Le Piene del Po
Con i suoi 652Km è il fiume Italiano più lungo e quello con la portata maggiore, sia alla foce che all’orine. A livello Europeo è il settimo, dopo il Volga (3.531Km), Danubio (2.860Km), Ural (2.428), Dnepr (2.201Km), Reno (1.326Km), Ròdano (812Km).
Non è certo un fiume tranquillo, ha una portata importante e ha parecchi affluenti, fino a qualche secolo fa era navigabile in un solo senso, quello che molti non sanno è che durante i secoli la sua esuberanza ha causato morti, danni incalcolabili e ha addirittura modificato per sempre alcune parti del territorio nonché il suo stesso corso, nello stesso tempo è stato fonte di fertilità e ricchezza per tutto il territorio in cui scorre, ma a volte il prezzo da pagare è salato.
Ecco una lista di Piene e straripamenti redatta attraverso lo studio accuratissimo di Monsignor Anselmo Mori del 1938 che grazie a Giovanni Stelliti, che ne ha curato una riedizione, ho potuto riesaminare recentemente.
La lista non è terminata, mancano le piene dal 1917 che verranno inserite tra qualche giorno.
Ecco, in ordine cronologico, le piene del Po e dove ha straripato, in rosso Ostiglia e Revere:
Flotta di migliaia di uomini, il Pado si gonfia, e lo Stagno Argentino è distrutto.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”44 AC”]Tito Livio accenna ad una nuova inondazione del Po: «Padus inundavit et refluens ingentem viperarum vim reliquit». (La palude si allagò e lasciò dietro di sé un’enorme forza di vipere)
Virgilio nel primo delle Georgiche para delle sventure accadute alla morte di Cesare, avvenuta in quest’anno, e tra l’altro delle inondazioni del Po, dicendo: Proluit insano contorcens vortice sylvas Fluviorum rex Heridanus, camposque per omnes Cum stabulis armenta tulit. (Heridanus, re dei Fiumi, balzò in un folle turbine attraverso le foreste dei Fiumi, e attraverso tutte le pianure con le stalle prese le mandrie)[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”39-65 AC”]Lucano dice che a’ suoi tempi il Po faceva inondazioni, colmate e salti, mediante i quali, allorché le corrosioni ne hanno reso il corso troppo tortuoso, egli stesso lo abbrevia, squarciando le proprie alluvioni: Sic pleno Padus ore tumens saper aggere tutas Excussit ripas et totos concutit agros. (Così, gonfiandosi alla piena foce della Palude, scosse le rive sicure e scosse i campi interi.)[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”349″]I nostri fiumi, compreso il Po, sono rigonfi d’acqua e Modena è seriamente minacciata. Fu salva però, come si credette dai fedeli, per intercessione di San Geminiano.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item time_title=”520″]Nel settembre di quest’anno si ebbero venti giorni continui di pioggia, che causarono inondazioni con strage di nomini e di animali, per parte de’ fiumi sì d’Italia che di Francia (Toaldo, «Saggio meteorologico», Tip. del Seminario).[/icon_timeline_item]
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Si moriva sbadigliando e starnutando, donde il costume di fare il segno della croce sulla bocca (come si usa ancora a Modena) e di augurare salute a quelli che starnutano. In questa occasione rimase sepolto in parte Brescello e più ancora Modena, facendola scomparire per un paio di secoli, sostituita da Cittanova. (Valdrighi, Dizionario etim., «Contrade e Spazi pubblici di Modena»).
Di questa terribile inondazione, di cui furono testimoni i due Santi Gregori, il Grande l’uronense, parla anche il Muratori, («Annali d’Italia.», vol. XXIII, p. 53).
Oltre l’inondazione del 520, già ricordata, un’altra molto importante sarebbe avvenuta nel 570 ed una terza importantissima tra il 579 ed il 596, causando il cambiamento del corso dell’Adige (Toaldo, opera citata),
Di altra catastrofica inondazione avvenuta al principio del 500, che sommerse completamente i nostri territori, parla Sant’Ennodio nel libro degli Epigrammi, e in quello intitolato Itinerarium. Anzi questo Santo, morto nel 521, ne sarebbe stato testimonio oculare.
