ALi e Ai
Intervista a Max MC Costa sulle Ai…
Una intervista che riguarda le Ai e in particolare AL-i,
di Paolo Bonaugura, Marzo 2025, pubblicata a Gennaio 2026.
NOTA
La Foto sopra è stata scattata durante un lungo blackout ad Ostiglia, paese con due centrali elettriche (che rimasero accese fornendo energia, ma non a noi che le ospitiamo), dalla mia faccia si vede il disappunto.
Animata con AL-i dopo la pubblicazione di questa intervista.
Sorprendente? Non direi, faccio notare il riflesso della candela sopra gli occhiali, non ho ancora insegnato ad AL-i cosa succede esattamente con certi riflessi e il risultato è che la luce è quasi giusta ma non si muove e l’ombra non rispecchia la potenza della fonte, piccoli particolari ma rendono l’idea della complessità e del lavoro dietro i “modelli” dietro le Ai, al punto che esistono ditte che li creano appositamente.
Inizialmente nata per illustrare ALi ma poi ripiegata in generale data la mia reticenza ad illustrare i processi di AL-i, colpa della “bolla” che si sta creando attorno alle Ai e che vede investimenti allucinanti ma, a mio parere passi troppo piccoli nei risultati. Troppo ingordi e troppa ignoranza? Forse Ai significa “Augmented ignorance”?
D) Max, è vero che usi questa tecnologia da tanto tempo? Quando hai iniziato ad interessarti?
R) Nel 2003 un amico all’Ircam di Parigi mi diede accesso a dei documenti interni riguardanti uno studio sull’utilizzo di algoritmi e funzioni matematiche che arrivavano dal mondo della statistica e in particolare l’Inferenza per discriminare parti all’interno di un file audio, parliamo di un’epoca dove le CPU erano a 32Bit, le GPU praticamente inesistenti e la potenza di calcolo era 100 volte meno dei telefonini attuali nel migliore dei casi. In quell’anno uscì un EP di Sakamoto chiamato “Word Citizen“, cantato da David Sylvian, il maestro sperimentava la tecnica dei Glitch che inserì nel brano in forma di quello che all’epoca mi sembrava un disturbo bello e buono…
Così decisi di sperimentare il codice dell’Ircam, Istututo di Sonologia Francese (non ricordo il nome del codice, mi spiace), dopo 3 giorni di calcolo ininterrotto di un Power Mac G5, estrapolai il “rumore” e lo separai dal brano.
Mandai tutto sia a Sakamoto che Sylvian, solo quest’ultimo mi rispose circa 20 giorni dopo con un…”come hai fatto?”
Quell’anno stavo lavorando con gli Eli e in particolare Rocco Tanica, lo feci più per divertimento aspettandomi una reazione sorpresa, più che altro….
Era ovvio che c’era qualcosa di interessante in quel codice ma i tempi di calcolo erano impossibili, mi veniva in mente il tempo buttato anni prima a fare i primi “rendering” 3D nella società con mio padre, la Pixel, per vedere qualche risultato serviva una quantità di tempo inaccettabile per me, non volevo certo invecchiare davanti ad uno schermo (che all’epoca erano CRT).
Ad ogni modo ho seguito costantemente questa tecnologia, solo anni dopo grazie ad nVidia e CUDA (piccoli processi all’interno della GPU usati per il calcolo parallelo oltre che ad accelerare il rendering) ci fu uno sviluppo significativo e giusto qualche anno prima del Covid iniziai a progettare la mia Ai.. AL-i, in onore di mia mamma Alberta che mi ha sempre aiutato nelle mie fissazioni, ma soprattutto ha sempre creduto in me…
Scusa se mi sono dilungato.
D) Cosa è cambiato a parte l’utilizzo delle GPU nello sviluppo rispetto alle origini? O era già tutto previsto e mancavano i muscoli?
R) Parliamo di matematica applicata alla statistica, l’essenza stessa della parola “statistica” è lo studio di fenomeni collettivi, cioè fenomeni che si possono descrivere con dati numerici. Le applicazioni della Matematica Statistica sono incredibili, dai risultati elettorali nei quali non ci azzeccano mai, passando alle previsioni del tempo che guarda caso usano un “modello”, poi ci sono analisi finanziarie, etc. etc. Sembra una branca di nicchia ma è forse una delle più “sviluppate” tantè che è stata applicata l’Inferenza che è di fatto “forza bruta”.
Per questo motivo servono tanti calcoli, il più sono apparentemente inutili, ma è il modo in cui lavora l’inferenza tramite la quale si prova “tutto” per arrivare al risultato.
Per rispondere alla tua domanda, la tecnica esisteva da tanto tempo ma mancavano i muscoli, con quelli i programmatori hanno visto uno spiraglio e iniziato a creare linguaggi per poter facilmente costruire “modelli”, sono nati diversi linguaggi ma sostanzialmente tutti utilizzano modelli e algoritmi inferenziali ottimizzati e non. L’algoritmo Inferenziale (per anticipare la tua domanda) permettono di trasformare i dati in conoscenza spendibile, migliorando la capacità delle AI di “ragionare”.
Non mi chiedere solo di illustrarti cosa è una “inferenza”, ho avuto dei problemi a semplificare il concetto per insegnarlo, prima o poi trovo un modo!
D) Molti hanno “paura” di questa tecnologia, la vedono pericolosa e comunque invasiva soprattutto per la privacy dato che l’utilizzo dei dati per il “training” è stato fatto senza alcuna limitazione. Quale è la tua posizione a riguardo?
R) Domanda complessa a cui non è facile rispondere in maniera ragionevolmente “breve” ma ci provo.
