Arti e Mestieri di Ostiglia
Secoli di manodopere, alcune perdute per sempre…
NOTA: Modifiche ! (BETA 0.93)
Continua l’opera di miglioramento, facendo diversi test ho visto che a volte le immagini non caricano, etc. Fino a quando non risolvo questi problemi non aggiungo quelle nuove (anche se sono pronte), l’idea è rendere la pagina perfettamente consultabile ovunque, smartphone compresi e anche datati.
28 Febbraio 2026 – Aggiornato il metodo di apertura delle foto in alta risoluzione!
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Negozio di Tessuti del sign. Cattaneo
In via Gnocchi Viani c’era questo splendido negozio di tessuti della fam. Cattaneo, un posto di altri tempi, bellissimo anche nella sua semplicità , tutto ordinato e ben tenuto, con i piani di lavoro in legno di pino usurati dalle migliaia di volte che sono stati accarezzati dai tessuti. La zona ha una solida reputazione riguardo i tessuti e la loro lavorazione, anche i miei Nonni per un periodo hanno avuto Isa, un negozio per la vendita di maglieria, cravatte, profumi, filati e affini.
Lavorazione del “Baco da seta”
Quanti accumunano la seta alla Cina o all’India ma ad Ostiglia esisteva una realtà con una qualità sopraffina grazie alle persone che ci lavoravano. Commentando il negozio del sign Cattaneo è stato detto che la zona ha una solida reputazione di lavorazione di Tessuti e derivati e la Seta non fa differenza.
Nella foto le lavoratrici della seta ad Ostiglia, in una fase della selezione del Baco da Seta che aiutava a rendere il prodotto eccellente.
Barcaioli su PO
Il barcaiolo una volta era un mestiere necessario, trasportava da una sponda all’altra, si usavano per pescare, si prestavano a mille usi. In questa foto le barche sono a remi, il PO come tutti i fiumi è a senso unico ed è difficie se non impossibile usare le vele se non per procedere in una sola direzione per cui le alternative erano due, a Remi o a Motore. Anticamente si usava trascinare barche più grosse con i Cavalli che dall’argine le trascinavano, ma erano tempi antichi.
La “Fossa” e le sue Barche
Ad Ostiglia un tempo c’era un canale, antico come il paese (basta guardare le cartine su questo sito) chiamato “Fossa“, passava all’interno del paese arrivando direttamente al Po tramite una costruzione chiamata Chiavica (ancora esistente) ed era navigabile da piccole imbarcazioni a remi come quelle mostrate in foto. Le barche trasportavano più che altro materiale di tutti i tipi.
Il canale è stato chiuso tra gli anni 20/30 anche per diversi motivi, innalzamento argine del Po, prevenzione Malaria (nei periodi di secca il flusso non era costante e provocava pericolosi ristagni).
Le Lavandaie all’Idrometro
L’Idrometro di Ostiglia era un posto molto frequentato, serviva come luogo di appuntamento per gli amici e le coppiette (se non fosse esistito io non sarei mai nato), i ragazzi più piccoli ci giocavano (e non solo quelli) e le Lavandaie si riunivano per lavare i panni, era un vero “riferimento” per Ostiglia.
Questa foto tratta da una vecchia in b&n tutta rovinata è stata accuratamente restaurata e sembra un quadro, volendo è disponibile in risoluzione molto elevata per una eventuale stampa a “richiesta“, basta usare il form in fondo alla pagina mettendo come oggetto “lavandaie e idrometro“
Lavandaie sul Po
Una volta andare “a Pò” a lavare i panni era la normalità , immaginate il freddo e il caldo, l’acqua e la manualità oltre al carretto che quasi tutte si portavano dietro.
La signora della foto 1 è “Irene Schiappadori” e ho diverse altre foto di donne di Ostiglia le cui famiglie mi hanno dato il permesso di “documentare” il difficile lavoro di una volta e i sacrifici che come Irene venivano svolti con il sorriso sulle labbra, magari canticchiando una canzone dell’epoca e spesso si facevano compagnia…
Artigiani
Gli artigiani sono stati uno dei motori del paese da sempre, ad Ostiglia c’era sempre qualcuno in grado di fare quello che ti serviva. Si costruiva di tutto, dalle “Macchine a Vapore” (c’è un articolo in arrivo su questo), le Biciclette (mio Nonno Egidio costruiva le “Costa” con tanto di telaio saldato ad ottone, come aveva imparato all’Aermacchi), le scarpe (ancora oggi c’è una bottega storica a riguardo, Dal Zoppo), cinghie di cuoio per macchinari a vapore, liquori, parti meccaniche anche di precisione, tessuti, la lista è infinita!

Senofonte Telesi (click per ingrandire…)
Non manca un Liutaio, un valente artigiano chiamato Senofonte Telesi (bisnonno di Ezio Catelli), un falegname con la passione per la liuteria che amava andare “oltre” inventando nuove casse armoniche e nuovi stili. Mio nonno Marino Coppini aveva una sua chitarra e casualmente la suonava davanti a me e mio fratello Paolo senza immaginare che ci avrebbe ambedue “introdotti” nella musica da “professionisti”.