Anche il Po, allagando in varie località, produsse i medesimi danni. (Annali Fuldensi, parte IV, Tomo I, pag. 403).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1014″]Il Toaldo nel libro «della vera influenza degli astri» assegna a quest’anno una notevole inondazione del Po e degli altri nostri fiumi.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1077″]In quest’anno il Territorio Mantovano andò soggetto ad una terribile inondazione, e il rigurgito dell’acqua dal Po spinse le acque fin sotto le mura della Città di Mantova con morte considerevole di uomini e di animali. (Volta, Storia di Mantova).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1082″]Scipione Agnello Maffei nella sua storia di Mantova narra di una importante inondazione del Po, e dice: «Anco il Po, fiume di Lombardia, sormontando le sue rive, molte castella e ville, anzi i vicini paesi del tutto sommerse, c rese inabitabili, e questo dopo di aver narrato che i paesi degli eretici furono colpiti da sì grave carestia che gli uomini mangiarono non solamente le cose immonde, ma eziandio la carne umana, c che per la peste andarono al loco loro (all’inferno) i Vescovi di Parma e di Reggio, Tedaldo non Arcivescovo di Milano, ma Anticristo, Adelberto e Reginero Marchesi, et il Conte Bosone et altri innumerevoli, per la cui fattione quasi tutta l’Italia contro il Papa e San Pietro si sollevò».[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1085″]Dal Faveri, nella sua storia manoscritta di Cavallara, si ha notizia di una straordinaria inondazione del Po con allagamenti di molti paesi e campagne e colla morte di molte persone.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1087″]Il Bacchini nella sua storia di Piacenza parla di una grande inondazione avvenuta in quest’anno.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1092″]La pioggia persistente gonfiò le acque di tutti di nostri fiumi, e l’Adige in particolare tanto ebbe innalzate le sue acque che atterrò il ponte di pietra di Santo Stefano di Verona, sommerse l’episcopio, ed entrò nella Basilica di San Zeno (Sigonio, De Regno Italiae, lib. IX)[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1122″]San Bernardo degli Uberti, Vescovo di Parma, libera la campagna parmense da una spaventevole inondazione del Po. (Affò, Storia di Parma, vol. II, pag. 159).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1152″]Il Pigna nella Storia di Ferrara parla della celebre rotta dell’argine sinistro del Po a Ficarolo, in seguito alla quale le acque formarono un canale verso Francolino alle bocche dell’Adige, dando origine al Po di Venezia.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1177″]Anche in quest’anno sono segnalato piogge continuate e dirotte con generale allagamento dei nostri fiumi, e danni enormi ai paesi o alle campagne.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1180″]Per le smodate pioggi0 si ebbe un totale allagamento, e il Taro, la Parma e l’Enza fatto un sol letto, inondarono le campagne e perfino atterrarono parte delle mura di Parma (Chron. Parm.). Nel Ferrarese poi si ebbero danni rilevantissimi, tra i quali la morte di gran parte del bestiame.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1245″]Le acque dei fiumi sorpassati gli argini, allagarono Mantova, e ne seguirono spesse e gravi malattie (D’Arco, «Studii intorno al Municipio di Mantova»).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1270″]Per le persistenti piogge cadute in giugno, agosto, settembre e novembre, non potendo i torrenti contenerle, fu allagato tutto il contado parmense, ed i contadini por non rimanere sommersi, salirono su gli alberi e sui tetti delle case. All’inondazione tenne dietro la mortalità del bestiame e la carestia, perché soffocati dalle acque i prodotti della terra.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1278″]Le acque del Po uscite dall’alveo e sormontati gli argini, allagarono molte nostre campagne.[/icon_timeline_item]
1280 - 1282 - 1284
L’inondazione si ripeté nel 1282 e nel 1284 (Manfredi, Mem. per l’unione del Reno col Po, V). Il Parazzi (Storia. di Viadana) a proposito di questa rotta ne descrive gli effetti con parole prese dal Favori che le assicura attinte dagli archivi di Gazzuolo, Luzzara, Reggiolo, Viadana, Pomponesco e Guastalla. «Le acque mutarono corso, Cavallara dimediata (una parte verso Luzzara, l’altra verso il forte del fiume Oglio: Cizzolo modificato: Sacca isolata: Dosolo rovinato: Correggioverde aumentato: Pomponesco diviso e separato dalle ville di Banzolo, Rosina c Rosinella: Viadana con altre terre poste in confusione in parte, ed in parte in estremo eccidio. Seguirono metamorfosi per parte di tutti gli altri fiumi, Oglio, Ceriana, Fossola, Canalazzo, Commessaggio, Gambina, Zerra ed altri: abbassate le acque parve un mondo nuovo».