Innanzitutto le Ai non sono “per nulla intelligenze”, questo è il primo punto, mi spiace a dirlo di fronte a te ma c’è una “ignoranza giornalistica” di fondo, molto diffusa, dove si tende ad ingigantire o storpiare quello che non è, le reazioni sono molto “esagerate” e tutto prende una forma anche grottesca. Certo, i risultati sono dal ridicolo, passando al sorprendente per arrivare al fantastico a secondo delle aspettative e molti si rifiutano anche solo a parlarne; io sorrido ma capisco, anche se in parte, questo atteggiamento che guarda caso è lo stesso da millenni… La gente ha paura di quello che ignora, punto!
Poi c’è la pura ignoranza della gente che tende a fare un minestrone tra libri del passato, film catastrofici (alla Terminator, Skynet non ti dice nulla?) e realtà.
Infine, gli “influencer”, in qualche “rarissimo” caso anche utili ma al 90% altra benzina sul fuoco delle inesattezze, paure, balle. Prova ad immaginare un poveraccio che cerca di capirci qualcosa!
E’ così, te lo assicuro, non si scappa, e meno male che siamo in un’epoca diciamo, “civile” (tra virgolette) altrimenti chissà quanti roghi e quant’altro!
Altro problema e non da poco, i servizi “online” prevedono che tu descriva il risultato che vuoi ottenere, il famoso “prompt” e questo perché sarebbe estremamente complesso creare una interfaccia per ogni questione specifica ed è questo quello che è stato visto come una “magia”, in pratica le intelligenze sono due, una che cerca di capire quello che vuoi e lo converte in comandi per la seconda che lo crea, ma se la prima capisce male ovvio che la seconda può solo peggiorare!
Personalmente ho paura dei “legislatori”, quelli che dovrebbero fare leggi e proteggerci, le Ai (e te lo dico ora per sempre, ODIO questo termine perché non è appropriato!) possono essere usate per frodi e fake news, senza controllo sono un serio pericolo.
Per risponderti a questo punto:
- Le Ai non sono “intelligenze”
- Molti divulgatori e soprattutto giornalisti non conoscono per nulla la materia
- Il “prompt” è uno shortcut che introduce ulteriori incomprensioni
- Non c’è nessuno che metta regole, a causa dell’ignoranza o menefreghismo
Il comitato etico (poi ne parleremo) è una barzelletta “pagata molto bene”, ne fanno parte personaggi che a mio avviso ne capiscono nulla o quasi della materia, benchè ne dicano, inoltre non sono coordinati a livello mondiale. A che serve fare etica nostrana su una materia che non ha confini? Un’idea idiota sul nascere, di certo chi ne fa parte ha vinto al totocalcio mensilmente!
Spero di non essere stato travisato sull’ignoranza dell’argomento, non tutti i giornalisti o divulgatori o chicchessia sono ignoranti in materia ma una bella fetta si data la velocità di questo fenomeno, io stesso che insegno la materia faccio estremamente fatica a trovare professori adeguatamente preparati!
D) Non sei stato tenero! Quindi devo concludere che per te non sono un problema?
R) Per me no, considera che uso praticamente solo quello che programmo e solo saltuariamente qualcosa online, ma se fossi uno che non conosce la materia sarei spaventato e probabilmente “confuso” dalla mancanza di informazioni certe montate ad arte cavalcando l’ignoranza e la paura.
D) Puoi farmi un esempio?
R) Di disinformazione? Ce ne sono a bizzeffe come “tra 10 anni non ci saranno più programmatori, le Ai lo faranno per noi“, oppure, “il futuro della ricerca è esclusiva delle Ai, la figura del ricercatore è superata“. Io vengo dalla programmazione e ho imparato a farlo sui “microcontrollori” che sono dei piccolissimi computer (embedded li chiamano) che fanno piccoli lavori, la nostra vita ne è invasa e nessuno si è mai scandalizzato, eppure sono presenti in dose massicce ovunque, compresi i giocattoli dei nostri figli, se da un lato ti posso dire che programmarli è una piccola arte, hai piccole risorse quindi devi saper programmare decentemente se vuoi efficienza e stabilità, dal lato scandalistico nessuno si è lamentato perché quasi nessuno li conosce, a volte, a causa della programmazione, questi componenti mettono in crisi sistemi molto più grandi! Ho fatto esperimenti a riguardo con le Ai online, gli ho fatto creare diversi programmi e a volte sono rimasto sorpreso ma per molto poco… il 100% delle volte erano copia e incolla di cose trovate online e la scrittura del codice era terrificante e quasi sempre non funzionante!
Quindi, puoi insegnare ad una Ai a dire poesie, ma le dirà esclusivamente facendo una media statistica di quelle che ha imparato sparandoci dentro una percentuale di “stronz…..” e se ottieni qualcosa di decente che non risulta copiato o scopiazzato è quasi sicuramente per “caso”.
Noi siamo diversi, ho un amico che si chiama Marco ed è un muratore, ma è anche una persona affabile, conosce il calcio, si interessa a tante cose, legge, sa guidare la macchina, il camion, le complesse macchine che si usano per costruire le case e senza farsi male (anche questo richiede cervello) e potrei andare avanti per ore, tutto questo finisce in un unico posto ma non sono dati separati gli uni dagli altri, da un momento all’altro una delle “arti” o interesse presente entra in ballo per aiutarne un’altra alla bisogna, questi collegamenti ed esperienze ci formano e si sommano alla nostra abilità unica di “sognare” ed interreagire che è una cosa impossibile per una Ai.
Noi siamo macchine pensanti e ragionanti, le Ai fanno solo “un lavoro” e sono state programmate per farlo, punto!
Adesso dimmi tu se posso commentare la stronz…. più grande di tutte… “entro trenta anni le Ai ci supereranno per intelligenza…“, ma per piacere…
D) Eppure ci sono diversi test che indicano un barlume di intelligenza, che ne pensi?
