
Steely Dan – Aja
Analisi e rifacimento completo del brano partendo da “zero”
La versione completa di questa pagina con i contenuti “completi”, le parti, le analisi approfondite, i file audio, stem, MIDI e tanto altro sono visibili solo esclusivamente agli studenti della mia scuola o a chi ha l’accesso…
AJA, 1977, il brano che da il nome all’album omonimo, semplicemente un “capolavoro” in tutti i sensi, un “masterpiece” di composizione, arrangiamento, registrazione e performance.
La cura “maniacale” degli Steely Dan è entrata nella storia, ogni performer, nonostante l’orgoglio di entrare nella storia della musica grazie a questo, lamentavano delle ore infinite in studio per raggiungere quello che Donald Fagen e Walter Becker consideravano “perfetto”, parliamo di eccellenze assolute, il top del top e nonostante questo accontentarsi era fuori discussione.
Aja è stato un esperimento, lo dice lo stesso duo, volevano qualcosa di simile ad una suite ma nel pieno stile loro, anche non necessariamente, strumentale? Cantata?
Non avevano le idee chiare di come svilupparlo, assurdo ma ancora una volta lo dicono loro, il batterista Steve Gadd, Omartian e anche Denny (che li conosceva fin troppo bene), quindi decisero di impostare una session con dei musicisti che erano il top dei top, dargli le parti “a strati” (poi lo vediamo) e usarli con il duplice scopo di avere una base al top ma con l’anima dei sessionist che la suonavano.
Ho letto tutte le interviste ai performers, molto più interessanti di quelle del duo che hanno sempre risposto in maniera vaga, particolarmente interessante quella ad Omartian, Gadd e Dias (anche se quest’ultimo chiamato ben dopo la session). In sostanza hanno dato una valanga di parti a tutti i musicisti (tutte scritte come sempre da Larry Charlton), tove gli accordi erano basici, poi in un foglio alternativo più “augmentati” e non sapendo bene la struttura c’erano altre partiture con diverse opzioni, tutte in fila! Gadd disse che aveva 3 sostegni per tenere 9 fogli con le parti ritmiche, Joe Sample di fogli ne aveva 16!
Lo scopo era “instradarli senza demoralizzarli”, la nomea del duo era fin troppo conosciuta e temuta!
Poi successe qualcosa di miracoloso…
Micheal Omartian che all’inizio sclerava sulle strutture armoniche scritte da Fagen anche grazie all’influenza di Victor Feldman che tutti consideravano un gigante e che oltre a percussionista era un valente pianista e da lunga data collaboratore del duo, iniziò ad apprezzarne la bellezza (c’è un video a riguardo che mette i brividi, vedi sotto) e Gadd, confuso sul da farsi, decise di “osare ben oltre il consentito” con lo scopo di trovare almeno due paletti su cui muoversi visto che il territorio scritto nelle parti aveva delle indicazioni molto vaghe, per cui, nella seconda o terza take, partì con un assolo di batteria non previsto e si sorpresero parecchio, guardarono dall’altra parte del vetro per capire se ricominciare o meno, ma il duo rimase impassibile, per cui andarono avanti come previsto, nonostante a 4:57 ci fosse un errore, poi il secondo solo alla fine.
Il resto è storia? Quella botta di energia non voluta diede al duo quello che serviva per dare una forma al brano che come scritto era destinato ad essere tagliato, quasi 8 minuti, una sola “take” tra due o tre.
Danny Dias venne convocato una settimana prima del suo assolo, quando ascoltò il brano in studio si rese conto che la magia era già arrivata e si mangiò le mani per non essere presente assieme agli altri ma ancora una volta fece due assoli superlativi…
Questa la formazione in questo brano:
- Donald Fagen: Pianoforte, Sintetizzatori, Voce, Fischietto
- Steve Gadd: Batteria
- Wayne Shorter: Sassofono
- Larry Carlton: Chitarra
- Denny Dias: Chitarra
- Walter Becker: Chitarra
- Victor Feldman: Percussioni e vibrafono
- Joe Sample: Rhodes
- Michael Omartian: Pianoforte
- Chuck Rainey: Basso
- Timothy Bruce Smith: Voci
Il duo composto da Donald Fagen e Walter Becker formatosi ufficialmente nel 1972, dopo il loro terzo album “Can’t buy a thrill” nel 1974 decisero di fare meno tour e concentrarsi nella composizione e nel 1977, rassicurati del periodo dedicato, decisero di fare un nuovo disco e osare con composizioni più lunghe, quasi come delle suites ed AJA era una di queste.