1330
1331
1341
1440
Precedentemente e precisamente il 21 ottobre, uscito il Po dal suo alveo, produsse nel Piacentino una rovina universale (L. Scarabelli, St. di Parma, Piacenza e Guastalla, V. II).
Prima ancora e cioè il 23 marzo, secondo lo Schivenoglia «se rompé l’Arzene e se fondà Viadana, et quillo Pajeso».[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1457″]Il 7 aprile le acque del Po, straordinariamente alte, arrecarono danni considerevoli alle nostre campagne (Muratori, R. Ital. Script., T. XX).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1467″]In ottobre crebbero così smisuratamente le acque del Po che rotti gli argini, inondarono molte campagne, e rovesciati anche quelli della riva lombarda in quattro luoghi, allagarono anche Dosolo. Per la furia delle acque caddero anche le difese del Po presso Quingentole e tra Governolo e Borgoforte si vedeva una immensa e profonda distesa di acqua. Il danno maggiore per altro fu a Quingentole, anzi a Governolo, per la perdita considerevole di grano, essendo cadute molte case che servivano di magazzeno (Cron. di Mantova, p. 95).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1470″]L’acqua del Po, rotti gli argini, entrò in Ferrara e per tre giorni corse dalla porta di San Paolo, uscendo agli Angeli.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1474″]In maggio il Po ruppe l’argine grosso a Roncomorano e le acque arrivarono fin sotto a Mantova e nel cadere crearono un lago (Gio. Romani, «Storia. di Casalm.», III, p. 279). Avvennero anche varie altre rotture d’argini in altre parti del Mantovano con morte di molte persone. L’inondazione si estese anche a molti luoghi del Piacentino (Poggiali, «St. di Piacenza»),[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1478″]Fu questo un anno inclementissimo e di somma penuria con tale abbondanza di piogge da rovinare le ville di Sacchetta e Nuvolato e allagare tutto il territorio Viadanese (Parazzi, Op. citata).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1480″]In maggio il Po, eccezionalmente gonfio, causò varie rotture d’argini con danni incalcolabili e le acque restarono fuori del loro letto cinquanta giorni, cosa non avveratasi da un secolo (Annales Placentini).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1482″]Le acque del Po, enormemente gonfie, ruppero a Revere e a Ficarolo con generale allagamento di paesi e città: «stete il Po grosso tuto il Maio, et anche perfino tuto Zugno per si fato modo che del 1425 non foe mai tanto grosa l’acqua dentro de Mantova (Muratori, H. ltal. Script., T. XXII).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1492″]Il 12 maggio il Po molto alto causò varie rotture d’argini nel Ferrarese e in particolare alla Stellata con enorme allagamento.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1493″]Le acque del Po molto ingrossate ruppero l’argine in prossimità di Revere. Tale rottura, dice l’Amadei, fu causata con arte diabolica da una strega, la quale perciò venne abbruciata nel mezzo della Piazza di San Pietro in Mantova.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1494″]Il Po, tornato seriamente minaccioso, e rotti gli argini della sponda sinistra, inondò Vicobellignano, Agoiolo, Roncadello, Fossa Caprara e tutte le ville del Viadanese, fronteggianti il Po (Mem. ms. del Conv. Agost. di Viadana).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1496″]Il Po molto gonfio minacciava l’8 settembre la riva modenese, quando avendo rotto verso S. Maria, antica parrocchiale di Vicobellignano, facendovi un bodrio o lago grande e profondo, rimase libera di ogni pericolo la nostra sponda (Gio. Romani, Op. citata).