Mondine (1958)
Il riso di Ostiglia, il Vialone Nano è estremamente rinomato e le nostre Mondine venivano richieste in tutte le parti di Italia dove si coltivava il Riso ad alti livelli.
Qui siamo in Piemonte nel 1958
Macello (anni 10/20)
Luogo che non vorrei mai nominare ma è stato una parte di ostiglia ed esiste ancora anche se in versione prettamente abitativa (meglio). Il Macello era in via Verrara.
Qui l’esercito veniva a prendere, con carretti e cavalli, quanto gli spettava per le truppe (foto), forse addirittura prima della grande guerra.
Lo Zuccherificio (1901 – 1978)
La Barbabietola da Zucchero, i campi ne erano pieni, chi non ha avuto almeno un parente che ha lavorato allo Zuccherificio? Mio zio, Pino Coppini, ci lavorava e me lo ricordo ancora, mio padre Piero ci provò negli anni 50 come facevano tanti giovani all’epoca, c’era un periodo di prova verso l’estate ma c’era una ammissione e lui non fu preso, quindi emigrò in Sud America (e alla luce dei fatti, meglio così). La zona del Polesine e in particolare anche il Ferrarese era la strada dello zucchero, come intorno a Roma c’era la “salaria” (la via del sale, anche se non strettamente legata all’industria dello stesso), nelle nostre zone, verso il Ferrarese, c’è la via “Eridania”, dalla nota industria saccarifera che venne anche amministrata da Giuseppe De Andrè, papà del famoso cantautore.
Le Barbabietole crescevano bene nel nostro territorio grazie alla terra grassa e molti erano i carretti che entravano dalle due entrate dello stabilimento, quella principale e quello sul retro, vicino all’argine (foto), le rotaie dello storico “Tram” che una volta arrivava ad Ostiglia da Brescia vennero utilizzate per un piccolo trenino ad uso trasporto verso la stazione dopo aver chiesto la concessione, ma la maggior parte delle Barbabietole arrivava attraverso “La Fossa” grazie ad una teleferica e ai barconi che approdavano ad Aja Madama.
La fabbrica subì la crisi degli anni 70 e le limitazioni di produzione europee (le maledette “quote per tutto”) diedero il colpo definitivo. Per un periodo divenne un improbabile centro commerciale, poi rimase chiuso per lungo tempo fino a tornare alla ribalta durante il periodo pandemia “covid” come centro di vaccinazione. Una parte è stata adibita ad abitazioni, un’altra come supplenza per le Scuole Medie di Ostiglia e ora non so.
La terza foto da sinistra mostra le tipiche scritte fasciste dell’epoca ed è interessante, al centro ci sono dei cilindri color nero… Quelli sono gli “affumicatori” tedeschi e originalmente erano distribuiti sull’argine attorno al ponte e ovviamente allo Zuccherificio in quanto serviva come riferimento per i bombardamenti aerei Americani, creavano una cortina di fumo denso che nascondeva gli obiettivi dall’alto.
Mio papà mi raccontavano di “Otto“, un tedesco di 60 e passa anni, troppo vecchio per servire la Wehrmacht come combattente, il suo scopo era quello di correre in bicicletta sull’argine quando c’era un allarme e accendere gli affumicatori. Otto non era cattivo anzi, si era integrato bene, parlava quasi l’Italiano ed era benvoluto, lui conosceva bene il territorio per qualche motivo e sapeva che si mangiava bene, quindi si invitava a pranzo da qualcuno portando sempre qualcosa.
Durante il bombardamento che ha distrutto il ponte, Otto era sull’argine, l’allarme era arrivato in ritardo e l’altro mio futuro nonno, Marino, che abitava non lontano dal ponte, si diresse sul luogo e video Otto tra alcune lamiere e detriti che si lamentava della gamba, mio nonno fece per togliergli lo stivale e si accorse che era quasi staccata a livello dell’inguine, morì qualche minuto dopo.
La guerra non guarda in faccia a nessuno…
La Fornace (fine 1800)
La fornace Boselli-Milani è nata nel 1906, faceva più che altro laterizi, tegole e qualche volta mattoni. Ostiglia ha “sempre” avuto in passato questa attività , fin dall’epoca Romana tantè che nelle campagne si trovano spesso dei mattoni Romani con l’impugnatura e il marchio di fabbrica. Motivo? La qualità della materia prima!
L’intero complesso è passato tra il 1938 e il 1939 ai Paganini di Ostiglia e nel 67 è stato rivenduto. Attualmente una parte è rimasta visibile (con tanto di marchio) ed è l’Hotel California (oggi chiuso) a fianco del Famila, l’altra parte è stata distrutta per far spazio ad un capannone industriale.
Pagina in costruzione, ci sono centinaia di foto ancora da inserire!
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