Frankye goes to Hollywood – Two Tribes

Frankye goes to Hollywood – Two Tribes

Rifacimento “da zero”  di questa icona degli anni 80

Two Tribes, 1984, Frankye goes to Hollywood

Uno dei brani più iconici di quegli anni, realizzato usando il massimo della tecnologia dell’epoca, senza badare a spese o tempo da personaggi come Trevorn Horn, Steve Lipson con l’intento di stupire, di creare un nuovo “standard”, inarrivabile e impossibile da replicare.

Un brano che anche nel lontano 1984 prendeva pesantemente “per il culo” (e perdonate il francesismo) Russia e USA che anche allora erano l’ago della bilancia per l’estinzione del genere umano, ma con l’ironia musicale (cosa che oggi è totalmente assente, sigh…)

I Frankye goes to Hollywood erano una band “costruita” a colpi di genio, ogni singolo era una “bomba”, il mix Dance/Rock creato a colpi di elettronica e molto faticosamente non lasciavano scampo, nessuno provava anche solo ad avvicinarsi!

Ho scelto questo brano, stupidamente, non l’ho analizzato bene prima di affrontarlo sicuro di cavarmela con poco ma così non è stato! La ZTT capitanata da Trevorn Horn aveva un potere formidabile, budget “stellari” e accesso a tecnologie che allora erano intoccabili ai più, basti pensare che in questo brano ci sono ben due Fairlight che operano in tempo reale più batterie elettroniche, due registratory multitraccia della Sony digitali (che costavano come un gruppo di appartamenti e forse come un palazzo) e l’uso di un Synclavier da 400.000 sterline (circa 1,3 milioni di sterline oggi!).

Non sono dicerie, lo dice Trevorn in diverse interviste su Youtube e a proposito di Youtube non può mancare un iniziale sguardo al video originale!

 

Il rifacimento del brano è finito, come al solito è disponibile per chi frequenta la mia scuola, poi viene parzialmente “aperto a tutti”.


Nel 1984/85 ero nell’industria discografia, ero uno dei fondatori dello Psycho Studio e avevo tante tastiere e tecnologie ma non potevo nemmeno pensare di arrivare ai livelli della ZTT per cui studiavo questi dischi per capire come avevano fatto e non si contano le notti in studio allo Psycho con il Paolone a discutere su questi e altri dischi, sulle tecniche, l’esecuzione e spesso provavamo ad emularne delle parti.

Ma i tempi non erano maturi, lo dice Trevorn Horn e Steve Lipson, l’idea era quello di ricreare sessioni “live” ma rigorosamente programmate e il tempo non era certo una variabile di poco conto dato che portava i costi a livelli stellari!.

 

Steve Lipson era il fonico (magico, incredibile, con un gusto fuori dal comune) ma era anche un grande musicista e soprattutto un “chitarrista”, cosa che piacque fin da subito a Trevorn Horn (che era anche un bassista), in questo modo la squadra era al completo!

JJ Jeczalick (Fairlight, programmazioni varie, campioni)

Andy Richards (Tastiere)

Anne Dudley (Orchestrazioni)

Trevorn Horn (Produzione, Basso, qualche programmazione ma soprattutto “visione”)

Steve Lipson (Fonico, Chitarra, operatore Synclavier)

Una squadra pazzesca, iper creativi!

 

Per la realizzazione, ho unito due versioni, quella “originale” ed una “extended” chiamata Hibakusha, uscita più avanti che aveva pure l’orchestra sinfonica (grazie ad Anne Dudley, Art of Noise, sempre nella squadra ZTT), il tutto per complicarmi la vita!

Il risultato finale sono oltre 125 tracce (stereo, mono, non si contano) e 5 giorni di lavoro massacranti che per uno come me sono una mostruosità dato che ho orecchie allenate da più di quaranta anni e un buon controllo e fonte di suoni!