I testi degli Steely Dan non sono comuni, hanno spesso riferimenti letterari, a volte cinici… In questo caso il brano si è inizialmente ispirato ad un viaggio ma ben presto un’occasione di un matrimonio tra una ragazza Koreana e un amico divenne la vera fonte delle parole.
Registrato al Producers Workshop (Boulevard Recording) di Los Angeles e prodotto dal mitico Gary Katz, l’album venne registrato anche al Village Recorder e a New York all A&R Studio
La prima parte, la session prima degli overdubs, venne registrata tutti assieme al Producer Workshop e probabilmente questi furono i miusicisti coinvolti:
- Steve Gadd
- Chuck Raney
- Larry Charlton
- Micheal Omartian
- Joe Sample
- molto probabile Victor Feldman
Tutti gli altri fecero overdubs nello studio Village Recorder
Il nastro scomparso
Non esiste un “multitraccia” di questo brano
Nel 1999, in occasione di un futuro intervento alla nota trasmissione BBC’s Classic Albums, Donald e Walter chiesero i multitraccia dell’intero album ma due brani mancavano, Black Cow e Aja.
Non ci fu verso di trovarli, erano scomparsi, il duo promise una ricompensa di “600 dollari” a chi ne avesse dato notizie con tanto di telefono.
Cito testualmente:
Anyone having information about the whereabouts of these missing two inch tapes should contact HK Management at (415) 485-1444. There will be a $600.00 reward for anyone who successfully leads us to the tapes. This is not a joke. Happy hunting.
Chiunque abbia informazioni su dove si trovino questi nastri da due pollici mancanti dovrebbe contattare la direzione di HK al numero (415) 485-1444. Ci sarà una ricompensa di $ 600,00 per chiunque ci conduca con successo ai nastri. Questo non è uno scherzo Buona caccia.
Il rifacimento, una anteprima
Nel brano di Bjork c’era un loop, qualche campione, sequencer e pochissime note.
Qui ci troviamo di fronte ad una “montagna” di note, suonata da alcuni dei migliori performars di ogni tempo nel loro momento magico, un brano lungo e con parti che difficilmente si ripetono senza cambiare qualcosa…
Una vera sfida, quasi impossibile!
Come mio solito non voglio aggiungere del mio, per rispettare chi ha composto e suonato mi concentro a mettere solo quello che c’è sperando (dopo tantissimi controlli) di non perdere note per strada, quindi ho “sempre” l’originale come riferimento, l’intero lavoro deve essere “sovrapponibile” (o quasi) all’originale.
Questa è una versione non mixata dell’intero brano, completamente rifatta (tranne la voce), intendo ogni strumento, completamente MIDI con strumenti virtuali che suonano LIVE.
Si tratta di una versione non mixata, non corretta, senza volumi e una piccola parte…
La versione finale completa è disponibile a chi ha l’accesso completo alla pagina o a chi frequenta il mio corso…
Analisi
Adoro questo brano, l’ho sentito tante di quelle volte che conosco ogni nota a memoria, ciononostante ho affrontato la ricostruzione senza appoggiarmi alla memoria per evitare di farmi ingannare dai ricordi.
Batteria
La batteria venne registrata a quello che oggi si chiama Boulevard Recording a Los Angeles (all’epoca, Producers Workshop), la sala non è cambiata tantissimo quindi è importante citarla per avere una idea dell'”aria” intorno alla batteria.
Il fonico che eseguì la registrazione di questo particolare brano fu Bill Schnee, un fonico strepitoso, molto accurato, uno di quelli che usava variare il livello del fader del rullante per eliminare il “bleeding” (le interferenze degli altri strumenti) in registrazione (! fonte Danny Dias), sempre alla ricerca del miglior modo di riprendere il suono.
Questo è lo studio dove è stata registrata la batteria, il pianoforte, le chitarre e diversi altri strumenti. Steely Dan miravano alla “session” e alle interazioni tra i performers e quindi era normale averli tutti in sala.