R) L’intelligenza non è solo “avere la risposta a qualsiasi cosa“, all’epoca dell’Apple II, parliamo del 1977/78, mi imbattei in un programma chiamato Eliza, un ridicolo ma all’epoca “impressionante” chatbot che aveva la pretesa di fare il “terapeuta” con una serie di domande/risposte e l’utente aveva l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa che lo stesse veramente ascoltando ma per pochissimo dato che poi cadeva nel ripetitivo e le risposte erano assolutamente programmatiche. Dato che era in “basic”, lo estesi fino ad arrivare al limite della memoria del povero Apple II, purtroppo Eliza non capiva il senso delle nostre domande, usava frasi “furbe” che sembravano farlo.
Ma cosa vuol dire “intelligenza”?
- Capire cose o significati
- Risolvere problemi per arrivare ad un obiettivo o pianificare per arrivarci
Poi c’è il lato più profondo:
- Autoconsapevolezza
- Logicità
- Astrazione
- ….
Non esiste ancora una definizione ufficiale, nel 1994 ci hanno provato 52 scienziati:
«Una generale funzione mentale che, tra l’altro, comporta la capacità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in maniera astratta, comprendere idee complesse, apprendere rapidamente e apprendere dall’esperienza. Non riguarda solo l’apprendimento dai libri, un’abilità accademica limitata, o l’astuzia nei test. Piuttosto, riflette una capacità più ampia e profonda di capire ciò che ci circonda – “afferrare” le cose, attribuirgli un significato, o “scoprire” il da farsi.»
Se guardi la definizione, parecchie Ai potrebbero “rientrare” nella categoria ma sappiamo che NON è così dato che la struttura matematica dietro questa “pseudo intelligenza” è ancora basata sulla statistica e grazie a modelli multipli si avvicina a quello che potrebbe sembrare un vero “ragionamento” ma di fatto è sempre un “freddo” modus-operandi per arrivare ad una soluzione o risultato, fatto da innumerevoli tentativi, e qui casca l’asino, quasi tutti “stupidi”, cosa che una persona intelligente NON farebbe, ma dato che l’Ai usa la forza bruta lo fa ad una velocità tale che per noi è ok.
Forse, nelle profondità dei nostri processi chimici dietro al pensiero, avviene qualcosa di simile grazie all’interazione dei neuroni, ma dopo aver studiato come, ad esempio, noi memorizziamo le immagini riprese dall’occhio, ne dubito fortemente, mi fermo perchè il discorso diventa accademico e si allungherebbe a dismisura!
In breve, per risponderti, no! Non trovo sia intelligenza, solo una versione di Eliza più sofisticata che capisce le nostre domande e prova a rispondere ma le informazioni per farlo le prende semplicemente come gli è stato insegnato a fare e solo in quel modo.
D) Ho capito il tuo ragionamento e credo di condividerlo, certo è materia di studio non certo per tutti ma è affascinante.
Torniamo a noi. Mi sembra di capire che tu non usi troppo volentieri Chapt-GPT o simili?
R) Verissimo. Se devo risolvere un problema cerco di “istruire” una Ai a farlo nel migliore dei modi con parametri da me controllabili, dati che inserisco personalmente e soprattutto il “modello” rimane a casa mia e non esce!
Ovvio che non posso farlo per tutto quindi a volte uso qualche servizio online.
D) Posso sapere quali?
R) Preferirei di no. Posso dirti che non uso NULLA per la musica e odio profondamente i servizi che fanno dei resoconti, molto cari agli studenti, preferisco usare le mie parole ma mi rendo conto che sono utili. I ragazzi delle scuole li usano moltissimo e questo è allarmante!
Per risponderti…piccole cose, su Photoshop ovviamente non ne faccio mistero, uso tanto i suoi servizi Ai integrati e sono comodi, a volte per i video ho dei servizi specifici, cerco di evitarlo perchè hanno un prezzo!.
D) Cosa ne pensi dell’approccio che hanno i nostri figli con queste tecnologie?
R) Che sono sempre più rilassati di noi, sono dei programmi e le sfruttano come è giusto che sia! Siamo quasi sempre noi “grandoni” a preoccuparci, come è anche giusto che sia, ma prima dovremmo osservarli, vedere il loro approccio e quasi sempre ti rendi conto che si muovono molto meglio e più rilassati.
Quando mio figlio aveva 6/7 anni, molti genitori vietavano l’uso del computer e anche dei videogiochi ma spesso gli lasciavano il cellulare (per sicurezza dicevano), i risultati erano risibili dato che quasi tutti appena vedevano un computer facevano letteralmente l’overdose e comunque si sentivano frustrati perché gli altri potevano usarlo e loro no. Io ho dato accesso molto presto a mio figlio Haru ma l’ho instradato per bene, gli ho insegnato come usarlo, come è fatto, i trucchi, quello che è bene scoprire in rete e quello che potrebbe sconvolgerti aldilà della curiosità e poi l’ho sempre tenuto d’occhio anche se non è bello dirlo, almeno i primi tempi, dovevo essere sicuro che non andasse in zone “grigie”. Per me è stato relativamente semplice data la mia esperienza ma mi rendo conto che per molti non lo è. Cosa ne ho ottenuto? Sa usare il computer molto bene, sa come cercare le cose, non si intasa di virus informatici (gli ho insegnato cosa sono e come evitarli), certo ci passa diverso tempo ma abbiamo fatto lo stesso errore anche noi guardando tanta TV (a dire il vero, non io), ora miro a darci un taglio ogni tanto e godersi quello che ancora c’è di bello nel mondo, prima che diventi un lontano ricordo….
D) Hai delle previsioni riguardo questa tecnologia per il futuro? Almeno a breve termine.