Più tardi, tornato pericoloso il volume d’acqua. rovesciò gli argini presso Serravalle, portando la desolazione nelle campagne ferraresi (Volta, St. di Mantova, T. Il).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1498″]Il 12 maggio il Po, molto alto, ruppe a Pontelagoscuro e causò varie altre rotture.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1499″]Il 19 maggio si ripeté ln rotta a Pontelagoscuro, a San Giacomo di Ferrara e in altre località.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1501″]Il 24 settembre le acque del Po si riversarono in seguito a rotta, nel Mantovano e nel Ferrarese.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1503″]Il Po con un alzamento notevole delle sue acque ruppe verso il Bondeno di Ferrara. (Rotte del Po in quel di Ferrara, ms. del sec. XVI).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1504″]Il 5 aprile, trovandosi il Po molto alto, si ripetono varie rotture nel Ferrarese. (Panciroli, «Storia di Reggio», T. II, Libro VI).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1511″]Nel giorno 8 Novembre il Po torna a rompere in più parti del Ferrarese e particolarmente ad Argenta e a Ficarolo.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1512″]Avvengono una volta ancora rotte del Po nel Ferrarese, e specialmente al Barbacane con atterramento del Bastione. (Rotte di Po su quel di Ferrara, ms. del secolo XVI).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1522″]Di fronte a nuove minacce del Po, resistendo gli argini nostri, cedettero invece quelli della riva lombarda, e il 7 aprile inondarono Scandolara e varie altre ville. Caddero molte case a Villanova, a Rivarolo, a Brugnolo e a Breda Azzolini. Ruppe anche a Cavallara, sommergendo Dosolo e il Casalasco. Calate le acque, le piarde si putrefecero, rendendo un insopportabile fetore e producendo una quantità sterminata di bruchi e di vermi, che guastarono i raccolti riseminati, e distrussero i prati. Si dovette mantenere il bestiame colle foglie degli alberi e specialmente delle viti (Romani, «Storia di Casalmaggiore», IV, p. 56).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1523″]Nella primavera avvenne una grande piena del Po con rottura dell’argine di Cavallara e colla formazione del Bugno Valle, con distruzione dei seminati e dei prati, per cui il bestiame si dovette mantenere colle foglie degli alberi e delle viti (Faveri, Mem. ms. di Cavallara).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1524″]Il 26 novembre piogge torrenziali allagarono la Valle di Casalbellotto, e, giunte all’altezza di sei braccia, ruppero gli argini della Ceriana, invadendo tutto il Viadanese (Parazzi, «St. di Viadana», vo1. II)[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1527″]Le acque del Po, seriamente minacciose, ruppero gli argini della sinistra sponda e giunsero a Mantova, dove atterrarono le mura erette tre anni prima tra le porte Cerese e Pusterla, e ciò il 13 maggio.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1528″]Il 18 maggio il Po ruppe gli argini a Sacchetta, a S. Giacomo, e le acque giunsero di nuovo a Mantova con tanta furia da rovesciare le mura tra la Porta Pusteria e la Porta Cerese (Fioretti, Cron. di Mantova, pag. 116). Si rovesciarono anche gli argini di Cizzolo, e vi si formò un gran bugno, come se ne formò un altro a Sacchetta di Cavallara (Faveri, Op. citata).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1531″]In ottobre avvenne rottura di argini tra Revere e Sermide (Lettere indite di Ippolito Calandra). L’inondazione giunse fino a Ferrara con danno enorme delle popolazioni (Volta, St. di Mantova).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1533″]Una nuova inondazione produsse rottura di argini alla Polesella con gravi danni tutto all’intorno.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1538″]Il 4 novembre il Po ruppe l’argine di Mirasole, inondando le campagne di Gonzaga e Sermide (Volta, «St. di Mantova») e facendo gran danno al Monastero di San Benedetto (Torelli, «Ricerche stor. di Mantova», III, pag. 75).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1539″]Il Po ruppe a Mazzorno il 10 giugno, nonché alla Bottriga e al Sarasino.