Anche questa volta ho cercato di rendere il tutto “impilabile” all’originale (fin dove si riesce) in modo che sia indistinguibile, inoltre il tutto deve suonare meglio grazie ai DAW che permettono un controllo assoluto e particellare a qualsiasi elemento!

Il Basso

La parte più caratteristica di Two Tribes è il basso… Realizzato a “macchina” ha una origine prettamente umana. Steve Lipson ricorda che la prima stesura venne fatta proprio da Trevorn Horn con il basso suonato con il plettro, ma il suono non era assolutamente quello giusto e comunque andava “programmato” per poter ottenere l’effetto giusto!

In stdio avevano di tutto, il Synclavier (appena arrivato) veniva usato come una sorta di scatola magica per poter editare le parti grazie alla sua qualità molto più alta del Fairlight che era comunque molto utilizzato per la sua peculiarità musicale ma non apprezzato in questo caso per simulare il suono del basso, il campionamento a 8 bit e la bassa frequenza creavano un suono “cristalloso”.

Trevorn Horn parla di diversi tentativi di ottenere il basso e cita anche una “riga” millimetrata di legno, di quelle usate per misurare, messa su un banco e percossa da un lato ma questa ipotesi è stata smentita da Steve Lipson, il fonico geniale che era dietro gli studi della ZTT (i SARM a Londra) e che manovrava il Synclavier, in una intervista parla della riga come uno dei mille tentativi poi non andati a segno!

 

Ma oggi c’è l’Ai ed è possibile estrapolare alla perfezione il basso e analizzarlo e quello che viene fuori è in parte quello che ho “sempre” sospettato fin dal 1984, si tratta di un campione della biblioteca originale del Fairlight IIX unito ad un altro campione (della stessa libreria) in modo da restituirgli le basse.

 

Ma non basta, dietro al suono c’è sicuramente la parte LoFi del Fairlight, fatta dai vecchi convertitori, gli 8 bit e la bassa frequenza di campionamento, cosa che oggi si riesce a replicare con un solo plugin, TAL Sampler.

Questo semplicissimo Plugin è un semplice campionatore, molto preciso, moderno come utilizzo ma con una sezione “resampling” in grado di deteriorare il suono esattamente come facevano le vecchie macchine di allora!

Dal mio punto punto di vista sono 50 euro ben spesi dato che sono riuscito a rivitalizzare la mia vecchia libreria del IIX e con l’aggiunta di altre funzioni come un tocco di sintesi granulare sul loop anche di ricreare nuovi suoni partendo dai vecchi!

TAL Sampler è stato essenziale anche in altri progetti come in Peter Gabriel e comunque è il mio preferito per simulare il Fairlight IIX.

Il “groove” del basso

I suoni e un sequencer non bastano e me ne sono accorto immediatamente, a parte il suono, il basso è stato suonato replicando una parte suonata da “mano umana” e non usando quantizzazione o swing ma replicando fedelmente quello che è stato suonato con la relativamente alta risoluzione del sequencer interno del Fairlight (la pagina R, da vedere il mio articolo su questo sito a riguardo).

 

E il sottoscritto ha fatto la stessa identica cosa, solo che ho fatto il “reverse enginnering” del suono definitivo. La sequenza dell’intero basso è a disposizione di quelli inscritti ai miei corsi o al mio Patreon..

 

Ma il basso ad un certo punto diventa vero, se ascoltate attentamente lo noterete anche voi e a sentire Steve Lipson potrebbe sia essere Trevorn che lui stesso (dato che saltuariamente suonava anche lui il basso oltre la chitarra)

Questa è la linea di basso per intero, ovviamente solo la parte “slap”, a prima vista sembra tutto normale ma ingrandendo, nessuna nota è sulla “griglia” che è in 16esimi, sono tutte spostate e rigorosamente in ritardo.

 

 

 

 


La stessa linea ingrandita con evidenziati i “gap”, segno che il basso è stato programmato sopra una fonte “vera” di riferimento, probabilmente con il “plettro”.