L’illuminazione è cambiata ma la struttura è praticamente la stessa, si tratta di un ambiente che Schnee riteneva “magico” per il suono, inoltre lo studio aveva delle elettroniche molto valide e un ottimo parco microfoni.
La sessione, nonostante le leggende attorno al duo, fu estremamente breve! Tutti ne rimasero sbalorditi, si parlava di sessioni durate giorni e giorni, addirittura settimane, ma questa si risolse in 3 takes nel pomeriggio di quel giono, merito una “immensa” performance di Steve Gadd che rimase nella storia!
In una intervista, Micheal Omartian che suonava il piano e lo aveva di fianco, disse che durante lo “special” e il conseguente assolo di batteria, vide le braccia di Steve Gadd volteggiare e muoversi rapidamente e notò lo stesso con gli occhi chiusi, ne rimase molto colpito perchè fu la prima volta che ci lavorava e non conosceva il vero valore di questo batterista.
La session fu così convincente che un errore a 4:57, un colpo tra due bacchette, venne totalmente ignorato dal duo che era famoso per essere pignolo a livelli impressionanti, e ho trovato grazie alla mia Ai (scoop unico) una voce che non ha nulla a che vedere con il brano e comunque era immersa all’interno, probabilmente uno dei sessionman che parla, la trovate più avanti nella sezione del canto.
Steve Gadd è un mito, punto. Uno dei batteristi più influenti di tutti i tempi! Ha iniziato a suonare a 7 anni e a 11 suonava al fianco di Dizzy Gillespie!
Mettere le mani sul suo lavoro mi ha reso molto nervoso.
Gadd è sponsorizzato Yamaha proprio dal 1976 ma leggendo le note del fonico, Bill Schnee, sembra abbia usato una Gretsh Rossa (noce) con le pelli Remo Black Dot anche se probabilmente ha aggiunto un set di tom Yamaha, non è chiaro ma ho un aggancio per saperlo a breve, nel frattempo mi sforzo di usare lo stesso suono con quello che ho (che comunque non scherza!).
Lo scopo è virtualizzare la batteria e ottenere lo stesso suono, non certo quello di usare gli “stem” dalla Ai, ma posso usare la tecnologia per capire ogni colpo dove deve andare, sovrapporlo e poi valutare il suono pian pianino in modo da renderlo il più possibile simile, non mi permetto neanche lontanamente di usare la parola “uguale”!
Per la simulazione ho scelto Toontrack Superior 3, uscendo separatamente con ogni microfono (virtuale). Importantissimo conoscere la sala di ripresa per valutare l’ambiente da aggiungere alla batteria.
- La visualizzazione dei vari parametri la rimando a chi è stato abilitato a vedere per intero la pagina, chi frequenta la mia scuola e chi ha accesso).
Percussioni
Tralasciando Vibrafono e una Marimba, ci sono diverse percussioni, ho riconosciuto ovetto, shaker, woodblock, un colpo di cowbell stoppato e un fischietto che fu però suonato da Donald Fagen
Vibrafono, Marimba e percussioni arrivano da diverse librerie Kontakt. Anche qui, solo chi ha accesso ha diritto di sapere quali librerie e la lista completa dei vari interventi verrà resa pubblica a tutti a breve.
Victor Feldman era un polistrumentista Inglese di immenso talento, il duo lo aveva scelto perchè lo ascoltavano nei vecchi dischi del papà di Donald, nonostante fosse solo di una generazione di differenza, dato che aveva iniziato ben presto la carriera di musicista, a soli 7 anni.
Suonava Batteria, Vibrafono, Marimba, Percussioni di ogni tipo, Pianoforte e si dice che suonasse anche la Tromba qualche volta.
Donald Fagen lo scelse per la sua doppia personalità pianistica e da vibrafonista, gli serviva qualcuno che capisse bene l’armonia ma soprattutto dove “muoversi” all’interno del brano e Victor dimostrò fin da subito le sue capacità integrandosi anche all’interno del tessuto percussivo con le sue percussioni perfettamente equilibrate ed inserite.
Si parla di “sessioni” dove non si poteva sbagliare, esagerare, supporre. Feldman era un collaboratore da parecchio tempo del duo e si alternava anche con il Piano Elettrico, saltando da uno strumento all’altro.