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1541″]Il 24 settembre il Po, soverchiati di oltre due braccia gli argini di Viadana, Pomponesco e Dosolo, allagò la campagna circostante per oltre due braccia e mezzo di altezza. Più si alzò poi per la rotta del Fiume a Torricella il 27 del predetto mese. Di tale avvenimento dà una particolareggiata descrizione il March. Camillo Capiluppi, allora Podestà di Viadana. Nel corso inferiore del Po le acque invasero il territorio tra Adria e Bellombra e tutta la valle di Guaitaschirpe.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1545″]In seguito a notevole alzamento delle acque del Po fu causata una rotta. al Mazzorno e alla Doccia di Guaitaschirpe.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1547″]L’8 giugno il Po ruppe a Villanova Marchesana e il 20 giugno a Crespino.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1548″]In quest’anno e precisamente al 15 novembre è segnalata una. rotta del Po alle Papozze.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1553″]Il Po ruppe gli argini alla destra del Basso Mantovano contro Carbonara, allagando molti paesi, e arrivando le acque fino all’argine di Casumano a Tercetola presso Cento (Erri, st. di Cento suppl., pag. 26).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1560″]Una gagliarda piena del Po ruppe il 21 maggio l’argine a Somma Cremonese, causando gravissimi danni. (Romani, St. di Casalmaggiore).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1564″]Il Po, rigoglioso e gonfio per sovrabbondanza d’acqua. uscì da’ suoi confini, e circa venti miglia al di sopra di San Benedetto fece quella gran rotta, che ci viene descritta dal P. Benedetto Luchini da Mantova, Abate Benedettino che ne fu testimonio di veduta, come asserisce nella sua Cronaca (Tone!li, Ric. stor. di Mantova, T. III, pagina, 140).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1567″]Essendo molto alto il Po, strariparono l’Oglio e il Secchia, invadendo la Città di Mantova, per la quale non si poteva andare che in barca.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1576″]Gonfiatesi notevolmente le acque del Po, ruppero a Garofalo e a Serravalle.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1578″]Nel mese di dicembre una straordinaria inondazione, che mantenne le acque alte per notevole tempo, produsse una mutazione del corso al Canale del Po, che lasciand la sponda di Riva e di Luzzara, passò a sinistra, ingoiando le boscaglie vicino a Cavallara, formatesi nel luogo ove era Sacca (Faveri, Mem. ms. di Cavallara).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1579″]Il 21 dicembre il Governatore di Brescello scrive a Ferrara, perché si mandi Prospero Camuncola, onde provvedere, avendo il Po tracimato a Gualtieri il 10 dicembre, e rotto l’argine per sessanta braccia di fronte al Palazzo del Signor Cornelio. Prima, l’otto novembre, era crollato un pezzo di argine del Crostolo, costrutto da non molto. tempo.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1580″]Il Po straordinariamente gonfio, ruppe l’argine in destra, proprio contro Gualtieri, allagandone tutto il territorio.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1585″]È registrata. la rottura degli argini a sinistra del Po, a Casalmaggiore, con allagamento di Sabbioneta e Viadana, ed i loro abitanti vennero ad acquistare grano a Gualtieri, che ne abbondava perché appena bonificato. (Lett. Govern. di Brescello Boschetti al Duca, 1° giugno 1585).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1587″]Il Po eccessivamente gonfio, rompe nel Mantovano, a San Giacomo, il 16) ottobre, allagando tutto il Serraglio e gran parte della Città di Mantova (Fior. Cron. Mantovana, pag. 134 e Volta, St. di Mantova).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1595 o 1596″]1595 o 1596 secondo il Fioretto delle Cronache di Mantova. — Proprio nel giorno d’Ognissanti il Po era altissimo e minacciava di entrare in Brescello. Il pericolo si presentava gravissimo al Borgo sopra e si suonavano le campane a stormo, ma avendo sulla sera rotto a Portiolo di Viadana con generale allagamento di quel territorio, diminuì il pericolo per Brescello. (Malcisi, Ann. di Brescello).
