ne cito qualcuna…

  • Cambio la velocità …

Questo trucco è stato usato da tutti, Beatles compresi. Se un assolo o una frase ostica, per motivi di esecuzione non è eseguibile, si abbassa la velocità e si intona lo strumento di conseguenza.

I fiati degli “Earth Wind & Fire” sono un bell’esempio, le articolazioni sono tali che all’inizio hanno usato questa tecnica scoprendo che il suono (e le armoniche) si spostavano in alto e meglio si assortivano con i suoni della Band, soprattutto con la voce dei cantanti che potevano anche usare il falsetto dato che le frequenze dei fiati si sono spostate più in alto.

Con Elio e le Storie Tese abbiamo usato tante volte questo trucco, ad esempio il famoso “...rrrRuì!” che è stato infilato diverse volte nei primi dischi (come all’inizio di “Carro“) è frutto di una partenza da “zero” su una parola di Elio.

Il suono era stato campionato dal Paolone con il Lexicon 480 e l’opzione di campionamento…

EELST Rrrruì!

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  • Registrare all’incontrario

Un effetto bellissimo sono i piatti registrati all’incontrario, i reverberi (quanti dischi!) ma anche assoli, sezioni ritmiche, pianoforte, di tutto! Per registrare all’incontrario bastava girare il nastro, cercare di imparare di nuovo la melodia che ne saltava fuori e suonarci a tema, rigirando il nastro veniva fuori quasi sempre qualcosa di interessante.

Con il digitale è molto più macchinoso perchè girando le tracce vanno fuori sinc o non corrispondono più con il timeline.

  • Sound on Sound

In pratica aggiungere materiale sopra quello registrato senza passare dal mixer. Basta bloccare la testina di cancellazione con lo scotch!

L’ho usato per intensificare degli effetti registrati o in combinazione con la registrazione all’incontrario per intensificare i reverse.

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  • Il Mellotron dei poveri

Questo l’ho fatto con il Tascam 8 piste dello studio WEA, usando tonnellate di eco e riverbero, un tuner per chitarra e tanto fiato!

Ho registrato 8 note solamente perchè 8 piste avevo, ci ho messo tutto il giorno, ho tagliato un pezzo di nastro con tutte le voci “stabili e l’ho giuntato quindi messo in loop. Poi con i “mute” del mixer ho fatto una melodia e l’ho registrata su un 1/4 di pollice, fatto! Sempre meglio che spendere 15 milioni di lire per un Mellotron di allora…ù

  • Il Delay!

Forse il delay più bello è quello fatto con il nastro! Il nastro è adatto per creare dei bellissimi delay con tanto di “rigenerazione” distruttiva, tanto di moda nella “DUB” (o DAB? Boh). Non è difficile, basta ributtare in registrazione una parte del segnale ascoltato e avere se possibile un varispeed, l’ho fatto decine di volte.

Il motivo è che la “rigenerazione” tende a deteriorarsi e produce un bellissimo effetto!

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  • Sampling

A dire il vero è una delle prime cose che ho visto in uno studio in vita mia ed ero minorenne! Non ricordo il luogo ma a quell’epoca i fonici spesso avevano il camice bianco come i medici!

Una parola registrata non era venuta bene ma la strofa prima ne aveva una perfetta, il fonico registrò la parte su un registratore stereo, poi avviò il multitraccia e fece diversi tentativi per far partire il lo stereo sincronizzato e fece un “insert”.

Oggi col digitale non si pone nemmeno il problema ma allora mi sembrò un miracolo e il fonico si mostrò orgoglioso e si prese mille complimenti. Quella cosa mi affascinò a tal punto che ancora oggi la ricordo!

John Lennon odiava raddoppiare la sua voce, un tecnico di Abbey Road, Ken Townsend. ebbe l’idea di usare quello che avevano in EMI per creare un effetto di “doubling”.