R) Superata la fase “meraviglia” credo che in futuro le cosiddette Ai diventeranno più “verticali”, ergo, più specializzate, ora siamo ancora in una fase che se da un lato è effettivamente eccitante, dall’altro, qualitativamente, non è certo all’altezza e sono sicuro che ci sia sopra una “bolla” come quella che si è creata tutte le volte che arrivava qualcosa di eclatante tecnologicamente ma per ignoranza del mercato finanziario ha finito per diventare una occasione per buttare soldi. A tale proposito credo molto nello sviluppo di motori Ai all’interno delle aziende in modo da non regalare dati a destra e manca, una delle forzature del mercato è quella di estendere il più possibile i servizi, lo scopo è sollevare le ditte dall’uso delle risorse informatiche usando il cloud e per tutta risposta la NVidia ha previsto schede da “server” in modo da evitare investimenti e know how ma io la vedo diversamente, in questa gara c’è molto da perdere soprattutto quando in gioco c’è ricerca e sviluppo!
D) Stai dicendo che sei contrario ai servizi e al cloud?
R) In parte assolutamente “si”, per questo sto iniziando a fare consulenze per ditte che hanno una ricerca e sviluppo predominante, devono preservarla e nonostante tutte le assicurazioni non sempre è una buona idea appoggiarsi a questi servizi. Ho dovuto utilizzare diverse volte il cloud perché alcuni modelli richiedono centinaia di “terabyte” e io non ho queste possibilità in casa ma ho dovuto premunirmi per salvare a tutti i costi i miei modelli che poi sono quelli che cercano di ospitare, parlando apertamente, che ci vuole ad acquisire un modello e inglobarselo?
Per paranoia e sicurezza ho scelto di fare tutto da solo e alla fine ho vinto, ora mi chiedono i “modelli” ma senza la mia Ai sono inutili.
D) Parliamo del lato etico, cosa ti aspetti che succeda?
R) Parli del “comitato etico per le Ai” messo in piedi recentemente con un sacerdote?
D) Anche, perché lo citi?
R) Personalmente non mi aspetto nulla da un comitato che conosce “ben poco” la materia, per ora non è stato prodotto nulla e le uniche limitazioni se le sono imposte da soli chi da i servizi, ricordiamoci che all’inizio il capo del comitato era uno che non sa usare neanche un cellulare.
La logica è sempre la stessa…”proporre, proporre…” ma poi tutti trovano il modo di glissarci sopra anche perchè non ha senso un comitato etico nazionale che si contrappone ad un fenomeno “globale” in cui molti paesi non seguono ne seguiranno mai dictact o limitazioni. Ho letto diverse notizie sul limitato operato di questo comitato, sembra la solita “paraculata” governativa realizzata per far vedere che “qualcosa si fa”, i membri sono opinabili, nessun esperto Ai e un divulgatore di Mediaset che fa uso continuo delle Ai nei suoi servizi in modo discutibile (tra il trash e l’orrendo), difatto da quando esiste ho visto solo peggioramenti e i siti Ai controversi aumentano a dismisura e senza controllo. Ne ho scoperto uno (non dico il nome) che “spoglia” le foto e ci crea pure video molto opinabili, ho mandato qualche email, una alla polizia postale… Nulla.
Vorrei essere parte di questo comitato, sarebbe come vincere all’enalotto?! Spero che qualcosa cambi!
D) Parole forti, non conosco il comitato, mi limito a citare quello che dici.
R) A che serve un comitato che non produce niente e non fa sapere nulla per mesi e mesi? “Striscia” su Mediaset che usa le Ai al peggio possibile, fanno pseudo-allarmismi su possibili frodi che alla fine insegnano a farle dato che loro stessi usano i mezzi Ai in maniera impropria e offensiva, vedi qualche allarme da parte di comitati? Eppure anche a livello legale ci sarebbe da ridire parecchio….
Ci vuole almeno una “autoregolamentazione” e quando si eleggono comitati lo si fa seriamente e con esperti veri non qualche laureato, professore a caso e sacerdoti…
Scusami ma su questo punto divento polemico quindi gradirei fermarmi qui, tanto l’argomento è una palude, qualcuno si muove solo ora ma non qui, in UK gli artisti hanno fatto un esposto per proteggere le proprie voci, in USA ci sono diverse associazioni che si prendono cura dei loro associati, una è in mano a Ben Affleck che lavora in ambedue i sensi, protegge e propina (con adeguati risarcimenti)
E qui che succede? Comitato etico, e cito (da Google):
- Definizione della Strategia Nazionale: Il Comitato di Coordinamento lavora per aggiornare le strategie del Governo italiano in materia di IA e transizione tecnologica.
- “Algoretica by Design”: L’approccio promosso mira a integrare l’etica fin dalla progettazione delle tecnologie, per garantire che l’IA sia sicura e trasparente.
- Monitoraggio e Occupazione: È stato istituito un osservatorio specifico per analizzare l’impatto dell’IA sul mercato del lavoro, assicurando che promuova l’inclusione anziché disuguaglianze.
- Supporto all’AI Act europeo: Il comitato contribuisce a definire il quadro normativo nazionale in conformità con i regolamenti europei per la vigilanza sull’approccio all’IA.
- Iniziative locali: A Torino è stato istituito il primo comitato etico comunale per l’uso responsabile dell’IA.
Il lavoro del comitato mira a posizionare l’Italia come leader nell’etica dell’IA, specialmente in vista di appuntamenti internazionali come il G7 (!)
Siete seri? Zzzzzzzzzzzz. Questo è il mio pensiero
D) Scusami l’insistenza ma prima di chiudere l’argomento vorrei chiederti come ti approcci tu e la tua Ai all’etica.
R) Ho diviso le Ai in categorie, “Rigenerativa o Ricostruttiva“, “Creativa” e “Specializzata“, quest’ultima raccoglie tante specialità, ma l’ho fatto per dividere principalmente il mio software.
