Le origini di Ostiglia
Per sapere qualcosa sul castello, bisogna rileggere una buona parte della storia del paese, quella tra i Romani e il 1600!
Non è nostra intenzione fare una cronologia accurata della storia di Ostiglia, solo quel che serve per capire il contesto storico in cui fu necessario un castello e a che cosa serviva, ci fermeremo non appena la sua storia termina, subito dopo il 1600/1700.
Ostiglia è un luogo molto antico le cui origini vanno oltre l’età del ferro, talmente antico da essere precedente a molte città Italiane e capoluoghi!
L’erosione del Po ha portato alla luce un passato antichissimo, popolazioni che vivevano nell’età del bronzo e quella del ferro, Paleoveneti, Terramaricoli e non solo, successivamente Celti e Romani, ma hanno lasciato tracce anche barbari come Longobardi. Subito dopo Ostiglia, a Melara, sono state trovate palafitte e tracce di popolazioni molto antiche, nel 275 aC esisteva un popolo che lavorava il vetro, il rame, il bronzo e aveva un fiorente commercio, appena prima di Ostiglia, a Serravalle a Po, c’erano gli Etruschi, ovvio che parlando di pochissimi Km, con in comune il Po e senza grossi vincoli di comunicazione (a parte le paludi) è altamente probabile che ci fosse qualcuno abitasse le sue rive.
I Romani si insediarono ad Ostiglia verso il primo secolo aC (probabilmente prima ma abbiamo qualche dato sicuro solo di quella data), inizialmente come avamposto militare ma verso l’89 aC, quando venne esteso il diritto Latino anche ai popoli Gallici quindi la zona si sarebbe “romanizzata” (con gli innegabili vantaggi) e la prima cosa da fare era avere avamposti per mettere in sicurezza popoli, strade, paesi e passaggi di truppe e materiale.
I Romani
Ma oggi ne sappiamo qualcosina di più, i Romani avevano costruito un avamposto sicuro ad Ostiglia almeno dall’80 aC (Tav.IV, Museo Diocesano Velletri) dove si parla di un “posto sicuro per le truppe” situato sul Po con un largo terrapieno e protetto da mura di legno, quindi è improbabile la teoria del Don Caiola dato che de facto fosse un posto sicuro per i Romani nonostante gli attacchi, ci sono anche notizie di un avamposto dove ora si trova il rudere di Ponte Molino sempre per una combinazione di paludi e una strettoia perfetta per un avamposto con torre di segnalazione (di legno ovviamente), segnalata da Plinio il vecchio, non sarebbe certo sorprendente scoprire che la strada che da Ponte Molino arriva ad Ostiglia fosse di origine Romana.