Per tutti, Viktor era vero fenomeno, una “bomba” (secondo Micheal Omartian)
Basso
Con un fratello bassista è sicuramente un territorio “minato”. La procedura è stata quella di riprodurre “virtualmente” il basso partendo dallo “stem” che ho ripescato con ALi per poi riprodurlo accuratamente con tutte le ghost, etc.
Il bassista è Chuck Rainey, un performer eccezionale.
Le richieste del duo nei vari lavori lo costrinsero a trovare un metodo tutto nuovo per le linee di basso del duo, saltellanti e con colpi apparenti di “simil slap” che affascinavano il duo ma non così tanto di inserirle direttamente, così si inventò la sua tecnica.
La linea di basso di Aja (e in generale tutte quelle del disco) sono un vero challenge per bassisti e batteristi, il basso ha tante note che non si sentono perchè si fondono nella tessitura tra il ritmo e le armonie ma ci sono eccome!
Ho sentito su Youtube delle partiture sbagliate, probabilmente dovute al fatto che sono state derivate dal brano ad orecchio. Usando ALi sono riuscito ad estrapolare in qualche modo la linea del basso e ricostruirla via MIDI al 98%, per alcuni colpi che sono “pop slap” devo aspettare qualche giorno.
Anche in questo caso sia lo stem del basso, la partitura corretta e il MIDI con il suono derivato calcolato dal basso utilizzato originalmente da Chuck saranno a disposizione di chi ha l’accesso completo alla pagina.
Un esempio del modo di suonare di Chuck in Aja
Sax
Per il momento non l’ho preso in considerazione e il motivo mi sembra ovvio! Quindi nell’attuale versione NON c’è. Paolone o Comoglio non me lo avrebbero perdonato, mai!
Il sax è dell’indimenticabile Whyne Shorter che all’epoca era con i Wheather Report, per averlo Donald Fagen faticò non poco, le case discografiche erano contrarie a “troppe collaborazioni”, famoso è il caso di Pat Metheny che grazie a queste affossò le vendite del proprio disco a favore di altri in cui aveva collaborato.
Nel 1977 i Weather Report stavano realizzando “Heavy Weather”, in disco che è una pietra miliare, era un anno magico per Whyne, non voleva fare errori o trovarsi in collisione con Zawinul o quelli della sua casa discografica.
Per cui arrivò negli studi Village Recorder di LA e chiese di andare solo in una stanza a meditare prima di iniziare…
Sotto una trascrizione dell’assolo
Chitarre
Argomento assai dolente, sono tante, sparse e spesso assai complicate, lo dice in una intervista sia Larry Carlton che Denny Dias, un brano ostico con una grande difficoltà di muoversi dove ogni nota ha un peso ragguardevole. Il duo ha passato ore ed ore a fare un composito di tutte le tracce dato che davano molta libertà ai chitarristi di potersi esprimere per poi scegliere il meglio del meglio.
Rifarle è stato un lavoro lunghissimo, alcune hanno il suono riconoscibile, altre no e comunque la distorsione è poca quindi sono parecchio esposte.
Sono state usate diverse librerie, qualcuna di Kontakt, le chitarre esposte sono di Ample Sound. Anche questa volta la lista degli interventi completi a breve e la lista preset, MIDI, effetti solo per chi ha accesso completo alla pagina e la mia scuola.
Larry Charlton, grandissimo chitarrista e storico collaboratore degli Steely Dan, era solito dividersi gli accordi con Donald Fagen (e per volere suo), in pratica Donald e Larry contribuivano a fare un accordo, per dire, “augmentato”, che ha mandato in cortocircuito tantissimi musicisti che cercavano di capire l’armonia e i segreti del duo!
Anche questa volta il suo apporto è stato fondamentale, era colui che prendeva le demo originali e aiutava il duo ad estenderle facendo da tramite agli altri sessionman.
Charlton ha suonato la chitarra in Aja in diversi punti ma non è chiaro quali dato che i chitarristi furono tre e solo tempo dopo vennero selezionate le varie parti definitive.
Denny Dias (al centro con la barba) è stato un membro fondatore degli Steely Dan, lo riconosciamo nel primo disco dove Becker suonava il basso e Danny fece l’iconico assolo in “Do it again” con la chitarra sitar (di John, l’ho raccontato varie volte), dopo “Pretzel Logic” il duo decise appunto ri ridursi a “duo”.