Per “rigenerativa” intendo di ricostruzione ed è stata la prima che ho utilizzato, per ricostruire i video e le foto del paese che mi ospita prima, durante e dopo il Covid (ora non ho più intenzione di farlo), direi che non ci possono essere problemi di “etica”, viene nominato autore della foto o del video (che spesso sono privati che me le donano), le riporto al meglio e nessuno ci lucra, lo faccio solo ed esclusivamente per amore della storia.
Le Ai “creative” sono forse le più pericolose, ho sperimentato parecchio durante il periodo Covid l’arrangiamento orchestrale in stile Joe Hisahishi a cui ho inserito un modello di apprendimento basato su 3 diversi autori classici, il risultato è musica orchestrale sinfonica sorprendentemente ben eseguita ma praticamente quasi senza controllo (una caratteristica quasi imprescindibile delle Ai, inutile girarci attorno), l’idea era applicargli qualche elemento di controllo a forza e usarla per la creazione di musica per videogiochi in tempo reale. Il risultato sonoro è ineccepibile, ho speso anni ad allenare ALi sui suoni della singola orchestra, poi ho tradotto in forma numerica gli arrangiamenti di Hisahishi, quelli di altri compositori, una bella differenza se fatta da un fonico, programmatore e musicista pluripremiato (scusa se puntualizzo) rispetto ad un ricercatore universitario. Suono sorprendente (anche se spesso incontrollabile), musica idem, ma ascoltando criticamente qualcosa non torna, sembra tutto “famigliare”. Per forza, il Training non è stato sufficientemente diversificato! Alla fine le Ai tendono SEMPRE a copiare, non c’è modo di evitarlo, lo fanno a piccolissimi pezzi e se non sono adeguatamente addestrate, a “grandi pezzi”. Ecco che nasce il problema etico, quindi, dopo un centinaio di esperimenti, ho fermato tutto e archiviato aspettando di migliorare il training in futuro e di poter manipolare con più controlli.
Per le “specializzate” non mi pongo il problema, non ho modelli che copiano a parte “Ivory” che in realtà converte il suono del piano in note e ricostruisce il suono stesso del pianoforte (ultima aggiunta, ndr) ma non è pubblico e lo uso per “ricostruzione” e solo a titolo personale.
Sono soprattutto musicista e mi pongo sempre domande sul copyright e l’etica, lo faccio per rispetto ai colleghi e comunque non faccio nessun business con questi modelli.
Gli unici modelli che mi possono portare del guadagno sono quelli “forensici”, atti a ricostruire dati audio seppelliti da rumore o distrutti, ma fa parte della Ai ricostruttiva e comunque per il momento solo al servizio forensico per indagini delle forze dell’ordine e non mi è mai capitato di utilizzarlo, ma se dovesse capitare qualcosa l’ho pensato.
Ho anche fatto dei modelli “specifici” per problemi particolari. Ad esempio ho iniziato un modello che ricostruisce il suono da vecchi nastri che a sua volta è composto da altri modelli, uno riconosce problemi di BIAS, un altro il Wow & Flutter, un altro il rumore. Ora sto lavorando alla parte che ricostruisce parti che si sono perse, un lavoro lungo che implica diversi modelli ma che non necessariamente ha bisogno di quantità smisurate di archiviazione, grazie al fatto che è molto circoscritto e limitato.
Per ultimo, ho un modello specializzato alla clonazione della voce che ho utilizzato in forma sperimentale solo con Elio (di Elio e le Storie Tese) e l’ho pensato per “preservare” la voce nel tempo in modo da far cantare un brano sperimentale realizzato con le Ai e con la piena collaborazione sempre di Elio ma principalmente pensato per aiutare il suddetto e dargli la possibilità di cantare in futuro anche se impossibilitato, ovviamente tutto sotto il suo controllo e con contratti di ferro. Per farlo ho bisogno di parecchio materiale e non posso certo farlo senza l’autorizzazione dell’autore!
Ad Hollywood, qualche attore ha deciso di “digitalizzarsi” in modo di poter usare la sua voce/immagine/gesti e peculiarità in un futuro dove andrà in pensione (o non esisterà più) e dare a lui e alla sua famiglia un introito per lo sfruttamento. Alcuni hanno fatto questo e lo hanno sperimentato inizialmente con i videogiochi ma credo che in futuro lo si possa fare anche per il video.
Per molti sono bestemmie, per me si tratta solo di tecnologia e comunque usata bene non vedo che male ci sia….
D) Parliamo della qualità, vedi dei miglioramenti all’orizzonte?
R) Certo. E’ inevitabile! Per creare modelli ci vuole tempo e risorse, tantissimo spazio di archiviazione. Chi ora è sul mercato raccoglie i primi frutti ed investe per il futuro (se è furbo).
La prima regola per avere la qualità è avere il materiale qualitativamente adeguato. Ti faccio un esempio, una delle prime applicazioni Ai per l’audio è stata la creazione degli Stem, ovvero, la separazione in primis della voce dai mix, cosa fino a poco tempo fa assolutamente impossibile. Per farlo, le Ai sono state istruite su “cosa è la voce” ma non una in particolare, tante e diverse. L’errore è stato fatto subito dopo, hanno usato questi primi modelli per separare ulteriormente altre voci ed usarle per modelli più evoluti e ha funzionato ma il suono estrapolato aveva dei grandi difetti, in alcuni punti la voce si assottiglia, gli effetti (soprattutto delay e reverberi) creano confusione nella Ai che non discerne più la voce dagli strumenti, a volte questi ultimi vengono identificati come voce, etc. Creare un modello con queste “interferenze” non è certo il sistema migliore.
Alcuni service hanno investito soldi e hanno chiesto a professionisti di ogni tipo di cantare e suonare, i dati singoli sono stati usati per le Ai che avendo materiale nettamente migliore sono riuscite a creare brani con qualità migliore.