Ostiglia sarebbe stato il punto di partenza della via Claudia Augustea, del 15 aC, costruita per collegare l’Italia ai territori della Rezia e del Vindelici
Da Ostiglia, dei traghetti servivano a portare persone/metariale/truppe in quella che oggi è Borgo Mantovano (revere), da li a Bonomia (Bologna).
A metà del I secolo dC l’imperatore Claudio la estese fino a Pisa.
Va da se che un’opera del genere aveva un supporto logistico e militare molto organizzato per cui i vari avamposti o tappe erano ben protette e organizzate e soprattutto scelte tra i luoghi più facilmente difendibili.
La zona è protetta da “paludi” tutto attorno e il Po assicura una protezione ulteriore, i Romani conoscevano bene come difendersi e sfruttarono a loro vantaggio il paesaggio, costruito l’avamposto e allargato, con la loro efficenza cominciarono a guardarsi attorno e iniziarono a bonificare alcune parti e a sfruttarne altre come avevano fatto con Melara a qualche Km.
Una delle prime zone ad essere bonificate è stata quella tra l’odierna Ostiglia e Melara (da Mellaria, produttore di Miele, Plinio il Vecchio), lo si deduce dalla descrizione del 50 aC in un resoconto (Tav.172/a/e Diocesano Velletri) che parla di insediamenti postumi alla bonifica subito dopo Hostilia che si ricollegavano a Mellaria (l’odierna Melara) dove esisteva un altro avamposto militare Romano in forma di Rocca a quadrilatero.
Albara
Forse è in questo periodo che nasce Albara, una zona dove abitava gente comune, inizialmente barcaioli addetti allo spostamento da un lato all’altro del Po, poi artigiani.
Giusto per aggiungere qualcosa su Albara, sicuramente è un importante pezzo di Ostiglia ormai scomparso, ha resistito millenni ma poi è stato spazzato via dal signore del luogo, il Po, la sua costante erosione lo ha assottigliato e infine distrutto anche se c’è da dire che la popolazione di Albara negli ultimi tempi era fatta da gente molto povera e pian piano l’hanno abbandonata.
Cornelio Nepote
Ad Ostiglia nacque Cornelio Nepote (100 aC, 27 aC), Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (III, 127) lo defini “Nepote padi accola” che significa (in qualche modo, non letteralmente) “Nepote che arriva delle rive Po“.
Non ci è mai arrivata alcuna notizia di Ostiglia e del Po da Cornelio, si sa che la sua famiglia era benestante e decisero di mandarlo a Roma per gli studi e li rimase, quindi nel 100 aC c’erano famiglie Romane che lavoravano e producevano, non solo militari e baruffe come descritto in diversi libri.
C’è una pagina dedicata a lui e alla sua ricostruzione nel sito
Le coltivazioni e gli affari
Plinio il Vecchio fa dei cenni (anche se vaghi) sui sostentamenti della zona, i Romani non conoscevano il metodo di coltivazione del Riso ad immersione (quello attuale) e lo importavano come merce rara dai Babilonesi e altre zone (oryza amylata), tuttavia nasceva spontaneo nell’area paludosa, ma non conoscendolo lo usavano male (non lo seccavano e i semi erano quasi sempre al limite della germoliazione), Plinio lo commenta come una pianta usata dai locali nelle zuppe, parlava inoltre di Orzo, Grano, Legumi ma soprattutto Farro, poi ovviamente il miele e la cera d’api anche se era prerogativa di Melara.
Essendo un nodo militare, si suppone che si creavano depositi (ovviamente sorvegliati) per le vettovaglie delle truppe, ecco il perchè delle varie bonifiche, dopo aver tolto la palude la terra era estremamente produttiva (lo è ancora!).
Il miele della zona era di altissima qualità (ancora Plinio il Vecchio) come pure altri prodotti delle api quali la Cera. All’epoca i Romani amavano mettere il miele nel vino (misto ad altre spezie, dipendentemente da zone e usanze) e quello della zona era conosciuto e apprezzato ovunque! (il significato del nome Melara lo diede comunque Plinio il Giovane, ovvero, Melaria, posto del miele)
Ad Ostiglia si conoscono diverse “fabbriche di laterizi“, in diversi campi attorno alla zona di San Romano sono stati maledetti dai contadini che li beccavano arando e avevano l’abitudine di buttarli a bordo campo, quando ero un ragazzino mio nonno Marino mi ci portò e ne vidi diversi, alcuni avevano il marchio impresso, poi erano di diversi tipi ma in generale rientravano nella categoria laterizia, perfettamente conservati, di colore molto chiaro rispetto al solito mattone cotto, la combinazione di foreste e argilla (combustibile e materia prima) era una uccasione chedifficilmente un Romano non avrebbe sfruttato!
Per la cronaca, in zona San Romano, nelle vicinance di quella che oggi è un laghetto per la pesca sportiva, c’era la cava per l’argilla, sfruttata anche millenni dopo sempre per i laterizi dal “furnasun”, ovvero, la fornace, oggi rimane solo una piccola parte nell’ex albergo/pizzeria a fianco del Famila.
Appena sopra la zona di San Romano c’è Serravalle a Po, chiamata così perchè il fiume fa una stretta curva, in quella zona esistevano gli Etruschi e quasi automaticamente si insediarono i Romani quasi subito (avevano l’abitudine di farlo perchè gli Etruschi erano geniali a gestire le acque), anche li ci sono indicazioni di un avamposto Romano.
Nel libro “Itinerarium provinciarum Antonini Augusti” in Italiano “Itinerario di Antonino”, una riedizione di un antico registro delle stazioni e delle distanze tra le località poste sulle diverse poste nelle diverse strade dell’Impero Romano, un documento direi “ufficiale”, viene indicata Hostilia cerchiata in rosso per indicarne l’importanza.
Le origini del nome Ostiglia
L’antico nome di Ostiglia era Hostilia che in latino significa letteralmente “ostile”, ma è improbabile che sia l’origine del nome, sarebbe come chiamare Milano allo stesso modo parafrasando il milanese ” mì là nò “, ergo ” io li non ci vado”.
A parte gli scherzi, i Romani non erano soliti a dare nomi con significato negativo ai paesi soprattutto se avevano avamposti certi, “Hostilia” o “Loca Hostilia” non era certo un territorio sicuro, inizialmente ai bordi dell’Impero, poi punto di partenza per le parti più instabili dello stesso, Don Caiola (presbitero e storico della zona) dice che è probabile che sia questa l’origine del nome e in effetti ci sono diverse testimonianze dell’instabilità della zona dovuto anche a popolazioni nordiche che invadevano questi territori.
Zanchi/Bertelli (e poi il Cherubini) hanno un’altra teoria sul nome che deriverebbe da “Ostium”, ovvero “bocca di scarico delle acque”, ma non esisteva ancora la “fossa” (l’antico fiumiciattolo costruito per essere navigabile che passava ad Ostiglia e tramite la ancora esistente “Chiavica” andava nel Po) e non c’erano altri affluenti in zona, le paludi che divergono a Po sono poco convincenti perchè erano al massimo rigagnoli e molteplici, troppo poco evidenti per essere determinanti.
L’enciclopedia Pauly-Wissowa ha un altra teoria ancor più vaga, il nome deriva da un luogotenente Romano di Cesare, Hostilius Saserna, del 50 aC, ma le date non coincidono e non ci sono documenti che lo citano.
Un’altra ipotesi è legata a Giambattista Visi che indica Quinto Curio Ostilio (189 aC) che per volere del senato di Roma fece diverse bonifiche in zona tra cui la deviazione del Mincio che anticamente si univa al Tartaro e assieme entravano nell’Adriatico, venne fatto confluire nel Po per bonificare le zone. (nota: da non confondersi con Quinto Curio, senatore Romano del I sec aC!!!!)
Tralasciando altre ipotesi pittoresche o folcloristiche, probabilmente il nome di Hostilia era inteso come “luogo sicuro” e non come “ostile”, era già successo che i Romani usassero i nomi in questo modo ma mai per indicare minacce. Guardando la storia Romana di Ostiglia e dintorni si capisce che era un nodo strategico sia per il passaggio che per il commercio quindi ben difeso e organizzato.
Fonti:
- A. Zanchi-Bertelli, Storia di Ostiglia, cit. Pag. 13 e Pag. 10
Il periodo dopo i Romani
I Romani abbandonarono la zona a causa delle invasioni Barbare e la storia dei luoghi si fa nebulosa, dal 260 dC iniziarono le prime schermaglie di un certo livello e dovettero adattarsi, le riforme Mariane del II sec AC erano state pensate proprio in questo senso, ma dal III sec le cose divennero complesse, nel V sec arrivarono anche i Germanici e Ostiglia venne lasciata a se stessa, infatti, dopo il 476 dC arrivano gli Eruli, poi gli Ostrogoti.
Tra il 535-553 dC i Bizantini cercarono di riconquistare l’Italia e si scontrarono con i Goti che vennero sconfitti, ma arrivarono ben presto, nel 568-569 dC i Longobardi che fecero di Verona una delle loro capitali.
In quell’epoca il regno Bizantino era ai bordi di Ostiglia per cui la situazione era molto tesa, da una pergamena conservata al museo di Pavia (fonte in pubblicazione dopo aver ricevuto l’autorizzazione) c’è una menzione a 3 torri Longobarde realizzate in pietra (vedi capitolo dedicato)
- Ponte Molino
- Torre di Mezzo
- Torre Hostilia (Cà Rossa)
Ecco comparire per la prima volta le tre torri sulla strada di Verona.
Fino al VII secolo la zona (e buona parte dell’Italia) è stata in mano ai Longobardi fino all’arrivo di Carlo Magno e i Franchi che nel 744 dC li sbaragliò.