Nella regione inondata rovinarono cinquanta case, affogò molta gente e bestiame, si dissipò gran quantità di foraggio e di biade per la somma di cinquantamila scudi. (Fioretto delle Cronache di Mantova, pag, 139). Anche Pomponesco rimase inondata, e l’acqua vi era in Chiesa a mezza. gamba (Vol. IV, Reg. Battesimali), né si poté salvare Correggioverde, ove: «il 6 ottobre il Po ruppe poco di sotto alla casa del Signor Giovan Bonicelli et molta ruina di case et anco di robe» (Reg. Batt. Correggioverde al 5 novembre 1595).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1609″]Accadde un nuovo disastro delle acque del Po a molto terre del Mantovano ed è descritto da Simone Baschiera. Il gonfiamento delle acque, cominciato in ottobre, andò aumentando, finché il 21 novembre si aprì un varco al Fogarino di Luzzara. Ruppe a. Quingentole e l’acqua, arrivò sino a San Benedetto sommergendolo con danno incalcolabile (Volta, St. di Mantova). Il Donesmondi descrive l’esterminio e il soqquadro prodotto dalle acque del Po, versatesi furiosamente sulle campagne mantovane per le lunghe dirotte pioggie, per la furia del venti per le squagliate nevi. Ruppe sul Lazzarese, a Quingentole verso Revere, ma più che tutto a San Benedetto inondando e mettendo a rovina tutto quel maestoso monastero. Quindi sommersioni e morti di persone, atterramenti di case, perdite di bestiame, di robe, ecc.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1610″]Il 22 ottobre avvenne una rotta nell’argine destro del Po, a Portiolo, sopra San Benedetto, il quale si sfiancò per essere di nuova costruzione, ma con tutto ciò l’acqua si trattenne coll’arginatura di Fossa Grande (E. Lombardini, Osserv. sul Po).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1613″]Il 12 ottobre le acque del Po ruppero l’argine alle Tavernelle e a Santa Maria della Bicocca con allagamento del Casalasco e del Basso Mantovano (Romani, St. di Casalm., T. V).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1618″]Per rottura dell’argine del Po di fronte a Gualtieri le acque inondano il Paese e tutto il territorio, e si fa voto di festare ogni anno il giorno di San Francesco d’Assisi Patriarca dei MM.OO. venuti in Gualtieri tre anni prima, ma tale voto o non ebbe effetto o fu solo temporaneamente. Accadde anche una seconda rotta che per non essere chiusa la Botte Bentivoglio fece scaricare le acque nel Guastallese, donde inondarono il Mantovano di qua dal Po (Affò, St. di Guast., T. III, pag. 113).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1620″]Rotta. del Po a San Benedetto e a Riva di Luzzara, con inondazione di tutto il basso Mantovano, favorita da piogge dirotte e incessanti (Volta, St. di Mantova).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1640″]Sulla fine di settembre si ebbe a lamentare l’inondazione del Casalasco e del Basso Mantovano (Romani, St. di Casalmaggiore).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1642″]La forza delle gonfie acque del Po fu fatale presso San Giacomo di Bagnolo Mantovano, ove rotto l’argine, rimase invasa la stessa Città di Mantova con tanto impeto da atterrare 40 braccia di mura verso S. Marco tra Porta Pradella, e Porta Pusteria (Volta, St. di Mantova e Fioretto, St. di Mantova, pag. 121).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1646″]Le sovrabbondanti acque del Po dopo aver minacciate le nostre rive, finirono per atterrare il 12 novembre il sostegno di Governolo, e cansarono un danno calcolato non meno di. cinquantamila scudi (Mambrino Cronaca inedita).[/icon_timeline_item]
1647
L’11 novembre poi si ruppe l’argine della Casa nuova Gonzaga vicino a Luzzara, mentre quello della casa Maldotti presso Guastalla appena fu salvo per le opere di difesa sollecitamente approntate (Cron. Resta, Guastalla).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1704″]Il 14 novembre le acque del Po crebbero minacciose per Brescello, Boretto e Gualtieri, e tutti, comprese le milizie di Castelnuovo, lavoravano ad alzare l’argine del Po e giunse da Modena per analoghi provvedimenti l’Ing. Barbieri. Il Comune di Brescello poi autorizzò i fornai a fare il pane di mistura (frumento e fava) per gli operai all’alzamento dell’argine (Arch. Com. Bresc., Verbali Consiglio).[/icon_timeline_item]
1705