Quello che ancora non funziona è , chiamiamolo, “rendering” finale (anche se è inappropriato chiamarlo tale) che usa una “cosa” particolare che deteriora inevitabilmente qualche suono, come le batterie, scusa se non entro nel dettaglio ma attualmente ci sto studiando attorno e non vorrei andare oltre per non aiutare chi non voglio.
Per il video credo sia la stessa procedura, servono tanti investimenti e tante risorse ma anche un “product manager” che conosca molto bene la materia e diriga bene il database per la creazione dei modelli, se lo contamini con delle schifezze ovvio che i risultati sono pessimi!
D) Quindi la qualità dipende da quanto è stato allenato il modello?
R) NI! Tocchi un nervo scoperto! Me ne sono accorto a mie spese! Se alleni “troppo” un modello ottieni un effetto collaterale chiamato “Overfitting“. Ancora una volta la dimostrazione che una Ai non è intelligente!
Quando avviene l’Overfitting?
- I dati di apprendimento sono “sporchi” e la Ai fa fatica a capire quello che deve fare realmente
- I dati di apprendimento sono presi da fonti limitate, non per quantità ma per diversificazione
- Il modello richiesto è troppo generico e il risultato è che ancora una volta non capisce bene quello che gli viene richiesto ed estrapola anche dati che non hanno nulla a che vedere
Ma non è finita, c’è anche “Underfitting“, ovvero, i dati di apprendimento non sono sufficienti ad ottenere un risultato “decente”.
Prima che tu me lo chieda, SI, mi sono ovviamente capitati tutti e due ed è il motivo che ha spinto TUTTI quelli che hanno fatto modelli Ai di rivedere i dati di apprendimento e in diversi casi di “condizionarli”, migliorandone la composizione oppure di splittare il modello, ad esempio, il pianoforte che ho realizzato con Al-i Ivory ha un modello che separa il rumore di fondo, uno che riconosce la risonanza, uno per i pedali, etc.
Overfitting e Underfitting sono motivo di allungamento dei tempi e sinonimi di “pazienza”, spesso vuol dire “rivedere tutto”, ecco perchè i modelli che ho usato per le foto antiche del mio paese che sono “primordiali” non li ho ancora rivisti, ci vorrebbe l’equivalente di un altro periodo Covid, cosa che non mi auguro e che ora non ho la possibilità di sostenere.
D) E l’impatto sull’ambiente delle Ai, sul Lavoro?
R) Ottima domanda, grazie che me l’hai fatta, me lo sarei dimenticato e sarebbe stato imperdonabile.
L’impatto ambientale è disastroso, come ho detto l’approccio “le provo tutte” degli algoritmi Ai, producono un incredibile aumento de consumo elettrico da una parte e un aumento della Co2 dall’altro dato che per generare elettricità, se non c’è una diga, è sempre una questione “termica” e quest’ultima è importante anche per “raffreddare” i datacenter che prima avevano solo CPU e ora hanno decine di migliaia di “pseudo schede grafiche”, tipicamente nVidia, che consumano molto di più e ovviamente scaldano di più.
Si tende a minimizzare ma ti assicuro che è un disastro, ammetto di aver contribuito inizialmente ma è parecchio tempo che mi sono prodigato a minimizzare i consumi in questo senso e non solo, l’intera casa dove abito è stata adattata con domotica, sensori e tanto altro per abbattere i costi, sembra una follia ma ha funzionato, le bollette del gas sono state più che dimezzate e quelle della luce sono calate di 1/3 ma conto di dimezzarle non appena monterò soluzioni rinnovabili adeguate (solari, etc.). Per lo sviluppo Ai ho diviso i modelli in tanti piccoli settori specializzati e ho passato giornate ad ottimizzarli, faccio tutto in simulazione per poi passare solo alla fine ai consumi, ma essendo algoritmi specifici ben calibrati i consumi ora sono irrisori tantè che alla fine gira tutto su un processore che può funzionare anche a batterie.
Il lavoro… Beh, se si utilizzano i “services e le loro API” come OpenAi non vedo certo un “aumento” della forza lavoro all’orizzonte, benchè il governo abbia detto la sua su diversi licenziamenti dell’ultimo periodo, tendono a minimizzare dato che comunque a loro non interessa perdere da una parte e acquisire dall’altra, se la ditta rimane aperta grazie all’Ai, ben venga, anche se qualche posto di lavoro salta, questa è la loro logica!
Ecco perchè mi sforzo di divulgare il più possibile la creazione in casa di queste tecnologie, intanto per segare le gambe ai grossi services e limitare l’uscita dei dati dalle ditte, inoltre la creazione di Ai dedicate a “singoli problemi” come lo studio sui materiali, processi chimici particolari, etc. è molto più semplice di quello che si può immaginare e questo porterebbe a nuovi posti di lavoro! Le università si devono “disciulare”, non basta prendere qualche matematico di statistica e farlo evolvere sulle Ai! Quello che vedo all’università è disarmante…
Non ti dico le volte che hanno cercato di comperare i miei modelli Ai, offrendo quasi sempre “miserie” dato che loro millantano di “essere il mercato”, ora sono talmente schifato che più volte ho pensato di rendere tutto pubblico ma la mia paura è sempre quella che qualcuno ne approfitti e si arrivi al peggio, per cui, per ora, rimane tutto così, vado avanti da solo.
D) Vedi una “bolla” finanziaria dietro o a causa di questa tecnologia?
R) Sicuramente SI! E il si, scrivilo bello grande! La causa è sempre la stessa, ignoranza estrema! Quando il mondo si aprì ai siti WEB prima dei social, chiunque voleva andare in rete e iniziò la bolla degli shop online, tutti correvano ad investire e come finì? Ogni tanto salta fuori la bolla speculativa, tutti ad investire, c’è richiesta e arriva l’offerta, ma se lo fanno tutti arriva come un fiume in piena e la cosa finisce per far male a tanta gente e investitori.