Il “sound” del basso

Quel che è certo, non si tratta della prima stesura di “Two Tribes”, come minimo è la quarta o peggio!

Come dice Steve Lipson, Trevorn Horn ricominciava spesso tutto da “zero” e non a caso, in mente aveva qualcosa di preciso ma non facilmente raggiungibile, ci sono un paio di registrazioni piratate delle prime sessioni di questo brano, erano per di più live session senza suoni campionati o elaborati e servivano per capire il senso e in una di queste si sente il basso suonato con il plettro e un suono molto distorto.

La fase successiva sarà stata quella di usare lo “slap”, ma a mano è una impresa, per cui si è passati al Fairlight IIX, 8bit e suono “cristalloso”, fortunatamente si tratta di un suono nella libreria “standard”.

Eccolo, direttamente dalla libraria del IIX:

FGTH TwoTribes Bass fairlight

Il suono non regge, molto cristalloso ma con poche basse. Per cui ci vuole una “equalizzata”
Le frequenze, da sinistra un passa alto da 31Hz, subito dopo un parametrico con q “largo” a 110Hz e i due parametrici subito dopo a 700hz e 2K esaltano la parte “slap” in previsione del suono aggiuntivo.
Se date un’occhiata alla parte bassa noterete che è stata attivata l’opzione “phase linear” (fase lineare) quindi il filtro non produce aberrazioni di fase che quasi sicuramente influenzerebbero le basse del suono da aggiungere e diventerebbe difficile trovare un equilibrio, la fase lineare evita questo problema ma è una caratteristica dei “filtri digitali” che all’epoca non esisteva!

FGTH TwoTribes Bass Fair EQ

 

 

 

Ora serve un altro suono di sostegno…

Anche questa volta si tratta di un suono della libreria Fairlight IIX opportunamente equalizzato!

Questa volta è capitato al Pro Q4 (e comunque è equivalente al Q3 usato in questo modo), frequenze, il solito passa alto a 33hz, un parametrico in attenuazione a 173Hz e uno in esaltazione a 1,2k, il tutto a “fase lineare”

FGTH TwoTribes Bass 2

 

 

 

 

Le due tracce sono state trattate ciascuna con un FabFilter C2, un compressore molto maneggevole e settato quasi “canonico”.
Lo scopo è quello di rendere il tutto solido e ben presente….

 

 

 

 

 

 

 

 

Il risultato
FGTH TwoTribesBass Fin

Facendo una comparazione con l’originale, questo ha un pelino di basse in più ma è ovvio, all’epoca c’erano ancora i vinili e le basse le segavano!

Finito con il basso?

NO, negli special c’è un basso vero!

Ehm, solo per chi ha l’accesso, sorry!


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Ok, ma ora basta con il basso no?

Ancora NO!

Durante tutto l’intro c’è un basso realizzato con il pianoforte, molto simile a quello di Relax!

E’ composto da due suoni, il pianoforte e un basso adattato (dato che il suo scopo è proprio quello del “basso”), il pianoforte in particolare è stato trasferito su TAL Sampler e ho adattato il “Degrader” incorporato per simulare il Fairlight IIX dato che non si tratta di una delle librerie incluse (ma è stato facile replicarla), come?

8Bit, 31Khz SR, filtra tracking semi aperto…

Questo è il suono combinato:

FGTH TwoTribes pianobass

NON hai accesso ai files separati! Solo chi ha l’accesso può accedere ai files separati…

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NON hai accesso ai files, solo chi è autorizzato ha diritto ad avere i files qui sotto:

  • Preset TAL Sampler – Fair IIX SlapBass
  • Preset TAL Sampler – Fair IIX PickBass
  • Traccie MIDI Bass 1 e Bass 2
  • Audio Bass 1 e Audio Bass 2
  • Preset dei FabFilter usati per il basso
  • Basso vero negli special, parte MIDI
  • Basso vero negli special, traccia AUDIO
  • Basso vero negli special, preset per viverse librerie