In Mantova l’acqua sorpassò le mura di Ponte San Giorgio. Di questa inondazione così parla il Parazzi nella sua Storia di Viadana: «dobbiamo fare memoria di due inondazioni tremende, una dei primi di luglio allagò Viadana, Pomponesco e Dosolo: l’altra del 4 novembre, spaventosa tra le molte che afflissero il nostro territorio, rovinò molte case, affogò persone e bestiame. In Sabbioneta l’acqua alta sei braccia in piazza, entrò per le finestre del dormitorio superiore dci Cappuccini: in Ponteterra, Vigoreto, Ca’ de’ Rossi, Cantonazzo, Dossi e Mezzana furono diroccate cento e due case, e perirono diciotto persone: in Villa Pasquali diroccarono 153 case colla morte di sei persone a Breda Cisoni rovinarono cento case, cinquanta a Ca’ de’ Cessi e Commessaggio. In Viadana nel Convento dei Cappuccini era atta tre braccia. Immaginarsi a quale altezza sarà salita nelle Basse!» Il 6 novembre nuova rottura di argine a Pomponesco, per la quale tutto il paese andò sommerso, atterrando una quarta parte delle case, mentre il popolo atterrito più non trovava scampo che sugli argini (Storia di Viadana, Vol. Il). Il Can. Innocenzo Resta, dopo di avere detto nella sua Cronaca di Guastalla sotto il giorno 12 che la Città di Mantova trovavasi inondata con tutto quasi il suo tenitorio di là e di qua dal Po e nella estrema indigenza di viveri tanto che il Governatore di Guastalla Conte Caracci, mandò 300 sacchi di farina, onde sovvenire alle più urgenti necessità, dà gli estremi di questa inondazione e premesso che da Casal Monferrato al Ferrarese avvennero otto rotture d’argini, assicura che rimasero annegate 15.000 persone nonché 30 mila capi di bestiame e che tra case e palazzi ne restarono atterrati 54.2 Di questa inondazione così parla la Cronaca ms. dei cappuccini di Guastalla:
«1705 – Una grande e spaventosa inondazione fece nel principio di novembre il Po, onde la misera Lombardia sostenne una terribilissima. scossa, e si attribuì a miracolo o per lo meno a speciale misericordiosa Provvidenza di Dio che la sola Guastalla, circondata da paesi inondati, ella sola colli suoi Stati ne andasse esente. Dopo Dio e la B. V. dobbiamo ringraziare il Governatore Co. Caracci e l’Abbate Co. Cesare di Spilimbergo».
Presso lo scrivente sono due descrizioni particolareggiate dì questo disastroso avvenimento delle quali due inedite, e meritevoli di essere pubblicate.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1770″]Essendo molto alte le acque del Po e quelle dell’Enza, queste il 13 novembre rompono l’argine rimpetto alla Viazza e inondano tutta. la villa di Lentigione. Per il riattamento si spesero L. 1175 di Reggio, di cui tre quarti dal Magistrato sopra gli alloggi e un quarto dalla Comunità Generale di Brescello (Reg. Com. Gen.le, V, X).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1777″]Nel mese di giugno ebbesi piena tale di Po che faceva temere straripamento di argini e fu necessario riparare coll’alzamento generale dell’argine maestro di fronte a Brescello per pertiche centodieci (Verb. Cons. Bresc., Vol. X, pag. 631). Entrò in Mantova per rigurgito del Po attraverso il Mincio (Tonelli, Storia di Mantova).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1780″]Il Po straripando aveva allagata tutta la campagna di Guastalla, e giù minacciava di allagare di momento in momento la Città. In simil frangente una immensa turba di popolo corre al Convento dei PP. Cappuccini, prende il P. Lorenzo da Zibello, stimato Santo, e lo porta, sul Po, proprio dove il Fiume minacciava Guastalla. Benedetto da Lui il Fiume, e intimatogli di abbassare le sue acque, cessò la piena del Po e Guastalla fu salva.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1784″]Nella notte tra l’8 e il 9 maggio furono dal Po inondate le possessioni Giarone, Canova, Bosco della lite nel Luzzarese ed altri luoghi. Ruppe poi a Borgoforte, distruggendo circa 20.000 sacchi di frumento (Crema, Mem. ms. di Luzzara).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1795″]Il 10 novembre per il rigurgito delle acque del Po si ruppe l’argino d’Enza per nove pertiche contro la possessione delle Monache delle Grazie di Parma, poi del Seminario di Nonantola, seguito dall’allagamento di Lentigione (Malcisi, Op. cit.).[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1799″]Per il rigurgito delle acque del Po, gonfio fuori dell’usato, si ebbero danni notevoli alle campagne nostre e Mantovane.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1801″]Brescello era minacciato seriamente da una strabocchevole piena del Po a m. 1,86 sopra la media, ma coi ripari fatti dal popolo convocato col suono a stormo delle campane, e coll’alzamento dell’argine degli spalti, si evitò l’enorme sventura. I Ghiarolesi si erano rifugiati nel convento delle Benedettine in Brescello di recente soppresso.