Nonostante i Longobardi siano stati poco impattanti nel territorio Ostigliese (si parla solo di qualche gabella in grano), non c’è stato un ripopolamento della zona particolarmente significativo, il motivo era che i Longobardi nei 2 secoli di governo, non hanno nemmeno fatto un granchè per evitare le scaramucce con altri invasori o peggio, criminali, che entravano e imperversavano nelle zone senza rimanerci a lungo, le tre torri erano state pensate solo per le invasioni vere e proprie.
La loro influenza si è concentrata sul potere sostituendosi a quello locale e stanziando (non per niente il nome Lombardia deriva da Longobardi), ponendosi come nuova aristocrazia militare ma fin da subito iniziarono i contrasti con il Papa e i Bizantini e ancora una volta i nostri territori, non essendo lontani dai confini, dovettero soffrire.
Con Carlo Magno, dall’800 dC le cose cambiano. Per mantenere una certa tranquillità è costretto ad unire i popoli dell’oltralpe e così facendo sposta di fatto la frontiera lontano dalle zone Cisalpine, gli Avari erano tributari del Re e Venezia era ancora parte del Regno Bizantino ma con un trattato di pace quindi iniziò un periodo di “tranquillità” in una zona martoriata da secoli che iniziò a riscrivere le sorti del territorio, partendo dal Veneto.
Ostiglia, assieme al territorio Veronese, divenne parte del Regno Italico durante il periodo di Berengario I.
Tra alti e bassi, regni dei Franchi divisi in due e Sacro Romano Impero ricostruito si va avanti in qualche modo fino all’899 dC quando gli Ungheri (Magiari) invasero l’Italia e combatterono con Berengario che perse e dovette pagare un forte tributo, per questo dovette spremere a livello di tasse il territorio e nello stesso tempo stringere un accordo con i Magiari per arruorarli in caso di dispute.
Essendo Ostiglia già sotto influenza di signori Veneti, iniziarono a piovere pesanti gabelle, a peggiorare le cose il Papa di allora, Benedetto IV, decise di chiamare dare la corona a Ludovico, re di Provenza, che comunque venne sconfitto due volte da Berengario che divenne l’unico Re.
Inizia a stabilizzare il regno distribuendo Feudi e iniziando un’epoca comunque di instabilità nella regione dato che le tasse aumentarono e comunque Berengario si avvaleva spesso di eserciti composti da soldati a pagamento, in questo caso Magiari (detti anche Ungheri) che avevano una pessima reputazione e non esitavano ad entrare in qualche paese per saccheggiarlo oltre al fatto che costavano.
Alla morte di Berengario I (che finì ucciso), arrivò Rodolfo II di Borgogna che faticò non poco a prendere il potere e regnò dal 922-926 dC, arrivò un periodo di rapide successioni con Ugo di Arlès (926-947 dC), Lotario II (947-950 dC), Berengario II (950-961 dC) e dal 936-962 dC il trono passa ad Ottone I di Sassonia, Re dei Franchi Orientali e dal 951 Re degli Italici e dal 962 Re dei Romani.
Con lui ci fu un periodo di splendore culturale e relativa pace chiamato Rinascita Ottoniana.
Nonostante gli auspici, sappiamo che Ostiglia era comunque sotto il controllo di influenze Veronesi e in quel periodo i Vescovi diventano parte del sistema Feudale, iniziano le influenze delle Diocesi per la gestione dei terreni e il loro controllo. I contadini non sono proprietari della terra (era un sistema feudale) e le diocesi erano sempre più potenti e si dividevano il territorio anche se non limitrofo, Ostiglia era un luogo strategico e quindi è molto probabile che sia di quegli anni la costruzione di un forte anche se lontano da quelli successivi dal 1152 in poi.
Alla morte di Ottone I si sfalda definitivamente l’impero Carolingio e la casa di Sassonia sarà la nuova dominatrice.
Attorno all’anno 1000, l’immaginario collettivo medievale fu pervaso da un profondo senso di angoscia, alimentato da una serie di eventi naturali interpretati come infausti presagi e segnali della fine del mondo che in qualche modo si avverano, Ostiglia era sotto la diocesi di San Zeno di Verona dove a partire dall’anno 1000 (ufficialmente dal 1205 con una pergamena scritta ma nella stessa si parla di accordi preesistenti di almeno 150 anni prima).
A Verona arrivò in sequenza un forte terremoto (1117 dC, il più grande della storia padana), una grande carestia e la peste che ovviamente crearono di riflesso enormi problemi anche ad Ostiglia che oltretutto era un avamposto strategico.
Peggiora la contesa tra Ferrara e Mantova a discapito degli indeboliti Veronesi chè andrà avanti per quasi 2 secoli!
Il Castello di Ostiglia
Il 1152 dC è un anno importante per Ostiglia, viene ricostruito il Castello (che prima era un piccolo forte) per conto dei Veronesi da Olderico Sacheto, un faccendiere al soldo dei Veronesi.
Chi era Olderico Sacheto? Non aveva titoli signorili ne grosse somme economiche, vassallo delle chiese vescovile e canonicale, feudatario dell’impero, era semplicemente un uomo al servizio dei signori e faceva bene il suo lavoro, nella rete non si trovano informazioni a riguardo eppure è stato colui che ha costruito la prima “rocca” che all’epoca si chiamava “castro”.
Nel 1137 Olderico dovette intervenire durante il periodo della crisi di Ronco, iniziata l’anno prima, per difendere la signoria del monastero di San Zeno su Ostiglia e il suo castello, letteralmente “cento homines” in soccorso di Ostiglia e il suo castello, conteso tra Mantova e Ferrara, cosa che ebbe successo e per cui si distinse acquisendo fiducia.
Nel 1149 venne ordinato a Olderico di ricostruire il Castello distrutto per l’ennesima volta dagli eventi citati.
Forte di un frodum regis di Lotario III (una gabella che veniva concessa al re quando entrava nei territori esterni) ma non ancora incassata, ottenne l’investitura della signoria di Zevio da Enrico il superbo (enrico X di Baviera, che era imparentato sia con Lotario di cui aveva sposato la figlia e Federico I di cui era cognato) nel 1138 e nell’anno successivo Enrico morì ponendo di fatto Olderico come feudatario del Duca e tramite esso il contatto diretto con Federico I detto il Barbarossa.
Inizialmente la costruzione del Castello venne bloccata da diverse famiglie Ferraresi che ne reclamavano i diritti (per via del crisma, l’olio santo !!!), ma Olderico era un ottimo diplomatico e riuscì a placare gli animi (anche quando un signore Veronese minacciò di gettare il crisma nel fiume e iniziare l’ennesima scaramuccia armata) e il castello venne ultimato il 31 Maggio del 1151 e venne dotato anche di una Cappella, Santa Maria al Castello.
Qualche discrepanza…
Si dice che il castello venne edificato nel 1152 da Ermanno IV di Baden (Baden era parte del Sacro Romano Impero) che prese parte assieme a Federico il Barbarossa all’assedio e distruzione di Milano, la Battaglia di Legnano e Garante della Pace di Costanza, morì partecipando alla Terza Crociata ad Antiochia di Siria nel 1190, ma sembra che la realtà sia meno poetica!
Altri dicono che si trattava di un margravio Veronese di nome Ermanno ma risulta solo Ermanno IV come margravio in Verona, in ogni caso non si capisce perchè salti fuori questo nome dato che “sicuramente” Ostiglia era sotto la diocesi di San Zeno (e ci rimase fino a metà del 1700!).
Il castello del 1151
Si trattava di una fortificazione difensiva probabilmente costruita sopra quella esistente, niente orpelli, statue, inserti, no, solo l’essenziale ma decisivo, mura forti, torri adeguate e dotate delle tecnologie dell’epoca (punti nascosti per scoccare freccie e lanciare pietre, etc.).
All’epoca non esisteva la polvere da sparo e i proiettili erano quasi tutti di pietra, spesso di granito. Gli assalti a quei tempi erano fatti da 50/100 guerrieri, gli assedi erano assenti nella zona ma gli attacchi molto frequenti e richiedevano una postazione fortificata non troppo grande e facilmente difendibile.
Nel “processo per Ostiglia” sull’arbitrariato tra Verona e Ferrara, del 1151 (A. Castagnetti) viene menzionato da diversi testimoni, Spalti, Bertesche e Belfredi (battifredi, butefredi in Veneto, in pratica, torri di vedetta), un ingresso in barca verso San Lorenzo e quello principale dotato di ponte levatoio, non si parla di mura esterne.
Nel 1217 gli Ostigliesi erano poco più di 100, non era certo un posto facile, il monastero di San Zeno a Verona comandava il territorio Ostigliese e diede in concessione a 60 abitanti 300 pezze di terra, prima di allora le terre erano sempre in affitto (come le case) e la proprietà del signore del luogo, in quel frangente (e almeno 80 anni prima) il monastero di San Zeno, ancora una volta si parla di Albara che a quell’epoca era un posto povero e molte delle case/terra vennero date a loro, come le case dei contadini, Albara era fuori dalle mura del castello.
Riferimenti
- Cap. II. Il comitato di Garda da Lotario III a Federico I del COMITATO DI GARDA, IMPERO, DUCHI GUELFI, CITTADINI E COMUNE DI VERONA DA LOTARIO III AD ENRICO VI (A.Castagnetti)
La versione del 1300
Il “castro” realizzato nel 1151 ebbe vita breve, la contesa con Ferrara portò alla sua ennesima distruzione. Dopo varie vicessitudini sempre con Ferrara e Mantova,Verona, ormai Signoria decise di ricostruire ancora una volta il castello con altre prosprettive più moderne (per l’epoca) e nel Maggio del 1294 dC Alberto della Scala lo ricostruì reinverdendo il malcontento con i Ferraresi che si erano appena calmati con diverse concessioni da parte Veronese.
Nasce la “Rocca”, non più un “castro” ma più grande, con il “mastio” principale a vigilare il Po, un’opera grandiosa, il castello più avanzato sul fiume (di allora).
E’ forse in questa fase che vengono create le altre torri esterne e collegate tramite un muro che le collega una alle altre, tre sono rimaste e visibili anche ai giorni nostri, probabilmente mancavano le mura e una delle torri sul Po (che vennero aggiunte probabilmente dai Gonzaga più avanti).
La Rocca venne rinforzata, le torri alzate e il mastio aveva un piano in più, le mura esterne erano costruite sopra delle volte ed erano “camminabili”.
Alla morte di Alberto I nel 1329 dC (e di suo fratello Mastino I, morto in precedenza) succedettero alla famiglia degli Scaligeri Alberto II e Mastino II. Di questi, solo Mastino II fu propenso a politica e conquista mentre Alberto era più per la vita mondana.
Mastino II si ritrovò un grande regno ma non consolidato e fece l’errore di espanderlo ulteriormente sposandosi Taddea Da Carrara e portando Padova tra i suoi possedimenti, poi diede in sposa a Barnabò Visconti la figlia Beatrice (ragion per cui oggi a Milano c’è un Teatro alla Scala). Non contento, passò alle armi diventando il condottiero della lega ghibellina (con gli Estensi di Ferrara, i Gonzaga di Mantova e i Visconti di Milano) contro il guelfo Giovanni da Boemia, riuscì a battere Parma, Reggio, Brescia e Lucca ma andò a rompere fragili equilibri che volevano Lucca influenza nella sfera di Firenze e Venezia non vide di buon occhio la “catena” fatta mettere dagli Scalideri sul Po per controllare il fiume e il Castello delle Saline a Chioggia.
A quel punto Venezia si alleò a Firenze e si ripresero Chioggia ma il temporeggiamento di Mastino fece in modo che i suoi alleati lo vedessero debole e cominciarono ad abbandonarlo e addirittura remargli contro, perse Padova, poi i Visconti si presero Brescia, poi perse Lucca, Treviso, Bassano, Soave e infine si ritrovò a barricarsi nella sua Verona, dove, sospettoso come non mai, uccise con le proprie mani il Vescovo Bartolomeo in piazza del Duomo, beccandosi una scomunica da Roma.
Ostiglia nel frattempo era in balia degli eventi, il castello che era stato per la prima parte sotto la lega ghibellina, sicuro degli alleati Ferraresi e Mantovani e comunque sotto la diocesi di San Zeno, si ritrovò di colpo in una situazione molto precaria con uno “scomunicato” (che all’epoca era un fardello estremamente pesante) e i due alleati che guardavano i possedimenti in tutt’altro modo, entrò nella difensiva e aspettò gli eventi futuri per vedere il da farsi.
Nel 1339 dC venne firmata la pace a Venezia, venne rimossa la catena sul Po ad Ostiglia che bloccava la navigazione, appena in tempo perchè una piena in quell’anno ruppe proprio tra Revere e Ostiglia allagando anche il castello (c’è una nota nel sito qui)
Mastino II e suo fratello caddero in disgrazia e dal 1348 al 1350 iniziò pure la peste, la stessa raccontata nel Decamerone del Boccaccio e Ostiglia non ne fu immune, i morti furono tantissimi.
Tra il 1345 e il 1382 Ugolino Gonzaga e Barnabò Visconti si contesero (anche se in qualche modo “amichevolmente”) il territorio e castello Ostigliese ma è nei primissimi del 1400 che il castello passò definitivamente ai Gonzaga (con un accordo di libero passaggio per i Visconti)
La versione del 1400
Agli inizi del 1400 il castello cade definitivamente in mano ai Gonzaga di Mantova che si interessano molto a mantenerlo e bene, dato che è il baluardo dei confini del loro territorio, la documentazione dell’epoca c’è ma è spezzettata, ci sono disegni a mano libera, schizzi e un sacco di lettere e richieste di aggiunta, riparazione etc.
Quello che si sa è che ai Gonzaga premeva che il castello fosse efficiente e che i buoni raccolti del fertile territorio attorno fosse al sicuro dentro i magazzini nel cortile del castello, per prevenire ladri e furti venne chiuso anche lo spazio aperto sul Po con un’altra torre e un muro che collegava il tutto alla Rocca principale.
Ad un certo punto, alle mura esterne venne aggiunto un ulteriore muro chiamato “passacane” per aumentare la sicurezza e forse un passaggio di fuga.
Tra le varie documentazioni si trovano tracce di un passaggio sotterraneo che parte dalla Rocca e passando sotto le mura avrebbe dovuto uscire in una zona al di fuori delle torri esterne in una abitazione privata appositamente costruita, qualche anno fa (parlo di storia moderna, i giorni nostri) venne inaugurato ad Ostiglia il ritrovamento di un ipotetico “pozzo delle lame” o “pozzo delle taglie” che è evidentemente un falso di epoca ottocentesca ma che ha esposto una stanza sotterranea con due arcate di sostegno che sembrano molto antiche e hanno l’aria di essere archi a sostegno di un passaggio, forse proprio quello a cui fanno menzione gli scritti di Mantova.
Da un documento di Gerolamo Galvagnini del 1729 (che documentò la rovina delle varie torri della Rocca) si deduce che era di forma perfettamente quadrata, 134 brazza (braccia, 1 braccio = 0.46mt), quindi 62 metri circa per lato.
All’interno? Abbiamo diverse indicazioni negli archivi di Mantova:
- Magazzini
- Stalle
- Accampamenti per militari
- Due cisterne per l’acqua (interrate)
Non era prevista nessuna abitazione civile, ma dalla prima metà del 1400 l’erosione del Po portò via parte del terrapieno su cui poggiava la Rocca e le case aumentarono tutto intorno alle mura e dato che la polvere da sparo era già in uso la tipologia di fortificazione delle mura esterne non aveva un gran senso quindi venne pian piano dato il via a costruzioni di case anche all’interno delle cerchia interna.
La caduta del Castello
La colpa è della tecnologia, la polvere da sparo ha reso obsolete queste fortificazioni che comunque potevano creare riparo quindi gli eserciti occupanti tendevano a distruggerle, ma c’è da dire che il castello non è mai stato “aggiornato” ed è sempre rimasto un forte vecchio stile.
Il castello difensivo è un luogo angusto, buio, non fatevi influenzare dai film! Le finestre erano messe in alto, e spesso erano piccolissime quindi la luce era poca, il fiume e l’umidità fuori controllo, se danneggiato non era un luogo salubre!