Non intervenne nella session principale ma venne convocato una settimana prima al Village Recorder per sovraincidere gli assoli.
Danny suonava una “Telecaster” modificata da Jeffrey Baxter che ha aggiunto un secondo pickup Handbucker, cosa che mi ha creato non pochi problemi nella simulazione della stessa visto che è una delle chitarre più esposte con il suono quasi “clean”.
Danny è una persona eccezionale, dotato di grande sensibilità, in Aja ha suonato entrambe le parti solistiche di chitarra come dice lui in questa intervista
Cosa interessante perchè mi ha dato la possibilità di capire quali altre parti di chitarra sono state suonate da Charlton o lo stesso Walter Becker
Walter Becker, il secondo degli Steely Dan, magari non così talentuoso dal punto di vista compositivo come Donald ma colui che curava ogni aspetto sonoro, anche a livello di scelta.
Era un appassionato di Hi Fi, negli anni 70 possedeva un impianto stereo con casse gigantesche ma ne aveva due che portava personalmente negli studi, cosa assurda perchè gli stessi non vedevano di buon occhio usare casse che non fossero loro, eppure faceva la differenza, lo dice Denny Dias nella intervista sopra citata.
Walter originalmente era il bassista anche se sapeva comunque suonare la chitarra ma pian piano divenne un chitarrista, almeno uno dei due visto che Larry Charlton era sempre presente.
Danny dichiara che Walter ha fatto diversi interventi “postumi”, tutti al Village Recorder e non durante la session, ma non sappiamo quali.
Voci
Beh, impossibile rifarle, mi baso su quelle originali e le appoggio. E’ il motivo per cui lavoro rispettando al massimo l’originale!
Aja è un pezzo anomalo, quasi tutto strumentale! Le voci sono maschili e sono di Donald Fagen e Timothy Bruce Smith
Donald Fagen, la mente compositiva del duo,colui che voleva fare “dischi perfetti”, che criptava gli accordi dividendoseli con Larry Charlton, che ha creato il Mu Maggiore, che inizialmente non voleva cantare.
Oltre a suonare il piano in qualche parte, ha suonato qualche sintetizzatore e il “fischietto” durante l’assolo di Danny ma è anche il cantante principale.
Donald ha voluto anche Timothy Bruce Smith che era il cantante e bassista dei Poco e degli Eagles
Intruso
Grazie ad ALi, la mia Ai addestrata a questo, sono riuscito ad isolare dallo stereo una voce che è “scappata” nel mix e nessuno se ne è mai accorto, non posso determinare da quale prista proviene perchè non esiste più il multitraccia di questo brano!
Piano
Il pianoforte è lo strumento principale ed è quello che mi ha fatto perdere più tempo dato che si sente più volte l’intervento di due pianoforti contemporaneamente, difatto i pianisti sono almeno due.
Il suono del pianoforte indica che è lo stesso, fortunatamente non hanno registrato in studi diversi con Piano diversi, quindi mi sono limitato a tirare giù le parti con santa pazienza, poi le ho divise dove ho sentito che non potevano essere solo due mani!
Le parti principali le ha suonate Micheal Omartian che divenne un collaboratore fisso del duo in tanti dischi, compreso The Nightfly di Fagen.
C’è una bellissima intervista di Rick Beato a Micheal che vi propongo sotto…
Il rifacimento del Piano
Come ho scritto, non è stata una operazione semplice, le mani sono più di due!
Con ALi e il mio modello ho estrapolato la parte del piano (e solo quello!), grazie al modello che lo ha facilmente identificato.
Uno degli effetti benefici del procedimento è che ha eliminato ogni eventuale “bleed” di altri strumenti dato che era una “session”, quello che è venuto fuori è la somma di tutti i pianoforti pulito ma con un suono deteriorato dall’estrapolazione.
Poi ho passato questo suono in un altro modello di ALi, Ivory, in grado di ricostruire il MIDI ad alta risoluzione dall’audio del piano anche se distrutto.
Infine ho passato qualche giorno a correggere, soprattutto i pedali e per ultima cosa ho diviso i pianoforti a mano dato che la mia Ai si incasinava (giustamente) con i pedali di entrambe.