Batteria (e percussioni)

Con il precedente “Relax”, Two Tribes accomuna l’uso quasi “assente” dello “snare”, in questo caso usato solo alla fine, cosa passata inosservata in quanto il primo brano era stato “sconvolgente” per diversi altri motivi e questo aveva un video che all’epoca colpì molto (anche se per me è uno dei migliori esempi di inno alla pace ancora attuale). Relax era arrivato primo in quasi tutto il mondo (sesto per classifica di tutti i tempi!), questo non poteva essere da meno, ancora una volta fu Trevorn Horn a creare il pattern sulla Linn come fece su Relax.

Il pattern è stato ricreato con tutti gli elementi separati, qui riproposto mixato. Cassa in 4, HiHat trascinante e una serie di clap, cowbell e congas Linn per far dimenticare l’assenza dello snare.

FGTH Linn 1

A questo sono stati aggiunti diversi elementi nel brano, dei “piatti” (rigorosamente veri), dei tom (veri anche quelli) e delle percussioni aggiunte, congas vere in particolare.

Ci sono anche dei Timpani orchestrali, ereditati dagli innesti di orchestra (rifatti anche quelli in pista singola)

Tastiere

Ci sono diversi interventi di tastiera, alcuni “epici”, realizzati in maggior parte da Andy Richards che è un vero “genio”, poche cose, mirate, a volte semplici e a volte no ma sempre “efficaci”!

    • Intro piano
    • Rhodes (like)
    • Hammond (like)
    • Pad (1)
    • Pad (2)
    • Fairlight bits
Hammond (o simile)

Dei tre, il suono di Hammond è “epico”, probabilmente realizzato con un Roland Jupiter 8 e ancora più probabilmente con un’altra tastiera aggiunta oltre ad una bella dose di Lexicon 224, per ricostruirlo ho avuto la mia dose di tentativi e alla fine ci sono riuscito e ho creato una patch per “Cardinal” (freeware) con tanto di effetti!

In realtà i suoni sono due, nell’esempio sotto c’è quello “epico” poi un hammond (quasi normale) ma ho i miei seri dubbi che sia stato fatto con un vero hammond!

Ecco il risultato:

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FGTH TwoTribes hamm (NU)

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Rhodes (o quello che lo simula)

Ecco il Rhodes, probabilmente un TX816 Yamaha che era presente al SARM. Per realizzarlo sono ricorso allo stesso metodo, un bel patch realizzato con Cardinal e FM

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FGTH TwoTribes Rhodes

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Pads

Tutti realizzati con Roland Jupiter 8, per il secondo gli ho dato degli attacchi lenti per creare del movimento e dare meno l’effetto “cerotto” dei pad (che all’epoca andavano anche troppo di moda!)

Il terzo è un tipico suono di Andy che ho ritrovato tante altre volte!

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Pad 1

FGTH 2Tribes Pad 1

Pad 2

FGTH 2Tribes Pad 2

Pad 3

FGTH 2Tribes PAD 3

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Fairlight Bits

Avendo non uno ma ben 2 Fairlight IIX e un mito vivente per questi strumenti, JJ, era ovvio che qualche cosa ci scappava, in particolare:

FGTH 2Tribes Sarah

Il suono più famoso in assoluto del Fairlight IIX, “Sarah“, usato in mille e mille dischi, Tears for Fears, Prefab Sprout, Art of Noise, etc. etc.

FGTH 2Tribes vocal efx 1

Non avendo un Holly Johnson (il cantante) a disposizione mi sono dovuto “arrangiare” e questo è l’unico suono originale che ho rubato (e spero mi perdoni)

 

Chitarre

Per le chitarre (di Steve Lipson) ho usato Ample Stratocaster, per gli effetti NI Guitar Rig 7, il modello e il setup, solo quelli del mio Patreon o Corsi, come al solito, fortunatamente gli interventi sono pochi per cui sono stato molto preciso!