Il disegno a lato è di Domenico Pennacchio, primi del 1600, “La terra e la Rocha D’Hostia”
Il disegno è annotato anche come “opere idrauliche”, mostra i merli della rocca a “coda di rondine”, le due chiese, S. Maria e S. Lorenzo (dietro) e spuntano altre due torri.
Non è chiaro a cosa servano quelle paratie di legno con riempitivo di sassi ma potrebbe essere per contenere l’erosione.
Già nella metà del 1400 il Po consumava pericolosamente gli argini, il letto si era alzato e il fiume allargato, i Gonzaga furono costretti a interrare casse con pietre per evitare l’erosione sia a Serravalle che a Ostiglia.
A Melara ci sono diverse antiche “palle di granito” che vennero usate negli interramenti sugli argini, ne hanno ritrovate molte (e si vedono passeggiando per la città, usate per il blocco delle strade destinate ai pedoni, facevano parte della difesa della Rocca di Melara.
Il Po (e i suoi danni, alluvioni e erosione)
Il Po non è un fiume lunghissimo, con i suoi 652 Km non rientra neppure tra i primi 10 Europei ma è molto particolare, la Pianura Padana è unica, un fondo sabbiosa altissimo in costante discesa da Ovest verso Est, nasce ai piedi del Monviso nelle Alpi Cozie che non è molto alto, solo 2200 metri, ma a Nord e a Sud di quasi tutto il suo percorso il Po si alimenta di diversi affluenti provenienti dalle alte montagne, Ticino, Adda, Oglio, Mincio, Dora Baltea e Sesia sulla sinistra e Tanaro, Scrivia, Trebbia, Taro, Parma, Enza, Secchia e Panaro sulla sinistra, tutti assieme lo ingrandiscono non poco e grazie alla costante pendenza e alla morfologia del terreno il percorso è poco tortuoso e piuttosto diretto il che lo rende un fiume “veloce” all’inizio e meno nella parte pianeggiante, tuttavia bastano pioggie localizzate per renderlo di colpo “molto pericoloso” e tendente all’esondazione, cosa che ha fatto diverse volte con innumerevoli vittime.
Il castello di Ostiglia, fin dai suoi inizi antecedenti al 1100 era costruito su un terrapieno, non si sa a quale epoca fosse, la base potrebbe addirittura essere di origine Romana, il motivo era che non esistevano argini come ora, se arrivava una piena si allagava tutto! Il Po porta tanti sedimenti, erode i lati ma alza il suo letto per cui con gli anni si “allarga”, in epoce moderne hanno costruito argini e per anni, in epoca moderna, hanno draggato il fiume ma ora con l’abolizione delle provincie e i diversi problemi del tipo “questo non tocca a me farlo” non succede quasi più.
I paesi sono finiti tutti sotto il livello del fiume e dobbiamo ringraziare lo strato di “argilla subtilissima et pretiosissima” (argilla fine e preziosa) che i Romani amavano tanto se non ci ritroviamo con le paludi!
Ostiglia si trova a cavallo di due grandi curve del fiume, osservando la mia mappa storica delle esondazioni si vede chiaramente che non ha avuto grandi problemi in passato, solo nel 1339 e nel 1649 (tralascio le epoche post castello ovviamente), ma all’inizio del 1609 viene descritta una enorme erosione verso la sponda di Ostiglia che ha cominciato ad erodere la Rocca e fatto inclinare una parte verso il fiume, in particolare quella del 1339 è stata documentata e si parla di allagamento della Rocca e di smottamento del muro esterno, senza delle fondamenta solide era inevitabile basarsi solo sul terrapieno. Dalla metà del 1400 questa erosione divenne sempre più importante e costrinse ad interrare casse di pietre ma il fondo sabbioso le faceva affondare per cui non si riuscì ad evitare il disastro che avvenne in poco tempo.
La fine
Se le guerre non sono riuscite a distruggere tutto almeno ci hanno provato ma è la natura che ha fatto il grosso!
Innanzitutto la guerra, in particolare quella di successione di Mantova e del Monferrato, il 16 aprile 1630 il marchese Alfonso Guerrieri Gonzaga scacciò gli Imperiali da Ponte Molino e andò direttamente alla Rocca di Ostiglia per liberarla dal nemico cosa che riuscì a fare rimanendo gravemente ferito e comunque creando seri danni alla Rocca.
Ben due torri danneggiate vennero portate a S. Benedetto, una smontata e portata a porto ma in generale tutte le torri finirono tra il 25 Febbraio e il 13 Maggio del 1729. Una notizia importante perchè in paese si vocifera ancora che il castello venne smontato per realizzare il monastero di S. Benedetto, niente di più falso!
In questa mappa del 1700 si vede la rocca di Ostiglia (con 6 torri, si parla di 8, 2 erano già sprofondate nel Po). Uno storico, Gerolamo Galvagnini, nel 1729 fa una cronaca del disastro della Rocca di Ostiglia anche se ci sono diverse discrepanze, ad esempio parla di ben 3 torri rovinate a Po nel 1649 (dopo una rovinosa piena documentata qui dove si dice che i resti delle torri fronte-Po vennero usate per contrastare la piena) ma diverse altre cronache ne indicano solo 2 e la mappa ne è un esempio, 6 sono le torri che si sono salvate all’inizio del 1700.
Fa parte della guerra di secessione Spagnola del 1701-1714, sulla sponda di Revere c’erano gli Spagnoli ma ad Ostiglia c’erano ancora gli imperiali con i Cesarei, si vedono le “nuove” fortificazioni aggiuntive mentre la Rocca non era praticamente più in uso. Parti delle mura esterne vennero letteralmente smontate per questo!
Anche in questa mappa del 1701 si vede che la Rocca dispone ancora di 6 torri.
In questa mappa del 1703 le torri sono 8, probabilmente sono state usate indicazioni più antiche
In questa mappa del 1705 le torri sono solo 4 ma di nuovo non coincidono con i dati di Gerolamo Galvagnini che indica la torre sulla linea del Po, centrale, come caduta il 17 marzo del 1729.