Il sistema prevedeva (clicca sul titolo per vederlo) l’uso di 2 registratori, della combinazione delle testine di lettura e registrazione , unita alla modifica della velocità micrometrica di una delle due. Il tutto prevedeva che durante il mix un tecnico fosse a disposizione per gestire la cosa quindi era automatico fino ad un certo punto…

Un esempio della voce di Lennon con l’ADT tratto dal brano “A day in the life“:

LennonADT

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I Nastri di oggi…

Sono passati tanti anni da quando la Basf, nel 1932 realizzò il primo nastro magnetico tra l’altro con una mescola che venne usata fino al 2000 (anche se con differenze di supporto).

Negli anni d’oro del nastro c’erano Pyral, Basf, Agfa, Ampex, 3M, EMTEC poi i giapponesi TDK e tanti altri.

Ma oggi?

Pochi fanno ancora nastri e sono parecchio costosi, ne cito un paio:

Come suonano? Mmmmm. Non male, non siamo a livello Ampex Gold sicuramente ma erano nastri estremi, si faceva pure fatica a cancellarli. Comunque stanno migliorando, il problema è il costo, un 2 pollici è capace di costare 500 e passa euro! Quindi è solo una questione di “poterselo permettere”.

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Gli standard consumer

Non solo professionale, gli standard “consumer” sono tanti! Il mondo consumer era dominato dalle 4 tracce. Nel professionale non esisteva “girare il nastro”, si sfruttavano le tracce solo in un verso, ma nel consumer decisero di aggiungere due tracce per dare la possibilità di raddoppiare lo spazio.

Il mio primo registratore a bobina, l’Akai GX 630 (vedi sopra) era così! Ma non tutti potevano permettersi di spendere quelle cifre, inoltre serviva qualcosa di “pratico” che potesse essere facilmente trasportato e magari usato in macchia.

Per un breve periodo venne introdotto lo Stereo 8

Lo stereo 8 è un sistema “mono bobina” ad 8 canali che in realtà sono 4 coppie (stereo). All’interno della cartuccia c’è solo una bobina e il nastro è in loop, giuntato con uno speciale “scotch metallico” che tramite un sensore fa scattare un meccanismo che passa alle 2 tracce successive.

Nacque negli anni 60 con lo scopo di trasportare la musica in macchina e divenne popolare fino agli anni 70 dove venne surclassato dallo Stereo7. Il trascinamento era solo in avanti, impossibile riavvolgere, si poteva andare solo avanti, qualche lettore aveva la possibilità di avanti veloce ma la mancanza del riavvolgimento fu una delle cause principali della sua dipartita!

La velocità era di 3.3/4 ips che equivale a 9.5 cm/sec, abbastanza alta e il nastro è il classico 1/4 di pollice dei registratori a bobina.

Le case discografiche iniziarono a vendere il proprio catalogo velocemente, per come era fatto non era facilmente utilizzabile per la registrazione e questo piacque parecchio a loro.

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  • Audiocassetta o Stereo 7

Inventata dalla Philips col nome Compact Cassette nel 1963 e divenne popolare dagli anni 70 fino agli anni 90. Era maneggevole, leggera, con una capacità di memorizzazione notevole, molto robusta e poteva anche registrare, per questo non poteva mancare in un impianto stereo un lettore/registratore a casstetta ma allo stesso modo divenne estremamente popolare nelle autoradio.

Funzionamento

Le dimensioni standardizzate erano:

  • C46: della durata di 23 minuti per lato.
  • C60: della durata di 30 minuti per lato.
  • C90: della durata di 45 minuti per lato.
  • C120: della durata di 60 minuti per lato

Le dimensioni speciali erano:

  • C10: 10 Minuti (usi pubblicitari e informatici)
  • C15: 15 Minuti (usi pubblicitari e informatici)
  • C20: 20 Minuti (usi pubblicitari e informatici)
  • C180: TDK 90 Minuti per lato (molto delicate)

Esistono anche altre misure ma sono molto rare e per applicazioni speciali.