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Funky

FGTH 2Tribes Guitar 1

Power
FGTH 2Tribes Guitar power

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Orchestra

E arriviamo al punto dolente, l’orchestra! A parte il solito colpo di orchestra del Fairlight IIX usato in mille dischi e presente in quantità pure qui:

FGTH 2Tribes orch hit

 

L’orchestra è composta da:

  • Timpani
  • Glocken
  • WoodWings vari (in prevalenza flauti)
  • Ottoni vari (tromboni, trombe, flicorni)
  • Violini primi
  • Violini secondi
  • Viole
  • Celli

E sono parti diverse ma alla fine suonano tutti assieme!

La programmazione è stata fatta su NI Kontakt usando librerie “free” (ecco perchè c’è voluta una vita!) e ho scritto parte per parte, un esempio:

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FGTH 2Tribes Orch Mix

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L’orchestra è all’inizio e alla fine!

Mettiamo tutto assieme!

Ora che ho tutto, devo fare il mio lavoro ancora una volta, che vuol dire “mixare”!

I rifacimenti mi piacciono, mi sento partecipe del progetto originale, vedo i personaggi, mi immedesimo nelle scelte ed è bello ricostruire studiando l’epoca, gli strumenti, lo studio, l’outboard e la cosa funziona solo se sei preciso e rifai “fedelmente” quello che senti, ho visto troppe volte su Youtube qualche influencer rifare in malo modo pezzi iconici “rovinandoli” per sempre, bleah!

 

il bello di rifare le cose come erano è la difficoltà, il dover usare l’orecchio per capire ed estrapolare le parti, ricostruire il suono, all’inizio sembra impossibile ma con il tempo diventa quasi uno sport e io lo faccio da decenni, almeno 4!

 

E il mix non dovrebbe fare eccezione? Ni, nel senso, a volte si e spesso NO. Una volta la destinazione del mix era diversa da oggi, il Vinile ad esempio non concede sbagli, le basse in centro, le frequenze vanno controllate, la fase deve essere sempre coerente.

Inoltre una volta (e io lo so più che bene) il mezzo su cui si registrava aveva la brutta tendenza a deteriorarsi velocemente con l’ascolto e il tutto diventava “molle”. Non esisteva l’editing, gli errori c’erano e rimanevano, cambiare cose fatte era quasi sempre una impresa, potrei andare avanti ore!

 

Quindi, qualche volta, cerco di migliorare (dove devo le possibilità) ma senza cambiare suoni o parti, semplicemente facendo suonare “meglio” grazie alla tecnologia.

Per assurdo, uno dei brani che suona meglio in assoluto è Aja degli Steely Dan, ma rifacendolo mi sono accorto che mi sbagliavo, sotto era nascosto un altro “sound” che non è uscito per colpa di tante cose, il pianoforte era stato registrato “chiuso” sotto un telone pesante, la batteria usava pochi microfoni, il vibrafono era praticamente mono, il basso non aveva un suono “esteso”, non erano scelte ma “limitazioni”.

E rifacendo il “multitraccia” le ho eliminate e in effetti la versione MIDI, anche se non curata al millesimo, mi suona meglio e ha i presupposti per suonare ancor di più, qualcuno può storcere il naso ma è così, le tracce sono rifatte una per una e sovrapponibili all’originale ma non ho avuto alcuna limitazione e tutto il tempo che mi pareva, oltre l’incredibile tecnologia di oggi che mi permette di farlo!

 

metodologia

Presto detto, originale sempre sincronizzato come traccia alternativa e ascolto da “fonico”, senza l’incredibile “rottura di p….” del nastro e i suoi tempi biblici, il deterioramento, la chirurgia digitale, etc. non ci vuole molto!

 

A chi dice… L’analogica aveva più anima, dico … “cazzate”, modi di dire, l’analogico lo hai visto ma non vissuto, te lo dice uno che lo ha anche “subito”.

Giugno 2026

Autore: Max MC Costa

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