In questa altra mappa sempre dei primissimi del 1700 si vedono le fortificazioni create dagli Asburgo (ma devo verificarlo, si trovano in altre mappe tutte visibili in questo sito) e la rocca di ostiglia parzialmente sprofondata

Sulla destra, una mappa dello stesso periodo dove si notano le stesse fortificazioni e la Rocca semiaffondata
Nel 1707 gli Asburgo dominano il Mantovano azzerando di fatto i Gonzaga, almeno fino a Napoleone nel 1796
Il Rocca smette di esistere già dalla metà del 1700, le mappe del 1800 mostrano ruderi sulla riva del Po.
Delle mura e antiche fortificazioni non rimane quasi più nulla, quelle esterne sappiamo che in parte sono state inglobate nel paese.
Ad oggi rimangono solo le tre torri esterne più vicine al paese, quella “storica” di entrata (con l’orologio, pesantemente modificata per inserire lo stesso e per alzarla a causa dell’inserimento di una cisterna), quella del campanine della chiesa S Maria al Castello, abbandonata per sicurezza durante la seconda guerra mondiale e comunque bombardata, oggi rimane solo il campanile (che comunque è una torre) e un’altra torre a lato di quella centrale.
Sarebbe bello che tornassero TUTTE al paese, vista la loro importanza storica!
Le Tre Torri? Perchè?
Questa volta non si parla delle torri del castello bensì dell’antico sistema difensivo di Ostiglia era composto da Ponte Molino, Torre di Mezzo e Torre Hostilia, quella che chiamano oggi Cà Rossa (ma di fatto di questa non è rimasto nulla a parte l’ubicazione e “forse” un muro).