Ora che parliamo c’è “shortage” di componenti elettronici, ergo, si fa fatica a trovare tantissimi componenti… Perchè? Le ditte che creano componenti ad alta miniaturizzazione, quella di pochi nanometri, sono pochissime e tutte attualmente impegnate a costruire chip Ai (e non ho paura di dirlo, parlo di nVidia in primis) e le relative memorie speciali che necessita, non hanno tempo per le cose “consumer”, prevedo un disastro molto a breve…
(nota del marzo 2026: la mia previsione si è avverata e anche peggio del previsto!)
Tornando alla bolle speculative, solitamente si sgonfiano velocemente ma questa volta è diverso, la tecnologia in ballo è talmente innovativa che crea continuamente dei piccoli “miracoli” per cui sta durando e durerà parecchio ancora, sperando che quando arriverà la prossima bolla questa di oggi non scoppi portandosi dietro mezza economia visto che la tendenza è infilare le Ai anche nei cereali!
D) Posso chiederti qualcosa di tecnico sulla tua ALi?
R) Esempio?
D) Che cosa hai usato per svilupparla, quale linguaggi, su su quale computer.
R) Qualcosa posso dirla, principalmente Deep Learning ma ho usato anche parti di Tensor Flow e altre librerie, io di solito lavoro in C++ e “adoro” la programmazione ad oggetti in quanto mi permette di riutilizzare tanto codice senza riscriverlo, sono estremamente ordinato e sono abituato a lasciare note all’interno, metti che ci rimetto mani anni dopo, inoltre costruisco librerie su librerie e tendo a spezzare un grosso problema in tanti piccoli. Il computer in realtà sono diversi, il codice finale gira su di un server in casa ma in fase di sviluppo gira su diversi computers, a casa ne ho diversi, ehm…
D) Del tuo lavoro o delle tue capacità ne fai sharing? Hai contatti con l’Open Source?
R) Certo ma non con i miei nominativi ufficiali, lavoro con tutti i gruppi principali, quando trovo un bug o scopro una maniera migliore di fare le cose vado su “Github” e cerco di fare la mia parte, credo molto nell’Open Source.
In passato, quando lavoravo Open Source con i microcontroller, facevo decine di librerie ma poi trovavo sempre i furbacchioni che ci lucravano sopra, poi ci si sono messe ditte molto più grandi che hanno fatto scattare diverse contese e ad un certo punto nel 2016 ho smesso, avrei voluto un mondo più libero su questo punto e ho fatto la mia parte, ma è una lotta continua…
Mi viene in mente un piccolo quadro che i miei nonni materni avevano appeso nella portineria che gestivano negli anni 60/70, ero un bambinetto e non ne capivo il senso e me lo ricordo ancora…
Non fare del bene se poi non sei in grado di sopportare l’ingratitudine…
Ecco, giusto quello, ci ho provato e ho ancora oggi una pagina su Github come sumotoy, controlla pure…
D) Per chi vuole seguire le tue orme è vero che non basta solo un linguaggio e qualche libreria?
R) Eh no! Se fosse così non ci sarebbe OpenAi e tutto il resto dei services! Direi di andarsi a vedere per esempio qualche libreria “cinese” su GitHub, giusto per curiosità, basta vedere il workflow che di solito prende una intera pagina per capire che non è uno scherzo.
Quando dico che “istruisco la Ai” per avere un modello è solo il risultato, manca tutto il resto che possono essere decine di processi che richiedono software dedicato per ognuno, molto spesso spazio dedicato (a volte TANTO spazio), spessissimo TANTO tempo e vista la complessità il “debug” è una impresa da solo e ti assicuro che è fondamentale, all’interno di ALi c’è una libreria dedicata esclusivamente a quello, che gira costantemente.
D) Quindi per l’insegnamento cosa consigli?
R) Vorrei fosse semplice ma non lo è. Credo fermamente che le università ma anche prima di quelle insistano sull’argomento! Ora ho accordi con Modena per costruire qualcosa assieme ma prevede l’uso di personale che ora non c’è e per il momento i corsi sulle Ai che ho visto in giro mi fanno sorridere, molto spesso ti insegnano solo ad usare OpenAI o i vari services.
Tempo fa sono andato in una casa automobilistica a parlare con i progettisti, di solito evito perché so sempre come va a finire, ci si scontra su qualcosa e anche in quel caso è saltato fuori il sapientone che dopo la mia introduzione con un sorriso sornione ha cercato di semplificare il tutto con…”ci sono fior di servizi che con un semplice abbonamento permettono risultati eccellenti, cosa serve farci tutto in casa?”.
Figurati se non ero preparato, la classica uscita da “homo sapiens”, scusa la franchezza. Avevo una bella demo a riguardo dove ho dimostrato che i dati erano tutti visibili all’interno dei loro cloud come i processi e ovviamente i modelli, investire centinaia di milioni e poi usare un cloud e servizi esterni per metterci dentro tutta la ricerca e sviluppo è una buona idea? NO. Difatti, il rappresentante e il direttore industriale mi hanno voluto parlare in privato e il sapientone è stato ridimensionato, mi spiace ma questo mondo è così, nessuno regala nulla, punto! Come è finita a riguardo non lo chiedere ed è già tanto che cito questa cosa ma lo faccio per sensibilizzare sull’argomento dato che è una vita che vado contro questo atteggiamento dei programmatori, usare librerie e servizi esterni per semplificare la ricerca e sviluppo? Ma anche no, grazie, fatti una spina dorsale e impara l’arte!
D) Cambiamo tipologia di domande. Quanto influiscono le Ai nel tuo lavoro come Fonico, Musicista o Produttore?
R) Beh, quelle commerciali le uso come “tools”, prediligo piccole cose come il separatore di stem. Ci sono dei plugin interessanti, tipo un re-bilanciatore per la batteria che è comodo a volte, quando lavoro con brani di terzi non proprio bilanciatissimi.