Disastrosissima per il Mantovano poi fu questa inondazione. Rovesciati gli argini di Secchia, rimasero rovinate strade e case di campagna, andarono distrutti due mila sacchi di grano e grande quantità di fieno e paglia, e restarono annegati molti cavalli e buoi. A Luzzara ruppe alle Malgarine e a Guastala al Traversagno Boldrini, nonché all’argine di Scipione, formando il Bugno Vallini.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1833″]Nel mese· di settembre le piogge fecero straripare il Crostolo e l’Enza, inondando il Bando, parte Lentigione, di Castelnovo sotto, dei Mezzani, di Coenzo, di Enzano e minacciando seriamente Gualtieri, Santa Vittoria, Pieve, ecc.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h6″ time_title=”1835″]Verso la fine di maggio il Po, salito trenta centimetri sopra la guardia, disturbava i lavori dei Forti che Francesco IV faceva erigere a Brescello.[/icon_timeline_item]
1839
(Milano presso Borroni e Scotti, 1842): «Addì 9 novembre succedeva. la rotta di Ariano nell’argine sinistro del Po dì Goro di sbieco a Massenzatica. Tutto quel gran delta andava miseramente sommerso… ed ecco la fiumana dopo corta pausa, levarsi di nuovo a tumenza, minacciare con più furia gl’infievoliti ripari. Ecco la sera del 12 inabissato il Froldo Ronchi al Bonizzo, rovesciata. dalle acque vorticose gran parte, della maestra arginatura, irrompere la corrente a precipizio per ampia breccia dilatata in breve a 900 metri, invadere con impeto sterminatore l’ampia valle fra Secchia e Panaro compresa, ovunque seminando rovine, desolazione, spavento! Durava da quarantotto ore lo scarico di Eridano per quella spaventosa voragine innanzi che all’Idrometro di Brescello indizio si avesse di abbassamento di piena! Né qui era fine alle dolorose vicende… perché le acque fatte dì nuovo turgide… macchinavano ulteriori malanni, e la mattina del 16 sfiancavasi l’argine maestro a Castel Trivellino a compiere la devastazione della vallea invasa già per la rottura preceduta; al Bonizzo».
Altro particolare verificatosi altre volte si fu che nel ritirarsi delle acque il 23 ottobre, poco dopo la rotta dei Ronchi di Revere, rimase grande quantità di bisce e di vipere, qui portate da altre località.
Di questa piena ne parlano diversi giornali Americani
che trovate in Pagine Storiche[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h6″ time_title=”1876″]Le acque del Po si gonfiarono tanto da raggiungere il 25 aprile un’altezza massima di m. 6,35, senza però produrre notevoli danni, limitandosi la sommersione a sola una parte delle golene.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1879″]L’inondazione toccò quasi le proporzioni, di quella del 1872, raggiungendo il 31 maggio a Brescello l’altezza di m. 7,24. Invase le golene tutte delle nostre due rive padane, Guastalla corse serio pericolo di restare sommersa. Attesa la primavera avanzata si ebbe per le nostro campagne un disastro enorme, colla totale distruzione dei raccolti, seguita dalla siccità che disseccò granoturco e prati, e dal gelo delle viti e di alberi nell’invernata.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h6″ time_title=”1882″]Il 1° novembre le acque del Po raggiunsero a Brescello m. 7,72 di altezza, e l’inondazione prese notevole estensione. Atteso però l’autunno inoltrato si ebbero danni di entità relativa.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h6″ time_title=”1886″]Il 13 novembre la piena raggiunse l’altezza massima di m. 7,30. Rimasero invase le golene, con danno limitato alla perdita dei seminati.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h6″ time_title=”1889″]Nel giorno 31 ottobre l’acqua del Po si alzò j fino a m. 7 all’idrometro di Brescello ma quasi subito prese a diminuire.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h6″ time_title=”1905″]Il 18 maggio vi fu notevole alzamento del Po sino a raggiungere a Brescello m. 7,07.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1907″]
Notevolmente più importante della precedente fu l’inondazione di quest’anno, raggiungendo m. 7,49 al ripetuto idrometro, e ciò il 31 ottobre. Rimasero perduti i seminati, rimessi però subito dopo il ritiro delle acque.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item heading_tag=”h5″ time_title=”1917″]Il 3 giugno, mentre sui campi di battaglia infuriava la grande guerra, il Po seriamente minacciava le campagne delle due sponde, raggiungendo m. 7,66, e già tracimava l’argine tra Gualtieri e Pieve Saliceto, senza però suscitare panico nella popolazione. Attesa la stagione inoltrata, raccolti e foraggi rimasero· irrimediabilmente perduti.[/icon_timeline_item][icon_timeline_item time_title=”continua…”]verranno aggiunti a giorni[/icon_timeline_item][/icon_timeline]
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