La filosofia dietro le ricostruzioni
Tanta documentazione e ricerca, non siamo i primi ad aver cercato documenti o dati nascosti negli archivi o chissà dove, Vigoni ha passato buona parte della sua vita e ha fatto scoperte importanti ma anche tanti storici che hanno scritto su Ostiglia hanno detto la loro.
Oggi tutto è in rete, solo fino a qualche anno fa non era possibile quindi è ovvio che oltre a documentarsi è doveroso “verificare” per quanto possibile le informazioni trovate da altri e confrontarle con i nuovi dati per vedere se è possibile ottenere qualche altro pezzo del puzzle!
I mezzi tecnologici non c’erano fino a qualche decennio fa e gli archivi più interessanti sono online solo da pochissimo, un tempo non si sapeva nemmeno l’esistenza di altre fonti.
Il periodo di raccolta è durato anni, abbiamo raccolto centinaia di mappe (molte sono consultabili sul sito), comperato documenti sul web, entrato negli archivi militari Francesi, Spagnoli, Tedeschi online, visitato almeno 8 archivi nazionali e passato una quantità indecifrabile di ore a cercare ovunque senza contare il tempo speso a ricostruire le immagini deteriorate e scrivere il software necessario per la consultazione delle mappe in altissima risoluzione.
Certo, non è stato fatto solo per il castello o le tre torri ma comunque è stata una enorme mole di lavoro.
Inizialmente il progetto prevedeva, ricostruzione in 3D del castello di Ostiglia e parte del paese e vista in realtà augmentata attraverso gli appositi visori, fin dal 2016 siamo dei pionieri in questa tecnologia, accreditati da META e Google, per cui un team di amici, a tempo perso, hanno ricostruito, textures, oggetti, ambientazioni, tutto per ricreare per la prima volta davvero una “immersione nel 1400/1500 nella antica Ostiglia“.
Abbiamo pensato di usare le risorse per creare una applicazione per il telefono che utilizzasse il GPS e il sensore di movimento per far vedere in tempo reale sullo smatrphone di chiunque un certo luogo di Ostiglia in diverse epoche.
Con mio padre Piero Costa abbiamo pensato di dare una “visione” alternativa ed artistica (come hanno fatto altri in passato come Vigoni),.
Mio padre lo aveva fatto anni prima ma senza alcuna informazione, era la sua visione della Rocca, ma abbiamo pensato di usare il gusto pittorico con certezze storiche e ricerca dei materiali e delle tecnologie dell’epoca.
Mi spiace che alcuni abbiano preso male l’iniziativa pittorica, non volevamo certo offendere il lavoro di altri, il nostro è semplicemente una nuova edizione di quello che “nessuno” può o potrà mai dimostrare in quanto quel che è rimasto e le informazioni sono quelle che ormai tutti hanno, inutile dire chi ha ragione o no, le lacune sono troppe.
Filosofia dietro il lavoro
La filosofia con cui ci siamo messi al lavoro è fare qualcosa per il paese, io ci abito da poco, mio padre ci ha passato la gioventù da madre e padre Ostigliesi di almeno 3 o 4 generazioni, mia Madre era di Ostiglia da genitori Ostigliesi di numerose generazioni, la casa in cui abito è stata costruita letteralmente dai miei trisnonni…
Avevamo grandi aspettative e il lavoro non è stato solo questo, abbiamo ricostruito centinaia di immagini della vecchia o antica Ostiglia costruendo una Intelligenza Artificiale apposita, ben prima che si conoscessero, abbiamo ricostruito il cittadino più illustre di Ostiglia, Cornelio, per poterlo guardare in faccia, cercato negli archivi di tutto il mondo notizie di questo paese e tanto altro, la lista delle inondazioni, le tante mappe del territorio in altissima risoluzione e per un breve periodo un servizio di ricerca tramite un satellite LiDAR di cui siamo soci per la ricerca archeologica “accreditata”, ovvero, solo a chi ha le autorizzazioni, per mun breve periodo si è fatto vivo solo il gruppo archeologico di Sermide e in una breve sessione hanno valutato positivamente la collaborazione, noi abbiamo trovato quella che è una delle torri di difesa di Revere (ormai perdute, vedi foto) ma per il momento abbiamo sospeso per mancanza di tempo tutta questa attività a data da destinarsi.
Nel 2020 abbiamo comperato l’intero archivio cartaceo che c’era a Santa Maria al Castello dove c’erano anche delle pergamene, abbiamo passato anni a fotografarlo, trattare i documenti con una atmosfera particolare, metterli sottovuoto (dopo averli scannerizzati ad altissima risoluzione), chi lo avrebbe mai fatto? Quando avremo terminato ci sarà una sezione anche per quello.
Risultato?
Mia nonna materna aveva un piccolo quadro nella sua umile portineria a Milano che diceva:
Non fare del bene se poi non puoi sopportare l’ingratitudine…
Mi è rimasto impresso, avevo 6 anni.
Quindi non importa, tutto quello che è stato fatto è visibile da tutti, sicuramente in modo più professionale e migliore del quadretto stampato in qualche modo sul muro del corridoio del comune, la nostra filosofia è raccogliere le informazioni e metterle a disposizione sperando che altri come noi continuino su questa strada, ma va benissimo scoprire centinaia di persone che visitano le pagine di Ostiglia.art per scoprire qualcosa del loro paese o per rivedere vecchie strade o facce che non sono più in giro…
Finchè possiamo, lo facciamo.
Qualcuno si è offerto a darci le sue foto e lo ringraziamo, non abbiamo alcuna intenzione di tenerle, le convertiamo in digitale e le mettiamo online a disposizione di tutti, come abbiamo sempre fatto e sempre faremo.
E tutto rimarrà fruibile da tutti e sempre… Chiudere le informazioni in qualche cassetto o scatolone lo troviamo aberrante ed ingiusto, tutti devono avere la possibilità di sapere, vedere.
Dati rimasti ad oggi

La “Rocca” sorgeva su un terrapieno in posizione sopraelevata rispetto al Po, in questo disegno dichiarato di Ostiglia del 1500 (circa, non conoscendo la fonte non posso dirlo con certezza) si nota la posizione anche se a guardarlo ben poco è riconoscibile e coincide, le mura esterna passano davanti alla rocca che ha solo una torre (!), sembra fatto “a ricordo” dopo averlo visto una volta.

Sulla destra la “torre dell’orologio” durante la costruzione della cisterna aggiunta in cima e a fianco si vede la “torre delle prigioni”, sulla destra c’è la “torre della chiesa” di S. Maria ma non non si vede.
La foto è degli anni 30 ed è stata ricostruita da noi

Questa foto ricostruita che risale ai primissimi anni 20 mostra la “torre dell’orologio” e la “torre della chiesa di S. Maria”, quella ‘dell’orologio non era ancora stata alzata e assomiglia molto a quella disegnata sotto, nel primo libro delle case di Ostiglia

Questa è una delle tavole del Primo Libro delle Case (Felice Pozzi)…
Tra il 1400 e il 1500, in epoca Gonzaga, esisteva una zona con diverse torri e un muro “di mattoni”, l’entrata è dove ora c’è la “torre dell’orologio”. Le mura esterna oggi non esistono più, solo piccole parti che sono state inglobate nei palazzi.
Esiste il “primo libro delle case“, disegnato e acquarellato tra il 1708 e il 1712 dove Ostiglia è descritta graficamente e viene mostrato chiaramente il muro con le relative torri, si tratta di un doppio muro con passaggio solo in alto, anche se è probabile che inizialmente esistesse anche un passaggio interno. il disegno mostra anche una delle torri esterne, probabilmente quella di ingresso (oggi ha l’orologio ed è un piano in più dovuto ad una cisterna degli anni 30).
Sempre nel libro delle case si vede l’esistenza di un “doppio muro”, una aggiunta probabile tra il 1400 e il 1500.
Fonti:

Siamo tra il 1703 e il 1714, queste bellissime tavole dipinte ad acquarello dal notaio Felice Pozzi, mostrano le case di Ostiglia, almeno quanto ne rimane, sono un documento storico di valore incredibile.
Ho inserito il castello, la Rocca, dove dovrebbe essere prendendola da un’altra tavola dello stesso autore, fate conto che la mappa non è sovrapponibile a nulla dato che sono “illustrazioni” e non esistono vere misurazioni, infatti, molte case e luoghi non sono nelle misure giuste ma questo non era tra le cose che voleva l’autore.
A quell’epoca la Rocca era in parte “sprofondata”, le torri mancanti erano 2 e una in totale rovina.
Il castello è in basso!
Nonostante la Rocca fosse condannata e abbandonata, la chiesa di Santa Maria al Castello non lo era di certo ed è visibile ma mancano all’appello le altre due torri che esistevano dato che l’autore le aveva disegnate, una è nel disegno sopra! (assieme alle mura rimaste)
I censimenti “sbagliati” governativi
E’ dura cercare i dati anche quando quelli “ufficiali governativi” sono sbagliati!
In questo sito (che è il catalogo delle proprietà sotto le Belle Arti) si vedono alcune foto di rovine considerate “Mura di Ostiglia” e “Mura Difensive”.
Il sito ha una pagina che indica la posizione in Latitudine e Longitudine, andando a vedere, ecco il risultato, Via Vettori, dove c’è il rudere di una torre, ma le foto sono quelle dei Ponte Molino!
Non c’è mai stato un desiderio da parte dello stato di organizzare scavi in queste zone, intendo “da sempre”, quello che si trova lo si “incoccia”, dicono i Romani, ovvero, troviamo perchè ci andiamo a sbattere contro, se lo facessero troverebbero “di tutto” e sarebbe buona cosa per questi territori ricordati solo dalle “velo” (le piste ciclabili), anche l’ultimo appello di due anni fa è finito nel dimenticatoio.
Oggi gli unici a scavare sono i “gruppi archeologici”, alcuni fanno un buon lavoro, altri “meno”, ma si sa, non costano nulla (almeno lo spero visto che dovrebbero essere di volontariato!?!), certo che per farlo devono chiedere fior di autorizzazioni ma personalmente noi abbiamo visto “ben poco”, i reperti dovrebbero essere visibili a tutti e ben disposti mentre oggi c’è un sito privato su appuntamento che attualmente è indicato come “Museo Archeologico” ma di fatto, lo è?
Ricordiamo il vecchio museo, c’erano manufatti Romani, lance, punta di freccie, vasi. Oggi ci sono pezzi di piatti di epoca medioevale trovati principalmente dal Gruppo Archeologico Ostigliese, ma il resto del museo?
S. Maria al Castello
Altro errore? Il sito dei beni governativi indica le torri e tutte le rimanenze come proprietà demaniale ma di fatto sono tutte private, la chiesa di S. Maria al Castello è un rudere/orto, dei vecchi dipinti a muro non è rimasto manco il muro, una vergogna che fa male solo a pensarci!
Negli anni 20/30 S. Maria al Castello era un garage dei “Paganini”, durante l’utima guerra una bomba centrò il tetto e venne venduta da una famiglia di Modena e da allora è privata.
S. Lorenzo
Sorgeva fino al 1787 davanti alla chiesa attuale, Ostiglia aveva due chiese, una sponda della “fossa” sotto S. Lorenzo e l’altra sotto S. Maria al Castello.
S. Lorenzo era un luogo molto antico, probabilmente precedente al IX secolo, eretto sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Giove Feretrio. Nel 1635 venne demolita l’antica chiesa e costruito un nuovo edificio e rimane come luogo di culto fino all’invasione Francese, il 7 Giugno 1796, i quali la spogliano degli arredi e la requisiscono, perdendo nel 1801 il titolo parrocchiale.
Viene sconsacrata e ribenedetta più volte e nel 1814 rimane sotto S. Maria al Castello ma da 1860 al 1863 viene sconsacrata di nuovo e diventa una caserma, da li inizia la sua rovina fino alla demolizione, nel 1873.
Durante la seconda guerra mondiale, in piazza Garibaldi venne scavato un rifugio antiaereo, mio Padre Piero disse che furono trovate moltissime ossa, molto antiche.
Gli errori di Ostiglia
Esiste un museo archeologico? Ufficialmente “si” dato che ci sono pure i cartelli in giro nel paese ma indicano un posto che non esiste più!
Subito dopo l’ultimo terremoto (chiamiamolo così, dato che sembra che gli unici danni li abbia subiti solo il comune), il museo archeologico venne smontato e messo in “scatole della frutta” con gli oggetti avvolti con la carta di rivista e giornale (le ho viste e fotografate io stesso) e posizionate in una stanza dove oggi c’è la Biblioteca Musicale Greggiati.
Il grosso del museo e dei ritrovamenti è stato dato al museo di Revere, sigh… E’ la prima volta che vedo un paese dare un museo ad un altro! Oggi ad Ostiglia esiste un altro museo (che non siamo sicuri sia ufficiale), situato in una delle torri, dove si vede anche un pezzo del camminamento tra le torri, un bel lavoro, soprattutto se eseguito con fondi privati.
Ma ufficialmente il museo archeologico è qui
…Siamo confusi… Uno dei tesori di ogni paese è la sua Storia, con la “S” maiuscola, girare tra i reperti e capire il passato, sentirsi parte di esso… Qui sembra uno scaricabarile per evitare ulteriori spese, dico “sembra” e speriamo sia così!
Gli “orrori” di Ostiglia
Intanto quello più “folkloristico”, il detto “pozzo delle lame” sul fondo della torre che fu “carceraria”, una bufala probabilmente ottocentesca che per assurdo mostra qualcosa di molto più interessante, un ambiente molto antico con ampi archi che ha tutta l’aria di essere un passaggio (chiuso con mattoni evidentemente diversi sotto gli archi), forse è quello di fuga a cavallo menzionato negli scritti di Mantova?
Sugli altri vogliamo tacere per il momento, a parte la polemica, speriamo che ci sia qualche novità positiva!
Il Castello
La ricostruzione del castello
E’ stato un enorme impegno, il castello ha subito diverse ricostruzioni, modifiche, non esistono mappe e la documentazione passa dal “sentito dire” al “faccio da me” per poi dover mettere insieme tantissimi dati che spesso non coincidono (come l’innabissamento delle torri che non coincede con mappe e altre fonti) o la stessa costruzione del castello che è stata indicata come “Ermanno, marchese di Verona”, Ermanno chi? e dove sta scritto?
Le fonti scritte (e documentate) indicano chiaramente e senza dubbio che Olderico Sacheto fu colui che ricevette l’ordine di ricostruire il castello del 1151 non certo da Ermanno ma dalla diocesi che gestiva Ostiglia e il suo castello, San Zeno di Verona, ma dice “ricostruire”, quindi un castello esisteva…