Non sono solito usare Ai per creare brani ex-novo dato che non fanno assolutamente quello che voglio io, a differenza di un mio esimio collega e amico che ha la capacità di perseverare e adattarsi migliorando pian piano il risultato, io mi innervosisco quando una macchina non fa quello che dico, mi viene voglia di smontarla o nel caso delle Ai, di rifarla, ma non è possibile, non ho i mezzi e ci vorrebbero anni, quindi mi munisco di tanti tools diversi e frutto l’inventiva.
Anche le Ai che ricreano suoni o forniscono spunti di groove mi annoiano istantaneamente, evito di usarle e basta.
Per contro, quelle che mi sono fatto come ALi Ivory mi servono parecchio, le ho fatte apposta!
Ora ho in mente qualcosa che mi aiuti con le orchestrazioni che sono una delle mie passioni, la ricostruzione della grande orchestra, ci vuole del tempo dato che ho iniziato anni e anni fa ma pian piano…
Dal lato dell’insegnamento le Ai sono una opportunità, pochi ci capiscono veramente qualcosa e ancora meno hanno una visione “ampia” del fenomeno, quindi sia io che il mio collega Rocco Tanica facciamo delle Letio Magistralis o solo semplicemente degli stage anche se con soggetti e argomenti molto diversi, dove si parla e si spiega e soprattutto si “fa vedere”, hanno un grande seguito, lo vediamo dalle domande che ci pongono, mi sento “bene” quando sono riuscito a trasmettere concetti che all’inizio possono sembrare ostici. Quindi nel mio lavoro mi aiutano di certo, lo ammetto, ma MAI passivamente.
D) Mi hai dato uno spunto per l’ennesima domanda sul discorso etico, non pensi che questa ultima cosa sia un pericolo per i musicisti?
R) Qualsiasi cosa può diventare un pericolo, mi sembri un mio ex allievo che saltava sul tavolo appena si palesava qualsiasi cosa che fosse appena più di un automatismo, esiste un problema etico, esisteva anche quando è uscito il Fairlight, esisteva quando ho chiesto tramite un cartello al conservatorio di Milano, negli anni 80, volontari per provare a campionare delle sezioni di archi, la mia era solo una curiosità per verificare cosa effettivamente si potesse fare e nello stesso tempo far vedere le nuove tecnologie ai musicisti che hanno risposto con estremo interesse ma il rettore di allora mi ha additato come un appestato minacciando cose indicibili a chi avesse accettato. Che cosa è successo nel tempo? Nulla, le orchestre suonano ancora, nessuno si è fatto male e certe cose cambiano perché sono cambiati inevitabilmente i tempi! Senza budget per fare i dischi, come pretendi di pagare una orchestra?
Si possono fare orchestre verosimili? Io l’ho fatto eccome, ho 40 anni di esperienza e tante macchine, mi sono costruito macchine e programmi, modificato e costruito librerie, nonostante le mille e mille volte che ci ho provato, ancora oggi sento che si può fare di meglio ma ci vuole tanto tempo, tante risorse, TANTA ESPERIENZA e tanto orecchio, tra queste non vedo Ai, quindi di che stiamo parlando?
Ora sono solo le Ai il problema etico? Ci sono mille altri modi e se ci si focalizza su questo anche ascoltare e ripetere quello che fanno i grandi è un problema etico?
A quelli che si pongono questo problema, vorrei metterli davanti ad una orchestra e fargli sentire cosa fanno 50 e più professionisti che hanno studiato e provato a volte per mesi, io lo faccio ogni volta che posso e mi scorre sempre qualche lacrimuccia, la musica è in assoluto l’arte più diretta che sia mai esistita…
D) Grazie delle risposte e del tuo tempo, questa ultima cosa che hai detto merita una riflessione e mi trovi d’accordo e spero di avere un’altra occasione per parlare con te del futuro e della musica in generale, hai qualche remora o qualcosa che ti rode o tutto è una scoperta per te?
R) Detta così mi sento di risponderti dal mio “bambino” che ho dentro e non è mai cresciuto!
Scherzi a parte, si, ho solo una remora, avrei voluto insegnare nel paese che mi ospita e che da il nome al sito (che cambierà tra non molto a questo punto), l’ho volevo fare perché mi sembrava giusto e il pensiero mi ha dato tanta energia, ho cercato in tutti i modi ma questa è una terra “strana”, non voglio aggiungere altri aggettivi, ho trovato tante persone gentili, tanti che studiano e fanno cose pazzesche ma altrettanto astio e gelosia che non riesco nemmeno a capire, non ho mai voluto pestare i piedi a nessuno e ormai quello che ho fatto lo sanno in tanti, i tempi sono diversi e nessuno ora può permettersi uno studio o fare le produzioni come si facevano qualche anno fa, anche se hai soldi e tempo, trovare uno che conosce tanti trucchi del mestiere ed è pure uno sperimentatore, perché non approfittarne? Sono meccanismi che in città sono normali ecco perché frequento solo persone stimolanti, creative, ma in un paesino con poche anime come questo, la cosa mi lascia un pochino amareggiato ma ora sono arrivato alla conclusione che non è un mio problema, quindi alla fine mi è tornato il buon umore, con mia moglie abbiamo deciso che quando sarà il momento si cambia aria e magari una bella vista sul mare e aria meno umida (e meno zanzare) faranno ancora una volta la differenza! Scherzo? Mah… magari no?!?
Non smetterò mai di dire che l’arte ha mille forme e mille volti e si nasconde ovunque, tutto sono artisti solo che molti non sanno ancora in cosa o ignorano di esserlo, magari serve solo una piccola scintilla per cambiarti la vita e la curiosità è potenzialmente la cosa giusta!
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