Il risultato è stato suonato da ALi Grey Matter II, il mio pianoforte ultima versione con una dinamica di 4096 livelli e oltre.
- Chi ha l’accesso può ascoltare l’intero piano
Piano Elettrico (Rhodes)
C’è una foto della sessione e si vedono due Mark I Rhodes ed è così dato che il Mark II venne prodotto due anni dopo, molto probabilmente di Donald Fagen (Lucy, Wilma e Grace) ma si intravede anche un “Dyno Rhodes”, un Mark I modificato con retrofit Dyno che è stato usato nel brano da Joe Sample.
Joe Sample, mitico musicista che ci ha lasciato troppo presto, ha suonato un Rhodes modificato, un Dyno Rhodes. In una intervista al batterista Steve Gadd, si dice che Joe ha suonato con davanti uno spartito di 16 pagine sorretto da una sfilza di leggii,
Anche Donald Fagen ha suonato il Rhodes nel brano, all’epoca ne aveva tre, Lucy (del 1973) e Wilma e Grace (del 1976), gli dava dei nomi.
Nel video sotto, Lucy, restaurato alla perfezione, se volete sentirne il suono!
Procedura punto per punto…
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Assemblaggio delle tracce
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Missaggio
Ai tempi nostri è una pacchia, i suoni sono quasi perfetti, senza bleeding e sono stati copiati dagli originali come stile e frequenze (e dove possibile augmentati senza cambiare di una virgola l’originalità nella scelta sonora anche se è stato usato uno strumento virtuale).
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Mastering
Perchè no? Originalmente lo ha fatto Bernie Grundman e anche se tutto suona come deve è giusto riferirsi all’originale per i livelli.
Ho scelto di migliorare qualche suono perchè conosco bene quell’epoca e so i limiti, il nastro si deteriorava e perdeva dinamica (quarda il mio articolo sui nastri e registratori magnetici), c’erano interferenze tra i microfoni, la dinamica era limitata, etc. etc.
Ma questo disco ha vinto il Grammy come migliore registrazione e ha resistito al tempo, guardandoci dentro ho capito che si poteva sfruttare la tecnologia di oggi e dare qualche db di dinamica in più a tutto oltre che ad ampliare lo spettro sonoro e l’immagine.
Non è un lavoro possibile con l’originale, non esistono più i multitraccia e i master come vedete sono pre-impostati per il vinile anche se in USA si usava evitare di massacrarli troppo come hanno fatto qui (e come ero costretto a fare io quando lo facevo per la WEA visto che non potevo convincere chi faceva le lacche a spingere troppo per non rompere la testina e perchè il vinile in Italia era più sottile per risparmiare!)
Il mastering con mezzi moderni
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Copertina e varie
Ai tempi del vinile, ben prima di MTV, la copertina un bel pezzo del disco, la parte davanti serviva per attirare, per mostrare che è un “oggetto unico e diverso dagli altri”, per riconoscerlo.
L’interno o il retro, a parte i crediti che noi tutti “mangiavamo”, lo/gli studi, chi, come, cosa, testi e ogni minima scritta mentre sul giradischi la testina andava sui solchi, quasi come l’esperienza di un libro ma con la musica a introdurti, bellissimo!
Con i CD tutto è quasi scomparso, il “complessino” (EELST) ha sempre optato per un libretto interno, conscio dell’esperienza fortissima del vinile ma non è stata più la stessa cosa, la vera forza del vinile a mio parere e proprio questa.
Sulla qualità del vinile, beh, mi spiace tanto dare brutte notizie ma no, non è comparabile al nastro del master e non è questioni di convincersi o meno, è la dura realtà, con qualsiasi testina o incisione possibile, alcuni la amano, ci sta, ma io ci ho avuto a che fare sia da consumer che professionalmente e se devo essere sincero la mia preferenza è un bel nastro mezzo pollice a 15.
Il CD? No, non ci sta manco quello. 16 bit, Red Book, uno streaming prone ad errori… MP3? No No No! 192Khz? Perchè? 32bit? A che serve?…bla bla bla. se ne riparlerà
La a 332Hz? Ma annate a cac……….
Tra poco la storia della copertina…
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Versione: 0.2NON TERMINATO
Maggio 2026
Autore: Max MC Costa
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