Questa è la versione pittorica di Piero Costa del castello di Ostiglia dell’epoca di Cangrande Della Scala, 1305 circa.
Ci sono diversi errori:
-
- La torre di passaggio detta dell’orologio dovrebbe essere prima di quella della chiesa, di conseguenza il passaggio dovrebbe essere li
- La rappresentazione della torre dell’orologio è pittorica, in origine era molto più semplice e bassa, molto simile alle altre torri
- La Rocca dovrebbe essere spostata sulla sinistra
- Le torri esterne non devono essere equidistanti e tra loro c’è troppo spazio
- Manca una torre all’appello, probabilmente era sulla destra sul Po
- Il fossato era più stretto
Oggi sappiamo degli errori ma anche considerando i dati in più è una impresa ricostruire le torri e le mura esterna con precisione, tutti quelli che ci provano arrivano a fare comunque errori perchè salta fuori sempre qualche cosa nuova e anche i documenti dell’epoca sono spesso errati, come un disegno datato 1500 del castello fatto dalla parte di Revere che ha parte degli errori della rappresentazione sopra e diverse incongruenze.
Alcuni errori ma molte altro dovrebbe essere coincidente col passato, all’interno della cinta muraria esterna, i magazzini e la rocca dovrebbe essere azzeccata anche se non si vede molto il terrapieno, la cinta muraria con i merli a coda di rondine sono esatti perchè Ostiglia era in mano a Veneti prima e Mantovani poi che per lungo tempo sono stati alleati degli Imperiali.
Il fatto che manca una delle torri è voluto, anche la parte del muro verso il Po è assente perchè è stata aggiunta successivamente dai Gonzaga il secolo successivo.
Si noti anche il fossato tutto attorno che era previsto per il castello di quell’epoca.
Ci sono incongruenze? Certo, ma i dati in possesso sono così pochi che qualche piccola licenza pittorica è consentita, considerando che comunque tutto è rigorosamente selezionato da elementi dell’epoca, anche l’ambientazione come i pochi boschi intorno che venivano tagliati per non offrire al nemico delle possibilità in più o punti per nascondersi.
Nessuna delle ricostruzioni esistenti, di “chiunque sia” è attendibile al 100% e nemmeno queste fanno differenza, a parte Ponte Molino che si basa su documenti e mappe ufficiali.
Il castello di Ostiglia è sempre stata prettamente una opera di difesa medioevale fin dall’anno 1000, non è stato un luogo di villeggiatura e nemmeno una “dimostrazione di forza”, ogni cosa era stata realizzata a scopo difensivo e senza orpelli, ma nella versione del 1300 ci sono indicazioni scritte che parlano dei simboli di marmo degli Scaligeri su uno dei portoni.
Il paese non è stato inserito per mancanza di dati certi, si intravede solo qualche casa sulla destra.

Il castello visto dal Po – Piero Costa – olio su tela
Un’altra visuale del castello del 1305 fatta da mio padre Piero che ha preso spunto da un antico disegno.
Fatto molto tempo prima dell’intero progetto, caso vuole che un compaesano avesse un disegno molto, molto antico a cui mio padre si ispirò e dopo tanti anni di ricerche la versione successiva del dipinto assomiglia tantissimo a questa versione!
Si noti la rocca che è in posizione elevata rispetto al resto, nel 1500 l’erosione (iniziata nel 1339 quando ci fu una grande piena, molto violenta, che fece esondare il Po.
Dalla metà del 1400 ci sono state diverse note di “forte erosione” nella documentazione tra Ostiglia e Mantova, talmente preoccupante che furono presi provvedimenti come l’interramento di casse con sassi, argine puntellato con grossi pali di legno e così via.
Ponte Molino
I Romani inizialmente vi posero un piccolo avamposto, c’erano paludi a destra e a sinistra ma riuscirono a costruirci una strada, centinaia di anni dopo i Longobardi fecero una Torre di pietra (come è loro stile) poi nel 1100 (ma anche prima) si creò un avamposto, piccolo ma ben fortificato con passaggi a livello e torre di guardia, la prima funzione fu quella di “segnalare” alla torre successiva un pericolo, una sorta di antico telefono ottico in uso fin dai Romani.
La fortificazione cambiò diversi proprietari, Verona, Mantova, ancora Verona, Venezia, Ferrara… ancora Verona, Mantova…. Fino al punto che divenne “obsoleta” , con le nuove tecnologie con la polvere da sparo non avrebbe avuto senso quindi cadde in disuso.

Siamo riusciti a trovare una mappa che arriva dall’archivio di Venezia e risale all’inizio del 1400, da quella abbiamo ricostruito quello che doveva essere l’avamposto di Ponte Molino…
Il passaggio di fatto funzionava anche come “dazio” (quanti siete? Un fiorino!… dal mitico film) e nella sua epoca più funzionale aveva due ponti levatoi.
La figura a fianco, il quadro di Piero Costa rappresentante Ponte Molino.
Questa è la ricostruzione storicamente più accurata che abbiamo fatto, mio padre si è attenuto alla mappa catastale Veneta e alla descrizione di altre due.
All’interno il passaggio stradale era ben sorvegliato e si trasformava in trappola se qualcuno voleva forzarlo, la torre in mezzo era parecchio alta e sorvegliava tutto il territorio che era paludoso, i boschi erano di solito abbattuti per evitare che venissero utilizzati per nascondersi o per la legna.
La zona era ricca d’acqua grazie al Tartaro ed è rimasta paludosa fina quasi ai giorni nostri anche se solo localmente.
La ricostruzione è stata fatta anche in 3D esterno/interno.

Questa è Ponte Molino 1910, ricostruita e ricolorata
Torre di Mezzo
La Torre di Mezzo non la ricordava quasi nessuno eppure si trova inpressa in tante cartine antiche!
Nulla di particolarmente eclatante, lungo l’antica strada che collegava Verona ad Ostiglia, dopo Ponte Molino per qualche Km c’era ancora terreno paludoso e la Torre di Mezzo era li, costruita su un terrapieno, una piccola torre forse adibita a stalla e una torre più alta adibita a segnalazione.
Durante la seconda guerra mondiale la casa venne utilizzata per ospitare gli “sfollati” tra cui c’era mia zia Iris che mi parlò per prima di questa costruzione, a quel tempo non esistevano più da secoli le paludi e la torre era stata “inglobata” in una abitazione contadina, ma durante i bombardamenti entravano proprio in un a stanza con “grossissime mura di mattoni” e alla base c’erano enormi pietre, forse retaggio dell’antica parte Longobarda.
Oggi è una casa e quasi tutte le vestigia del passato sono finite sotto intonaco!

La ricostruzione della Torre di Mezzo è stata fatta guardando accuratamente le torri che esistevano all’epoca, ristrutturate oggi, alcune sono sopravissute (nel Mantovano e Padovano).

Era in un ambiente palustre (oggi ci sono campi e l’ubicazione è all’incirca dietro al mobilificio Bassi sulla strada che porta a Verona, sulla destra ovviamente.
Sulla destra una torre della stessa epoca a Mantova…
Torre Hostilia
Di questa non ci sono dati, una testimonianza dice che è quella che oggi chiamano Cà Rossa, all’interno di uno dei locali c’era una situazione come la Torre di Mezzo, enormi muri di mattone e una base di grosse pietre di granito.
Ci sono indicazioni in qualche mappa che parlano di un dismesso avamposto militare abitato da “gente amica”.
Non abbiamo fatto ricostruzioni dato che non siamo riusciti a trovare null’altro!
La cinta muraria del 1700
In diverse mappe dal 1700 al 1713 compaiono mura ben disegnate che coprono tutto il paese, c’è anche un fortino di cui non sappiamo nulla, un argomento che approfondiremo presto cercando i dati…
Cosa è rimasto oggi del castello
# molto presto, non ancora…
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