La lunghezza determinava lo spessore del nastro, più lungo e più sottile, quindi debole. La cassetta aveva due linguette nella parte superiore che se rotte proteggevano dalla registrazione, un sistema semplice, meccanico e funzionale, bastava un pezzo di nastro per riprestinare la registrazione.

Data la diffusione, i produttori studiarono diverse mescole del nastro dato che la velocità era la metà dello Stereo8, 1,7/8 ips ovvero 4,76 cm/sec, questa è la lista:

  • IEC1: Ossido di Ferro Fe2O3
  • IEC2: Biossido di Cromo CrO2Cromo
  • IEC3: Ferrocromo FeCr – (1970)
  • IEC4: Ferro puro Fe – Metal (1979)

Non necessariamente i livelli di IEC corrispondono ad un miglioramento! Il nastro a Ferrocromo ad esempio era famoso per sporcare le testine e venne abbandonato per quello al Cromo che risultava il più utilizzato, il Metal era il massimo ma era parecchio costoso.

Nell’ultimo periodo venne usata parecchio come backup per sistemi informatici.

Nel 1979 la Sony introdusse il Walkman e l’utilizzo delle Audiocassette aumentò fino a quando i supporti di memoria informatici sono aumentati e diminuiti di prezzo, il destino della Audiocassetta si è scontrato con il digitale e molto velocemente è scomparsa.

Tuttavia, come il vinile, c’è chi sta cercando di resuscitarla e Technics e Sony hanno in catalogo dei nuovi registratori a cassetta.

Durante la lunga vita dell’Audiocassetta i produttori si sono scatenati con innovazioni di tutti i tipi, Tandbergh inserì una testina addizionale per il BIAS, Nakamichi è riuscita ad implementare l’auto calibrazione, operazione che prima facevano solo i laboratori specializzati.

Ovviamente una delle innovazioni più significative è stata la riduzione del rumore che spesso era necessaria data la bassa velocità del nastro. Dolby, Dolby C, Dolby XS, Dolby S, Dolby HX giusto per citarne alcuni!

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  • Microcassetta

Introdotta nel 1969 dalla Olympus, si è diffusa principalmente nelle segreterie telefoniche. La qualità era molto ridotta dato che doveva registrare dal telefono. La velocità era di 2.4 cm/sec ma fu ridotta a 1.2 cm/sec in certi casi per raddoppiare la capacità. Anche se è stata progettata per registrare in mono, c’è chi si è prodigato per aumentarne la qualità dato che la mescola del nastro era disponibile come FeO2 (normale) ma comparve anche il Cromo o addirittura il Metal e venne anche sperimentata la stereofonia. Come per l’Audiocassetta venne talvolta usata per sistemi informatici come backup.

  • Picocassetta

Prodotta in collaborazione con la JVC quasi esclusivamente per il Dictaphone, un apparecchio per registrare messaggio vocali nel 1985 e funzionante solo in un paio di apparecchi. La velocità merita una menzione, 9mm/sec, un record al ribasso!

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  • Elcaset

Sviluppata nel 1976 e abbandonata per il costo elevato nel 1980.

  • 4 Track bobine

L’unica differenza con il professionale sono le 4 tracce a scorrimento opposto, se nel Pro le tracce sono nello stesso verso, nel consumer una coppia stereo va in un verso opposto all’altra per poter raddoppiare la durata della registrazione sui costosi nastri che si, sono sempre stati cari!

Questo è il nastro a 4 tracce tipico di un registratore commerciale.

 

 

 

I registratori a bobine sono prettamente costosi data la meccanica coinvolta, solo marginalmente vennero fatti dei tentativi per renderli fruibili a tutti, negli anni 50 e 60 uscirono versioni semplificate e assolutamente non hifi come il Geloso

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*** TO BE CONTINUED! Devo finirlo in questi giorni!”

Autore: Max MC Costa

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